Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

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venerdì 25 novembre 2011

No to violence



Vi invito ad andare nel blog della Deb e aggiungere le vostre motivazioni sul perché sia necessario segnalare la giornata mondiale contro la violenza alle donne.
E se siete di Treviso non potete perdere questa sera lo spettacolo della bravissima attrice Nicoletta Maragno
Ma-l'amore presso il Teatro Sant'Anna di Treviso.
Non è un "bello" spettacolo ne uscirete in lacrime, con il magone e se siete uomini con la U maiuscola starete peggio delle donne, mi spiace Nicoletta è troppo brava e il suo messaggio arriva diretto come una coltellata.
Ma serve.

venerdì 21 gennaio 2011

MA-L'AMORE


Ho promesso un commento al libro di Andrea Molesini e lo farò.
Ora però vorrei condividere con voi la mia esperienza di ieri.
Sono andata ad ascoltare la bravissima Nicoletta Maragno nel suo recital intitolato MA-L'AMORE.

“Ma-l’amore” è il racconto di storie, storie vere, vissute: di donne che fanno sentire la loro voce, testimoniando come la violenza abbia tante facce: da quella subita tra le mura di casa, a quella psicologica di chi ti piega al suo volere, a quella infine assodata e accettata come fatto culturale.

E’ un modo per rompere il silenzio, per guardare il problema direttamente con gli occhi di chi l’ha vissuto sulla propria pelle, per infrangere i muri di omertà che spesso diventano prigioni, per fare emergere quella sorta di terra di nessuno, in cui si è prive di qualunque riferimento alternativo….



Lo spettacolo si articola in sei temi inerenti «La storia di un abuso», che si rifà ad una violenza subita durante la preadolescenza, «Spaghetti al sugo», violenza domestica in costante aumento, «L'amante segretaria», che corre in modo comico sulla sopportazione delle donne, «La fidanzata di Allah» violenza psicologica», «La storia di Suad» violenza culturale, e «L'autostima delle donne», brevi flash comici che ironizzano sulla scarsa capacità di autotutela delle donne. «Percorrere questo itinerario - sostiene Nicoletta Maragno - è un modo per rompere il silenzio, per guardare il problema direttamente con gli occhi di chi l'ha vissuto sulla propria pelle, per infrangere i muri di omertà che spesso diventano prigioni, per fare emergere quella sorta di terra di nessuno, in cui si è prive di qualunque riferimento alternativo...». Padovana di nascita, Maragno si è diplomata nel 1990 alla «Scuola di Teatro» diretta da Giorgio Strehler del Piccolo Teatro di Milano, entrando quindi a far parte della compagnia del Piccolo spesso in qualità di attrice-cantante.

Collabora con l'Università di Padova con lavori e recital teatrali su temi di interesse sociale legati alle politiche di genere e alle pari opportunità.





Si tratta di una rappresentazione, con proiezioni video, testimonianze, canzoni delle molteplici sfaccettature che può assumere la violenza sulle donne.
L'attrice Nicoletta Maragno, è una grandissima professionista.
Durante lo spettacolo di un'ora e mezza si piange e si ride, si pensa.
Forse quello che più mi fa pensare sono le date e i numeri che scorrono sul palco.
I numeri della violenza sono tali e tanti da far rizzare i capelli in testa.
Per non parlare delle date.
1981 fine del cosiddetto "delitto d'onore"
1996 la legge riconosce lo stupro come reato contro la persona e non contro la morale pubblica.
1996!!!
L'interpretazione magistrale della bravissima attrice ci fa entrare nell'animo di queste donne, ci immedesimiamo con loro, soffriamo con loro.
La storia di Suad, in particolare, è sconvolgente.
Con mia somma gioia ieri sera ho saputo che il recital riceverà un premio molto importante, con la consegna delle chiavi della città di Padova e sono felicissima.
Naturalmente, visto che lo spettacolo sta girando per tutto il Veneto, se siete in zona, andateci!

lunedì 29 novembre 2010

La grande occasione

Alcuni mesi fa parlavo qui di Alan Bennet e del suo libro "Signore e signori".
Non a caso citavo due monologhi che avevo trovato assolutamente deliziosi "Un letto tra le lenticchie" e "La grande occasione" anche perchè li avevo trovati i più interessanti della raccolta. Ora sono molto felice perchè scopro che proprio questi due testi sono in cartellone in un teatro di Milano.

Se qualcuno fosse in zona ha un'occasione splendida di vederli rappresentati e per di più interpretati da due bravissime attrici: Licia Maglietta e Nicoletta Maragno.

Io non potrò andarci, ma sarei contenta se qualcuno ci riuscisse e poi mi dicesse la sua opinione.

Di seguito riporto un articolo de "Il corriere.it"

al Teatro Parenti Dal 26 novembre al 5 dicembre
Confessioni di Licia Maglietta
L’attrice napoletana interpreta Alan Bennett. «Erano testi nati per la tv, per la serie "Talking Heads"»al Teatro Parenti Dal 26 novembre al 5 dicembre

Confessioni di Licia Maglietta

L’attrice napoletana interpreta Alan Bennett. «Erano testi nati per la tv, per la serie "Talking Heads"»


Licia Maglietta
Un mese all'insegna di Alan Bennett, una delle penne più argute e sferzanti della drammaturgia inglese di questi ultimi vent'anni. È al debutto al Teatro Parenti Licia Maglietta, anche regista di se stessa e di Nicoletta Maragno, in «La grande occasione», mentre all'Elfo Puccini vedremo, tra una quindicina di giorni, il pluripremiato «The history boys». «Prima» nazionale dunque al Parenti per la Maglietta, che mette insieme due dei dodici monologhi scritti da Bennett per la BBC, «Un letto fra le lenticchie» e «La grande occasione», che dà il titolo allo spettacolo (entrambi sono pubblicati da Adelphi nella raccolta «Signori e signore»). «Erano testi nati per la tv, per la serie "Talking Heads", ripresi con telecamera fissa e interpretati da grandi attori, come Maggie Smith e Julie Walters, ma anche dallo stesso Bennett. Raramente ho trovato tanta acutezza di sguardo e feroce ironia», dice l'attrice napoletana. Niente male per il figlio di un macellaio dello Yorkshire, laureato a Oxford, a lungo docente di storia medievale ed esploso come scrittore e drammaturgo a metà degli anni Novanta.

Protagoniste dei due monologhi sono Susan (Maglietta), moglie alcolizzata di un vicario, e Lesley (Maragno), attricetta baldanzosa, che si ritrovano per caso nella cappelletta laterale di una chiesa. Entrambe dotate di una buona dose di inconsapevolezza, ritengono la prima che solo la commessa dello spaccio sappia che lei è alcolizzata, mentre lo sa tutta la parrocchia; la seconda di aver molto da offrire sia come attrice sia come persona. Due confessioni senza un confessore in cui Susan borbotterà su tutto il suo mondo odoroso di incenso e di ipocrisie, mentre Lesley, rivolgendosi a un angelo, racconterà le sue delusioni professionali. «Susan ha uno sguardo molto lucido e laico sulla questione della religione e della Chiesa», spiega ancora Licia Maglietta. «Lesley rappresenta il sottobosco cinematografico e televisivo. Per me sono le due facce di una stessa medaglia: cinema, tv o chiesa sono tutti luoghi di rappresentazione, su cui le due donne compiono un atto di denuncia, anche se una denuncia con molto sarcasmo e risate».

La grande occasione. Teatro Parenti. Ore 21.15 (da mart. a ven.) e 19. 30 (merc. e sab.). Fest. 16.30. V. Pier Lombardo 14. Tel. 02.59.99.52.06. Euro 32-10. Dal 26 novembre al 5 dicembre.

Claudia Cannella
22 novembre 2010(ultima modifica: 26 novembre 2010)



La bella e bravissima Nicoletta Maragno

martedì 14 settembre 2010

Caterina Percoto


Dove eravamo rimasti?
Al casello di Verona nord?
Bene alla fine sono arrivata a Mantova e di questo voglio parlare oggi.
Nel programma di Festivalletteratura lo presentavano così:
INTORNO A CATERINA PERCOTO (evento n° 41)
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In un intervento sponsorizzato non a caso dall'AIDDA (Associazione Imprenditrici e Dirigenti d'Azienda), Antonia Arslan, autrice tra gli altri di La Strada di Smirne, ha presentato nel meraviglioso scenario del teatro Bibiena Caterina Percoto, scrittrice sconosciuta ai molti ma il cui talento la vorrebbe citata nelle antologie al fianco di Giovanni Verga e Luigi Capuano.
Nata in un piccolo paese in provincia di Udine nel 1812, Cateriana Percoto vive un'esistenza dedicata alla scrittura in un tempo in cui si considerava persino disdicevole che le donne leggessero.
Narra nei suoi racconti una galassia sommersa, trame appassionate di voci femminili con una "grande e avvolgente pietà" e, come tutti i grandi, riesce ad essere attuale ancora oggi.
«Bisogna andare all'estero per vedere riconosciute queste grandi scrittrici» lamenta la Arslan, che poi cede il passo a un vero e proprio recital in cui brani da La donna di Osoppo e da La coltrice nuziale prendono vita grazie a Nicoletta Maragno, attrice e cantante dalle straordinarie qualità espressive, che impeccabile e toccante volteggia con scioltezza tra i vari personaggi impossessandosi di loro e conquistando tutti.

L’evento a cui sono andata è stato organizzato e sponsorizzato, per il quarto anno consecutivo, da Aidda, un’associazione molto speciale, di cui parlerò alla fine per non rubare spazio alla scrittrice.
Caterina Percoto di lei wikipedia dice:
Nata a San Lorenzo di Soleschiano (Comune di Manzano, in provincia di Udine) in Friuli, da una nobile famiglia di avvocati, artisti e uomini di lettere, fu l'unica bambina di sette figli.
Alla morte del padre, nel 1821, la sua famiglia si spostò ad Udine, e lei fu mandata nell'Educandato di Santa Chiara (oggi Educandato Uccellis), a scuola dalle suore. Da questo periodo, nacque nella scrittrice la forte avversione per l'educazione monacale delle donne, tema che Caterina Percoto difese per tutta la vita.
Nel 1828 incontrò il primo amore, un giovane di origine ebrea. Proprio per questo, la relazione fu duramente osteggiata sia dalla famiglia che dalle suore.
Nel 1829, lasciò il convento per ragioni di carattere economico. Dopo il suo ritorno a casa, cominciò a dedicarsi all'azienda di famiglia e all'educazione dei fratelli minori coadiuvata da don Pietro Comelli, già "fattore" dei conti Percoto e pievano del luogo. Comelli le diventerà presto guida spirituale e amico sincero. La carriera letteraria di Caterina Percoto ha inizio nel 1839, grazie a Don Comelli che inviò segretamente alla Favilla di Trieste il primo scritto di Caterina: un commento alla traduzione del Maffei di alcuni brani della Messiade di Klopstock. Iniziò così il rapporto di Caterina con l'editore Francesco Dall'Ongaro, che ben presto diventò suo mentore.
Immersa nei paesaggi friulani, supervisionando al lavoro nei campi e alla coltura dei bachi da seta, ritrasse nelle sue opere lo stagnante mondo di povertà del Friuli, sotto il dominio austriaco.
Nel 1841 apparirono sulla Favilla i primi racconti della Percoto. Il Dall'Ongaro la fa conoscere nel mondo letterario italiano.
Nel 1847, dopo un viaggio a Vienna, iniziò il lungo contatto epistolare con Carlo Tenca.Ma con la prima guerra di indipendenza, del 1848, i suoi scritti divennero politicamente più impegnati, e racconti come La donna di Osoppo e La coltrice nuziale, riscossero un grande successo negli ambienti patriottici.
Nell'ottobre 1852 morì il fratello Costantino, lasciandole il gravoso compito dell'educazione dei giovanissimi figli.
Negli anni cinquanta, inoltre, iniziò a scrivere in lingua friulana, e dopo due anni di trattative, con l'editore Le Monnier, il quale temeva che i titoli in friulano avrebbero infastidito gli Austriaci, nel 1863 uscirono due volumi di racconti. Gli ultimi anni di vita della scrittrice furono piuttosto sofferti, a causa delle sue precarie condizioni di salute, ma allo stesso tempo densi di avvenimenti ed incontri di particolare rilievo. Nel 1867, ad esempio, incontrò a Udine, Giuseppe Garibaldi in persona. L'anno successivo rifiutò la nomina a direttrice dell'Educandato di Santa Chiara (oggi Educandato Uccellis) e nel 1871 il ministro Cesare Correnti la nominò ispettrice degli educandati veneti. Nel 1878 e nel 1883 vengono pubblicate due raccolte di suoi racconti. Caterina Percoto morì il 15 agosto 1887 a Soleschiano ed è sepolta a Udine accanto al poeta Pietro Zorutti.
Quello che non dice wikipedia ce l’ha svelato una studiosa Elisabetta Feruglio, curatrice del romanzo. Caterina era una donna forte, indipendente ben inserita nel contesto sociale in cui viveva ma, nello stesso tempo, restia a sottostare alle regole dell’epoca che imponevano molti limiti alle donne e le obbligavano a occupazioni per lei ridicole. Amica dei maggiori narratori dell’epoca appartenente alla prima categoria degli scrittori, anche lei è scomparsa nelle galassia sommersa delle scrittrici italiane.
Come sostiene Antonia Arslan la nostra storia della letteratura è ricchissima di scrittrici brave di cui però non è rimasta traccia nelle antologie moderne. E pare assurdo che Elisabetta Feruglio abbia svolto il proprio dottorato di ricerca e analizzato Caterina Percoto a Cambridge mentre in Italia la stessa autrice sia semi sconosciuta.
Per concludere il mio plauso all’Associazione AIDDA composta da donne dirigenti d’azienda.
Mara Borriero, presidente della sezione regione veneto, introducendo l’incontro ha detto: “Noi crediamo che una sana economia non possa esistere né svilupparsi senza una solida cultura alle spalle”.
Serve dire altro?