Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

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giovedì 24 dicembre 2015

Un Natale a Villa Maria

-1 a Natale
Ciao a tutti!
Oggi è la vigilia di Natale e immagino che molti siano indaffarati, con gli ultimi regali o con i preparativi per cena e o pranzo di Natale.
Il mio ultimo racconto prima di Natale è dedicato a chi ha corso sempre e alla fine si è fermato, in un luogo che probabilmente non abbiamo mai considerato molto natalizio.
Con questa storia scritta per il sito di Edizioni Domino si conclude la mia piccola raccolta.
Non mi resta che augurarvi:
Buon Natale!






Un Natale a Villa Maria


Le luci rosse e blu dell’albero di Natale si accendono a intermittenza.
Linda sorride soddisfatta contemplando la sua opera.
“Adesso dobbiamo solo preparare il presepio, domani Arturo ci porta il muschio e poi cominciamo. Va bene Eva?”
Le sorrido.
“Certo che va bene, mi piace Natale!”
“A chi lo dici! Persino questo posto si ravviva un po’ con le luci e i festoni. Anche da te ci sono gli alberi di Natale?”
“Quando ero piccola, con comunismo, non potevamo, ma ora mia sorella fa albero tutti gli anni.”
Ricordo che mia nonna amava dire le preghiere a Natale e anche se non si poteva.
Povera nonna! Morta così giovane.
Poi mi guardo in giro. 
Sono nella sala ricreazione di Villa Maria, la casa di riposo dove lavoro.
Le carrozzine con i vecchi mi circondano, Maria si sta asciugando gli occhi da quando abbiamo preso l’abete di plastica e lo guarda come fosse un gioiello. Ada canta la sua nenia e Vilma osserva qualcosa fuori dalla finestra.
Forse è meglio che nonna sia morta giovane.
È il terzo Natale che faccio qui.
Che pena tutti questi poveri vecchi abbandonati e soli!
Oh, ci sono anche brave persone. Mario veniva tutti i giorni a trovare sua mamma, la signora Olga, ha 97 anni ed è ancora molto lucida. L’anno scorso per Natale l’hanno portata dalla figlia di Mario. Quest’anno però non potrà farlo. Quel bravo signore di settant’anni è morto d’infarto due mesi fa. Una bella morte, come ha detto Linda, ma la povera Olga è rimasta per giorni a guardare la porta sperando che arrivasse. Le rimaneva solo lui. Forse per Natale verrà la nipote, la figlia di Mario.
Preparo il refettorio mentre la direttrice accompagna due nuovi venuti, sono un uomo giovane e una donna più o meno della stessa età. Si assomigliano, forse sono fratelli.
“Abbiamo già iniziato a preparare gli addobbi per Natale, facciamo una bella festa, ovviamente siete invitati. Vedrete Antonietta sarà seguita molto bene, le nostre educatrici cantano spesso con gli ospiti. Canti natalizi come “Tu scendi dalle stelle”, “Astro del ciel” e poi c’è la tombola! A chi non piace la tombola?” spiega la direttrice. Lei annuisce e pare soddisfatta, lui serra le labbra.
Ecco è lui. 
C’è sempre uno dei familiari che non vuole lasciare a Villa Maria il suo vecchio. 
In questa coppia di fratelli è lui. 
Probabilmente vorrebbe tornare indietro convincere la sorella, invece è qui, ma non si rassegna.
La direttrice va avanti, lui si volta a fissarmi e poi viene verso di me.
“Mi scusi, lei lavora qui?”
“Ho camice rosso di cooperativa, vede? O pensa io aiutante Babbo Natale?”
Ride.
“Sì, lo vedo, ma è qui da molto, cioè, vorrei chiedere…”
“Lo so quello che vuole chiedere. Sì, li trattano bene, tutti. Parenti però devono venire a trovarli o loro si spengono, come candele.”
Ha dei begli occhi scuri, grandi, mi osserva con attenzione, valuta se dico bugie.
“Credo che quello che ha detto sia molto vero” si allunga e legge la targhetta con il nome che porta appuntata sul camice.
“Eva?”
“Sì Eva, sarebbe Genoveva, ma voi non riuscite a dirlo bene, quindi Eva e basta.”
“Rumena?”
“Sì” e aspetto che dica qualcosa, di solito arrivano commenti e domande idiote. 
Sta zitto. Guarda pensieroso la sala con le carrozzelle lungo le pareti, pare assorto.
“Chi portate qui?” chiedo.
“Mia nonna”.
“E vostri genitori?”
“Mio padre è morto qualche anno fa, mia madre è mancata la settimana scorsa, era lei che accudiva nonna.” 
Mentre parla di sua madre capisco che è ancora addolorato. È giovane, ma gli italiani sembrano sempre giovani. Come la mia vicina di casa ha dieci anni più di me, due figli e pare mia sorella minore, suo marito uguale.
Quanti anni avrà quest’uomo? La mia età?
“Sua mamma è stata brava figlia se si occupava di nonna.”
“Sì, ha ragione. Io, noi, non possiamo accudire mia nonna come faceva lei. Francesca ha i suoi figli, il lavoro e io…”
“Lei, sua moglie? Voi non potete?”
Lui scuote la testa.
“Non ho una moglie e lavoro tre mesi all’estero e uno in Italia. Sono tornato quando ho saputo.”
Poveretto non ha salutato sua madre!
Mi sento in colpa.
“Scusi, non sono affari miei, pensavo lei non volesse lasciare qui sua nonna.”
Sorride.
“Ottima osservatrice! Non voglio, infatti. Ma Francesca abita qui vicino e può venire spesso a trovarla. Non posso chiederle di farsi carico della nonna, mentre io che sono solo non lo faccio, le pare?”
“No, non può.”
Mi saluta e prosegue perché sua sorella gli fa strani cenni.
So già che presto avremo una nuova ospite. 
Non dovrei criticare chi porta qui i vecchi, se non ci fossero i vecchi io non avrei il lavoro.
Qui sto bene, la direttrice è brava, tutto è pulito, le infermiere e i dottori li visitano sul serio i vecchi. Linda è gentile con me e anche le altre della cucina. Solo che vedo tante cose tristi, ogni anno penso che vorrei morire giovane, piuttosto che stare qui.

“Metti muschio sotto capanna, traballa.”
“Ora lo metto.” 
Linda posa la pecora che tiene in mano e prende dell’altro muschio.
Sistemo bene i sassi colorati per fare il vialetto, siamo tutte e due così assorte nel preparare il presepio che, quando lei arriva, non la vediamo.
“Scusate signore, dove posso trovare una vostra ospite che si chiama Olga De Notaris.”
Mi giro subito.
Che bella donna!
“Figlia di Mario, vero? È bella come lui. Mi è tanto spiaciuto quando è morto.”
Ha gli occhi grandi e azzurri di suo padre, il suo sorriso triste quando mi risponde.
“Grazie signora, è stata una morte improvvisa. Almeno è andato via sereno.”
“Lo conoscevamo bene, veniva tutti i giorni da Olga” aggiunge Linda, mettendosi in piedi.
“Sì, papà voleva molto bene alla nonna.”
“Lei nipote venuta per portarla via per Natale?”
Un’ombra passa sul viso bello e truccato della ragazza.
“No, il dottore non mi lascia portarla via. Abito a Londra adesso, il viaggio sarebbe troppo lungo. Però voglio vederla.”
L’accompagno da Olga, mi dice che si chiama Elisa che ha un mese di ferie per le feste di Natale. Poi ci ritroviamo in giardino.
So che fa male ma mi piace fumare e fumo.
Anche Elisa fuma.
“Salve!” mi saluta sorridendo. “Brrrr che freddo! Come fa lei solo con il grembiule?”
“Sotto camice ho maglione e non siamo mica al Polo Nord!”
“Non mi piace il freddo.”
“Per fumare si fa qualche sacrifico” aggiungo.
Ridiamo.
Mi racconta un po’ di Mario, di lei, del suo lavoro a Londra e mi chiede.
“Da dove vieni? Posso darti del tu? Avremo la stessa età?”
“Certo, sono rumena, ho trentacinque anni.”
“Che ti ho detto Eva! Io ne ho trentasei. Da quanto sei in Italia?”
“Quindici anni.”
“Si sente ancora tanto l’accento.”
Rido, nessuno me lo dice mai, ma so che è vero.
“Succede questo: dentro mia testa parlo benissimo italiano, neanche sbaglio congiuntivo.”
Lei ride.
“Poi, quando apro bocca, parole si legano a lingua e perdo pezzi.”
“Credo di capirti bene, anche a me a volte capita con l’inglese.” 
Abbiamo finito la sigaretta e rientriamo, siamo di nuovo nel salone, Elisa guarda l’abete pieno di decorazioni e di luci festose.
“Almeno avete fatto l’albero di Natale, un po’ di allegria, è così triste questo posto.”
Andiamo in saletta refettorio, lì troviamo Olga che parla con la signora nuova e il bell’uomo dell’altro giorno.
“Buona sera” dico, lui mi sorride e risponde subito.
“Ha visto che sono tornato a trovare mia nonna?”
“Mi fa piacere” rispondo.
Elisa non è più vicino a me, lo sta guardando anzi i due si guardano, si conoscono?
“Riccardo?”
Lui apre la bocca sorpreso vuole parlare ma Olga lo precede.
“Certo che è lui! Vieni. Visto che ho trovato Antonietta? Poveretta non ci sta più con la testa. Pensa che Sara è morta dieci giorni fa e Riccardo non era neanche qui, si trovava a Norimberga. È tornato dalla Germania appena lo hanno avvisato!”
“Sara è morta? Mi spiace Riccardo.”
I due si salutano e si baciano sulle guance.
“Grazie Elisa. Che strano trovarci qui…”
“Pensandoci bene ci trovavamo sempre dalle nostre nonne, quindi no, non è strano.”
Lui diventa ancora più triste.
“Allora mia nonna ci preparava i dolci.”
“Eva!” mi chiama Olga, che è un demonio di donna, e mi ricorda la mia, di nonna.
“Avevi bisogno di aiutanti per le luci dell’albero di Natale.”
“Signora Olga, io e Linda già fatto albero.”
“Fuori c’è ancora il pino da addobbare come ogni anno. Non l’hai ancora fatto. Portati via questi due, ti aiuteranno loro.”
“Ha ragione, dovevo proprio farlo. Vieni Elisa mi aiuti?”
Prendo le luci e usciamo. Riccardo ed Elisa parlano fitto fitto, faccio per salire sulla scala ma lui mi sblocca, dice che non va bene e sale lui, con quel cappotto che costerà una fortuna, si mette a sistemare le luci mentre lei lo aiuta.
Potrei non esserci, questi due suonano una musica tutta loro!
“Non potevo lasciar a Francesca l’onere di nonna. Non posso aiutarla, sono troppo spesso all’estero. Questa volta ho lavorato a Norimberga, due mesi fa ero a New York, in gennaio andrò a Londra.”
“Ti capisco benissimo, ora abito a Londra. Era mio padre a seguire nonna Olga.”
“Mi spiace, non ti ho nemmeno fatto le condoglianze.”
“Non ti preoccupare, sono così stanca di parlare di morti. Dimmi di te, saranno vent’anni che non ci vediamo.”
“Finite le superiori.”
“Infatti, ha studiato legge poi?”
“No, ingegneria, lavoro per una ditta che costruisce turbine e altri componenti idraulici, una multinazionale inglese, la sede è a Londra.”
“Magari è una mia cliente, lavoro per la JP Morgan.”
“Pensa te! Come è piccolo il mondo, in gennaio quando torno in Inghilterra potrei venirti a trovare.”
“Mi farebbe piacere.”
“Qui abbiamo finito, rientriamo?”
“Dov’è Eva?”
Dietro l’angolo buio, così voi parlate tranquilli.
“Non so dove sia, io fumo, vuoi una?”
“No, e non dovresti neanche tu, fa male.”
“Via Riccardo, sempre il solito? Dopo tanti anni sempre a pensare al bene di tutti?”
Lui ride e si passa la mano tra i capelli.
“Credo che non cambierò mai.”
“Sarà felice tua moglie di avere sposato un uomo salutista.”
“Non sono sposato.”
Lei lo guarda sorpresa.
“No? Avrei detto che Olga mi avesse parlato del tuo matrimonio.”
“Lo sono stato, Anna è morta tre anni fa.”
No! Poveretto quest’uomo è troppo infelice.
“Scusa, non lo sapevo.”
Lui sorride e si mette le mani in tasca.
“Non è colpa tua ma del tumore ai polmoni che aveva.”
Elisa si guarda la sigaretta che tiene in mano, la spegne sotto una scarpa.
“Riesco sempre a dire le cose sbagliate nel momento sbagliato?” chiede costernata.
“Abbastanza.”
Ridono e tornano dentro tenendosi per mano.
Le luci dell’albero sono tutte bianche, mancano due giorni a Natale, come mi piacerebbe la neve, come a casa mia. I bambini sarebbero così felici…

“Settantasette, le gambe delle donne!” dice ridendo Linda.
Ottavio alza la mano contento.
“Tombola!”
Un coro di “ancora” risuona tra le carrozzine della sala comune.
Alcuni familiari ridono, si sa che tombola la fa sempre Ottavio. Sono qui da tre anni e ha sempre vinto lui. Poveretto è così felice.
Mi giro e vedo Elisa parlare con Olga. Poi si avvicina Riccardo ed Elisa si illumina.
Serve mica essere dei geni per capire che si piacciono!
Quando vanno fuori in giardino vado da Olga.
“Signora Olga anche Natale è passato.”
“E Ottavio ha fatto di nuovo tombola” risponde lei e ridiamo.
“Elisa presto tornerà a casa” dice tornando seria.
“Non ancora, mancano due settimane.”
“Sai Eva, non la capisco mia nipote. Hai visto come sta bene con Riccardo? Si conoscono da quando erano bambini, sono stati inseparabili da piccoli. Lui diceva sempre che da grande l’avrebbe sposata, invece ha sposato quella povera ragazza che è morta giovane. Adesso che si sono trovati dovrebbero stare insieme. C’è sempre tempo per restare soli, guarda me?”
“Signora Olga non è sola, ci sono io.”
“Via non fare la ruffiana, tu hai i tuoi figli, un bravo marito e va bene così. Vorrei che anche Elisa avesse qualcuno.”
“Se chiede a Gesù Bambino magari lui porta questo dono.”
“Magari Eva, magari! Vai a vedere che combinano e poi torna a riferire, sono bloccata su questa sedia” e tocca il ferro delle ruote.
Esco piano in giardino e li vedo, sono uno di fronte all’altro, stanno parlando.
Non so cosa dicono, i loro visi mostrano bene che sono felici. D’un tratto si abbracciano e si baciano.
Mi viene da ridere, qualcosa di freddo si ferma sulla guancia.
“Neve!” dico ad alta voce.
Loro fanno un salto e mi guardano imbarazzati, poi alzano la testa.
“Nevica!” esclama sorpreso Riccardo.
“A Natale, che meraviglia!” dice Elisa felice e lo abbraccia.
Vado via, ho visto tante cose belle.
“Allora Eva, che succede fuori?”
“Signora Olga succede che fuori nevica e che suo desiderio è stato esaudito, penso proprio sua nipote non starà più sola.”
“Finalmente! Erano anni che chiedevo questo regalo di Natale! Dai Eva, spingi questa carrozzella vicino alla finestra, voglio guardare l’ultima neve della mia vita.”
“Spingo signora Olga, ma non deve più dire cose sciocche.”
Lei mi accarezza la mano mentre la spingo.
“Sei una brava ragazza.” 
Poi tace e guarda i grossi fiocchi di neve, simili a piume, posarsi sugli alberi del giardino.
Riccardo ed Elisa sono abbracciati e ridono, Olga si rilassa e poi si appisola.
Resto con lei per un po’, dopo vado a sistemare Nino che vuole togliersi la flebo, ci sono tanti vecchi qui che non sono bravi. Io e Linda dobbiamo sistemarli tutti, è quasi ora di cena.
Mi giro e vedo che Olga dorme ancora, mi avvicino e le tocco la mano.
Ha un bel sorriso sul volto ma la sento così distante, così ferma.
Ho paura.
“Linda, Linda!”

Dopo il funerale della signora Olga, Elisa mi ha portato una busta c’era l’assegno, soldi che sua nonna mi ha lasciato. L’ho ringraziata, lei mi ha baciata e mi ha chiesto
“Secondo te è meglio morire giovani o vivere a lungo e finire in uno di questi posti orrendi?”
“Non importa quanto si vive, importa quanto amore si è dato e quanto si è ricevuto.”
“Cercherò di darne tanto allora. Chi avrebbe mai pensato che avrei trovato l’amore in un ospizio per vecchi?”
Rido. 
“Io no di certo. Vai, Riccardo aspetta. Lui migliore regalo di Natale che potessi desiderare.”
Lei si allontana e lo raggiunge in giardino, in mezzo alla neve. 

Quello che vedo ora dalla finestra sarebbe molto piaciuto alla signora Olga.


lunedì 21 dicembre 2015

Tre prima di Natale

Ciao a tutti!
Il periodo natalizio ci offre tante belle occasioni di riflettere sull'attesa.
Aspettare qualcuno che non arriva è una delle esperienze più angosciose che ci siano.
Una telefonata che non arriva, l'email che nemmeno pigiando F5 fino allo sfinimento verrà visualizzata.
Non parliamo poi degli appuntamenti veri e propri...
E il futuro, la gioia, il successo?
Il geniale Dino Buzzati descrive così bene l'attesa ne "Il deserto dei Tartari" da renderne quasi dolorosa la lettura.
Eppure questo è il Natale, la enorme, immensa gioia per l'arrivo di quello che attendavamo. Noi credenti la salvezza portata da Gesù, prima ancora il ritorno della luce che un passetto alla volta riprenderà possesso del giorno durante l'inverno. 
Gioia, luce, allegria e dono. Sì perchè la gratuità del dono è ciò che rende inestimabile l'arrivo di quello che attendavamo.
Mi sono resa conto che in tutti i racconti di Natale che ho scritto, non molti in verità, solo cinque, c'è sempre stata la gioia al termine dell'attesa.
Ho pensato di raccoglierne tre in un ebook e renderlo disponibile gratuitamente su kobo.
Sono racconti che avevo scritto per donarli a qualcuno e che sono già stati pubblicati.
Li ripropongo insieme perchè è più facile notare l'attesa e la luce del dono.
Spero vi piaceranno!
Sono:
Le statuine di Davide;
Di corsa;
Natale a Villa Maria.
Tre racconti, Tre giorni prima di Natale.


domenica 23 dicembre 2012

Auguri!

Ciao a tutti!

Per quanto sia fiduciosa in Babbo Natale, forse ho esagerato con le richieste... 
Perciò credo che dovrò fare da sola alcuni regali a me stessa.
Dunque mi assenterò dal blog per il periodo natalizio, ci vediamo dopo le Feste.
Divertitevi, non mangiate troppo e cercate di ricavare il meglio da questi giorni.
Buon Natale!




martedì 27 dicembre 2011

Giochino dei nostri natali


Sono due giorni che provo a sistemare la grafica di questo post ma non c'è verso, mi arrendo e lo pubblico così, portate pazienza...

Ho trovato questo giochino su FB e mi è sembrato grazioso e vi invito a farlo.
Io l'ho ribattezzato il gioco dei nostri natali.
Come si gioca?
1) individuare il singolo primo in classifica nella settimana in cui si è nati e tutta la top ten in questo sito
2) cercarlo su youtube;
3) condividere senza imbarazzo sul blog (io l'ho fatto, voi ne avrete il coraggio?)

I miei sono
1. Perchè ti amo - I Camaleonti
Giuro sono dovuta andare proprio su youtube perché non avevo idea di che canzone fosse*_*







Suvvia il testo non è malaccio e poi volete mettere i baffoni del bassista? (esistono bassisti normali?Noooo!)

2. Crocodile rock - Elton John
Già meglio! Credo sia inevitabile che essendo nata in estate le canzoni in voga fossero "estive"





3. Sempre di Gabriella Ferri. (Mai sentita ma la canzone è carina, specie la parte parlata)





4. Io domani - Marcella aiutooo questa non la metto, mi rifiuto!

5. Minuetto - Mia Martini coccola




6.You're so vain - Carly Simon

Alla grande! Una delle mie canzoni preferite in assoluto! (suppongo anche di mia madre ^^)







7.Pazza idea - Patty Pravo ecco ora ci siamo, io adoro questa donna e la sua voce!





8.Vincent - Don Mc Lean
Che te ne pare Chagall? XD







9.Sylvia's mother - Dr. Hook and the .....
mi mancava questo genere





10.Una serata insieme a te- J.Dorelli e C Spaak
Diciamo che questa canzone porta tutta i suoi anni ^_^ e dunque non la metto...

A parte la n.4 e la n.10 sono soddisfatta

Ora conoscendo la passione smodata di mia madre per la radio e le canzonette suppongo di avere ricevuto questo imprinting perché in effetti, con imbarazzo, ammetto che mi riconosco in molte canzoni...


Guai a voi se mi dite che sono datata! Ahahahah!


mercoledì 21 dicembre 2011

Auguri e racconto di Natale




Ciao a tutti!
Ormai manca proprio poco a Natale e poiché so già che da domani sarò impegnatissima con gli ultimi regali, con la famiglia e il lavoro vi faccio gli auguri già oggi!
Ma vi lascio un racconto di Natale.
L'ho scritto io, ma non è mio, appartiene a una persona speciale che ha deciso di condividere il suo regalo con i lettori del blog.
Ringrazio Chagall per il meraviglioso banner che ha creato per questa storia.
Spero proprio che vi piaccia ma, soprattutto, spero che passiate un meraviglioso Natale in compagnia delle persone che amate e che vi vogliono bene.
Buon Natale!






Le statuine di Davide

Buio.
Finalmente.
La prima mosse la zampa posteriore, la seconda volse la testa alla sua vicina; una dopo l’altra si svegliarono.
Il muschio era soffice sotto i loro zoccoli e la più piccola lo annusò con soddisfazione, odorava ancora di buono. L’aria secca proveniente dal camino non l’aveva seccato ed era piacevole camminarci sopra.
La prima alzò il muso verso il suo pastore che le mise una mano sulla testa, accarezzando il soffice pelo bianco. Un brusio veniva di lontano, e il pastore sbuffò.
Bue si era incastrato di nuovo, asino lo rimproverava a bassa voce, ragliando tutto il suo disappunto mentre gli agnelli saltellavano divertiti dalla scena, che ormai si ripeteva ogni notte, da quando erano stati liberati dalla loro prigione.
Soldato con elmo aiutò bue e lo rimproverò:
“Sistemati meglio, non possiamo fare ogni volta tutta questa fatica!”
Bue era mortificato, quest’anno avevano fatto una capanna più piccola, lui cercava di rannicchiarsi più che poteva, ma proprio non ci riusciva.
Maria gli sorrise e gli mise una mano sul ventre gonfio, lui si sentì meno colpevole e guardò lontano, nel buio vide il leggero riverbero delle braci del caminetto.
Giuseppe era sceso dal mobile con i soldati e alcuni pastori, erano temerari, giravano per la stanza curiosi.
Le pecore rimanevano vicino al laghetto e li guardavano con apprensione, erano troppo vicini ai regali, li avrebbero sgualciti.
Luce.
Paralisi.
“Fai piano, se no ti sentono” e le mani stropicciavano carte lucenti.
“Oh, ma le statue sono tutte fuori posto Elena!” brontolò lui, posando un pacco.
“Strano mi pareva si averle sistemate …” e con calma la donna rimise i pastori vicino alle loro pecore.
“Sarà stato di nuovo Francesco, continua a fare le battaglie pecore contro pastori, quasi fossero soldatini!” e l’uomo scoppiò a ridere.
“Già, ma non va bene, sono statue antiche, erano di tua nonna e lei ci tiene moltissimo! E se le rompono?”
“Amore, sono anni che facciamo questo presepio e non è mai successo niente. Ora mettiamo Gesù Bambino e poi ci rimangono solo pochi giorni. Ecco fatto. Guarda che bello! Persino Maria pare sorridere” e mise un braccio attorno alle spalle della donna per poi baciarla.
“Buon Natale tesoro.”
“Buon Natale” rispose lei sorridente.
Buio.
Sollievo.
Le pecore pian piano avanzano verso la capanna, pastori e soldati sorridono, mentre bue sbuffa felice.
“Sei tornato piccolo mio”.
Maria stringe il piccolo al petto e centurione si commuove, come sempre.
Giuseppe sorride e annuncia : “Ci siamo tutti!”
“Mancano i re” borbotta asino.
“Ma quando loro arrivano noi torniamo in prigione” si lagna la lavandaia vicino al laghetto mentre le papere zampettano nel muschio.
“È bello che il bambino sia tornato” dice bue.
Luce.
Panico.
“stsss che altrimenti si svegliano” avvisa il ragazzo.
“Francesco io ho paura” piagnucola la bambina.
“Sciocca, non è ancora arrivato, ci nascondiamo lì” e la spinge verso il divano.
“Ma la luce resta accesa.”
“No, non si può altrimenti non viene.”
“Ma io ho paura al buio” protesta la piccola dai ricci capelli biondi e dalla vocetta acuta. Agnello si gira e sorride, lei l’ha visto e si aggrappa al pigiama con le macchinine del fratellone.
“Francesco!”
“Che c’è ancora! Parla piano” la rimprovera lui, guardandosi attorno preoccupato.
“La pecora mi ha sorriso”
Lui incrocia le braccia sul petto e fissa la statuina.
“Cinzia non è vero, dai mettiti qui” poi si avvicina all’albero e il suo viso è tremendamente deluso mentre lei saltella felice.
“Ci sono i regali!”
“Siamo arrivati tardi” conclude lui, mentre lei si avventa sul primo pacco cercando di aprilo.
“No, ferma, mamma non vuole!” la blocca lui, ma i rumori di carta e il tonfo del pacco risuonano in tutta la casa.
“Via, via” e presa la sorellina per un braccio la trascina fuori dalla stanza.
Buio. Fermi.
Luce. Fermi.
“Secondo me sono stati i bambini, guarda il pacco è mosso” e lui sorride mentre lo dice, lei scuote la testa divertita.
Buio.
Pecora si avvicina ad agnello e con il muso gli dà un piccolo colpo sulla testa.
“Non si fa” sbotta pastore.
Agnello china il capo, mentre gli altri brontolano.
“Erano i bambini, vedrai non torneranno”
“Ma lei sì” dice Giuseppe serio.
“Lei torna sempre” conferma centurione.
Luce.
Silenzio.
“Ciao Gesù Bambino, ecco questo è per te e per Davide.”
Una mano grinzosa posa una margherita vicino alla mangiatoia.
Giuseppe che è lì vicino sa che non è una margherita, è un piccolo, delicato crisantemo bianco.
Sono anni che lei glieli porta. No, non a lui, al bambino.
“Anche quest’anno è arrivato Natale. Credo che sarà l’ultimo che vengo a trovarvi, lo so che mi sentite, lo so che mi capite. Vi ricordate quando Davide vi ha costruiti? Era piccolo come Francesco eppure adorava dipingere le statue che suo padre aveva intagliato.”
Lacrime scendono sulle gote rugose della donna che tutti conoscono.
Agnello non resiste e bela: “Mi faceva il solletico.”
Lei prima sobbalza, poi prende la statuina e se la porta vicino alla guancia.
“Grazie! Davide me lo diceva che eravate vive, ma io non gli ho mai creduto, grazie” e la sua voce è incrinata per l’emozione.
Una alla volta tutte le pecore le vanno vicine seguite dai pastori. Giuseppe stringe la mano di Maria che, con il bambino in braccio, si avvicina al bordo del tavolo su cui sono posti.
“Grazie a te per averci tenuti” dice Maria.
“Siete le ultime cose che Davide ha amato prima di ammalarsi, ve lo ricordate?”
Giuseppe fa un cenno del capo.
“Aveva la febbre altissima” conferma il centurione.
“Sono passati così tanti anni, ora i bambini non muoiono più di poliomelite” sospira con sollievo la donna.
“Poi è arrivato Vincenzo, ma lui non ci ha mai visto” osserva bue.
La donna scuote la testa.
“Vi ha portati qui. Suo figlio e i suoi nipoti, Francesco e Cinzia, vi vogliono bene”.
Bue annuisce, quei bambini vogliono bene a tutti loro.
“Ci vedremo ancora?” chiede agnello notando come le rughe della donna siano sempre più profonde.
“Non lo so, spero di vedere presto Davide”.
La donna ripone la statuina vicino alle altre e se ne va lenta, sostenendosi al bastone.
Buio.
Attesa.
Gioia.
Il fiore brilla nel buio e illumina le statuine del presepio.
Anche questo Natale Davide è tornato da loro.

giovedì 23 dicembre 2010

Buonissimo Natale!



"Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero" (Charlotte Carpenter)