Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

sabato 12 febbraio 2011

E tutti dissero: Valerio Massimo Manfredi

Grazie a chi mi ha suggerito testi, qui e in altri siti, dove recuperare notizie sull'antica Roma. Diciamo che ora sono circondata da libri e ne avrò a sufficienza per fare quello che volevo ^^
Una cosa che mi ha stupito è che tutti mi hanno suggerito Valerio Massimo Manfredi.

E' un autore che conosco e di cui ho apprezzato moltissimo L'armata perduta, anche e soprattutto perchè era la storia di un esercito visto dagli occhi di una donna innamorata.



Una delle più epiche avventure dell'età antica: la lunghissima marcia, attraverso incredibili pericoli e peripezie, che diecimila mercenari greci - dopo la disfatta del principe persiano Ciro, sotto le cui insegne si erano battuti, contro il fratello Artaserse alle porte di Babilonia - compiono per tornare in patria. È l'impresa gloriosa e tragica documentata nel IV secolo a.C. da Senofonte nell'Anabasi, che proprio Valerio Massimo Manfredi ha studiato e tradotto negli anni '80. Ma in questo romanzo le atrocità della guerra e l'eroismo di ogni soldato, il fasto e le crudeli bizzarrie della corte persiana, le insidie di una natura selvaggia e le amicizie più indissolubili sono narrate in una prospettiva completamente inedita: dalla voce di una donna, la bellissima siriana Abira, che per amore di Xenos lascia ogni cosa e condivide il destino dei Diecimila. Attraverso gli occhi di Abira, le donne diventano le protagoniste della grande Storia.


Se volete leggerlo ve lo consiglio di cuore!

Ma non parla di Romani^__^






Libro splendido è L'ultima legione, di cui hanno tratto pure un film, su cui, per carità cristiana stendo un pietoso velo.

L'ultima legione è proprio un bel libro, magari in futuro farò un post solo per lui. Ma anche questo romanzo è fuori periodo storico. Si colloca infatti proprio alla fine dell'Impero, io cercavo qualcosa sulla fine della Repubblica.

Idi di marzo è perfetto.




Roma, riunione plenaria del Senato, Idi di marzo del 44 a.C.: Gaio Giulio Cesare viene trafitto da ventitré pugnalate e ucciso. Con lui viene troncato per sempre il più grandioso progetto di trasformazione del mondo antico che mai sia stato concepito. Un assassinio, quello di Cesare, che pur essendo per molti aspetti prevedibile resta per altri versi, a tutt'oggi, totalmente inesplicabile: Valerio Massimo Manfredi ne esplora ogni mistero, ricompone con rigore le tessere di un puzzle angoscioso e intricatissimo. Dalla sinistra profezia dell'augure Spurinna ("Guardati dalle Idi di marzo!") alla decisione di Cesare di rinunciare alle sue guardie del corpo proprio qualche giorno prima dell'agguato, dalle trame dei congiurati alla incredibile corsa contro il tempo del fedelissimo Publio Sesto Baculo per salvare il suo capo, attraverso duelli e codici cifrati, amori appassionati e vili vendette.


Premetto che mi piace molto come scrive Valerio Massimo Manfredi e che ho un debito scolastico nei confronti di Cesare, quindi non sarò imparziale.
Il libro è una vera e propria corsa contro il tempo e contro il destino. Viene narrata l’ultima settimana di vita di Giulio Cesare dal 7 marzo fino al 15, le idi, appunto. Publio Sestio, detto il Bastone, deve portare un importante messaggio dalla Gallia Cisalpina fino a Roma, per mettere in guardia Cesare, mentre nell’Urbe Silio e Antistio cercano di capire cosa sta per accadere.
Naturalmente sappiamo tutti come andrà a finire eppure la maestria narrativa di Manfredi coinvolge e convince il lettore a tal punto da fargli pensare che, forse, Publio Sestio arriverà in tempo…
Romanzo molto breve per gli standard dell’autore, e diverso dai suoi precedenti che ho letto. Di solito si trattavano di storie quasi leggende e quindi molto facili da rimaneggiare in veste romanzata. Questa volta invece decide di descrivere la fine di uno dei personaggi più conosciuti della storia, di cui abbiamo documenti e descrizioni dettagliate. Il libro è se vogliamo un azzardo, ma ben riuscito.

Lo lessi nel 2009, appena uscito. Ma non mi entusiasmò come altri di Manfredi.
Lo consiglio comunque, perchè descrive molto bene alcuni aspetti della vita romana.

giovedì 10 febbraio 2011

A.A.A. Aiuto!

Oggi chiedo aiuto.
Mi è venuta questa fissa per gli antichi romani e vorrei leggere qualcosa, che sia storicamente affidabile, che parli della fine della Repubblica e dell'inizio dell'Impero.



Si accettano suggerimenti librari e cinematografici.
In compenso si offrono eterna riconoscenza e baci virtuali.

mercoledì 9 febbraio 2011

Milano è una selva oscura




«Mangià e bev in santa libertà, diga chi vœr, l'è on gust cont i barbis», scriveva il Porta. Parole sante, secondo il Dante; ché il primo dei poeti milanesi pure lui l'era della razza dei poerítt ma gnücch: un modo di dire secco e forte, che contiene per il Dante una voglia di ribellione contro e nonostante la povertà: l'orgoglio gnücco dei donchisciotti che non si piegano.
Laura Pariani, Milano è una selva oscura
***
«Di nuovo in cammino. Passin passetto, con l'anca legnosa per i reumi»: il nuovo romanzo di Laura Pariani, Milano è una selva oscura, è un lungo vagabondaggio nella Milano del 1969. A guidare i lettori per le strade della città Dante, barbone milanese, ex soldato, ex emigrato, ex marito, ex gestore di una libreria antiquaria finito in carcere per qualche rivista un po' troppo osé. Un uomo che non ha voluto rientrare nella cosiddetta «società». E camminando per le vie di una Milano segnata da molte tensioni, con le rivolte giovanili e operaie sullo sfondo, Dante ricorda il suo passato e descrive i mille volti della città. Fino ad arrivare nel cuore di Milano e dell'evento che segnò tutta una stagione italiana, l'attentato di Piazza Fontana.
Così l'autrice presenta ai lettori il suo nuovo romanzo:
Avevo diciott'anni quando scoprii Milano: la nebbia della Darsena, i cortili della Statale, le latterie dove mandar giù un sànguis quando in tasca il peculio era scarso, le bancarelle di libri usati, i bagolari di via Vincenzo Monti; e, naturalmente, la politica e le manifestazioni: perché era il 1969. E c'era un lingéra - a Milano i barboni si chiamano così - che bazzicava dalle parti di Foro Bonaparte: bastava un bianchino per sciogliergli la parlata ambrosiana a illustrarci la sua teoria che «la vita è tutta una tombola». Comincia forse da lì il mio interesse per tutti quelli che nella vita fecero «lo gran rifiuto».



Mi arrendo!
Sarà anche bella la nostra Italia, ricca di dialetti e di sfaccettature, ma leggere un libro in un dialetto non mio è un'impresa troppo ardua!
Per correttezza di informazione, io non leggo nemmeno Camilleri perché proprio non capisco quello che scrive...dunque il problema è mio.

Questo libro di Laura Pariani è interessante e la storia mi aveva pure presa, ma che fatica!
Se non avete i miei problemi linguistici ve lo consiglio perché è ricco di citazioni e il protagonista, Dante è molto simpatico.

Oggi esercito il mio diritto di lettrice e lascio a metà il libro, non è detto che domani non lo riprenda in mano...

lunedì 7 febbraio 2011

Thelma e Louise

Accadono due eventi che mi portano a fare delle considerazioni.

Il primo è l’iniziativa “Se non ora quando” di cui riporto il video





in cui Angela Finocchiaro spiega molto bene la situazione e ci i nvita a riflettere, come pure la petizione che trovate nel sito senonoraquando.


Il secondo Thelma e Louise compie 20 anni.


Sulla prima iniziativa sono fiera che Venezia abbia creato una pagina nel sito del Comune e che in Campo Santa Margherita ci sia questa possibilità di dire NO.
Per il resto lascio ad ognuno le proprie idee e le considerazioni da fare, l’importante è non restare apatici e lasciare passare. Il non rifletter, il non pensare, questo sì è pericoloso!
Sul secondo evento invece dico la mia.
Sono passati venti anni!
Avevo esattamente diciotto anni quando vidi quelle due mani strette e l’urlo disperato di Harvey Keitel.
Niente potrà mai togliermi dall’anima l’angoscia e la liberazione di quel salto nel vuoto.
Eppure Louise sbagliò a sparare a quell’uomo, eppure Thelma sbagliò a fidarsi dell’affascinante Brad Pitt.
Eppure entrambe sbagliarono, perché morirono.
Per quanto sia stato un film di rivolta, in effett,i non ha rivoltato un bel niente se dopo venti anni ci troviamo a dover andare a dire in piazza delle ovvietà.
Sarà che ho appena finito di leggere “Molto forte incredibilmente vicino” il cui finale (attenzione spoiler!) è una moviola all’indietro della realtà, ma se potessi riavvolgerei il film. Louise non ucciderebbe il violentatore, lo gambizzerebbe, Brad Pitt verrebbe arrestato per furto e Harvey Keitel metterebbe in galera il violentatore per il tentato stupro e il marito di Thelma per manifesta stupidà.
Ecco questo sarebbe un cambiare le cose. Ma suicidarsi, questo è eroico, ma la realtà non cambia.
Umanamente capisco, capisco bene la difficoltà del vivere quotidiano contro i luoghi comuni, ma se mai ci si ribella se mai si dice No come si può pensare che tutto sia diverso?
“Thelma e Louise” rimane una pietra miliare nella storia cinematografica mondiale, sia per la qualità degli interpreti, sia per il messaggio dirompente che forniva. Ma ora sono passati venti anni dobbiamo andare avanti, molto più avanti!
È il momento di girare la macchina e andare a parlare con chi vuole ascoltare le nostre ragioni, perché, per fortuna, ci sono uomini come Harvey Keitel che ci gridano di fermarci e di non fare sciocchezze.
E dopo questa predicozza vi saluto con una delle immagini più belle del film e l’augurio di una buonissima settima^^

sabato 5 febbraio 2011

Molto forte incredibilmente vicino


A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". È l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.


Jonathan Safran Foer è senza dubbio uno dei più grandi scrittori dei nostri giorni, e il fatto che sia così giovane mi riempie di gioia e di speranza.
Lo ritengo uno sperimentatore della narrazione che riesce con lucidità e antica ironia a rappresentare le grandi tragedie. Dopo “Ogni cosa è illuminata” che ho trovato un libro talmente ricco di idee e di sentimenti da ritenerlo un capolavoro assoluto, ho iniziato la lettera di questo suo secondo romanzo con grandi aspettative.
Non sono state deluse.
Lo stile inconfondibile dell’autore, che riesce creare personaggi dalle personalità poliedriche è rimasto.
Naturalmente la storia cambia. Si tratta sempre di una ricerca, la perpetua ricerca degli antenati, delle origini di sé e dei fatti quotidiani.
Non so dire quanto della formazione ebraica dell’autore pesi su questo continuo migrare dei protagonisti.
Un percorso senza meta perché la vita stessa è viaggio non arrivo.
Il filone principale del romanzo è la storia del piccolo Oskar che ha perduto il padre l’11 settembre e che cerca di ritrovare una parte di lui attraverso una chiave.
Ma è anche la storia dei suoi nonni, di come siano fuggiti dal bombardamento di Dresda per non riuscire più a ritrovarsi. Lei con gli occhi guasti e lui incapace di parlare.
Vi sono degli interludi molto poetici come i ricordi familiari del bambino, ma ci sono anche immagini che accompagnano la lettura rendendo quasi tridimensionale la storia. Le ultime pagine sono veramente geniali.
Il messaggio del romanzo è chiaro, può capitare a tutti di essere annientati da qualcosa di più grande di noi, ma si deve trovare la forza di andare avanti, nonostante lo strazio. Ma, soprattutto, io ho colto la necessità di non lasciare passare il tempo inutilmente e di dire sempre alle persone che ci sono accanto quanto sono importanti per noi. Per non avere rimpianti.
Un romanzo sull’11 settembre scritto senza retorica, senza polemiche, una grande riflessione sulla caducità delle certezze umane.

venerdì 4 febbraio 2011

La ragazza della tempesta



Visto che roba? Non vi fa venire i brividi? ^^

Colgo l'occasione della recente messa on line del book trailer, veramente strepitoso realizzato da Iri,(complimenti, veramente bravo!) per parlare de "La ragazza della tempesta."




“...Come poter stare ancora lontana da qui? Come pensare di poter passare
un solo giorno senza di te?
Ora che ti ho ritrovato il mio cuore sviene. È come se ti conoscessi da sempre, come se ti avessi ripescato da un'infanzia nella quale giocavamo assieme, senza mai stancarci delle nostre fantasie di bambini.”
Lidia è una giornalista di Milano in vacanza in Liguria. Durante una torrida mattinata, bussa quasi per caso alla porta di Riccardo, un pescatore di Zoagli.
È un uomo affascinante, gentile anche se dai modi a volte incomprensibili. Pranzano assieme e scatta un feeling
immediato. È subito breccia nei cuori di entrambi. Ma qualcosa si muove e risale dal passato, e Riccardo sembra nascondere ben più di un mistero. Con la
determinazione l'imbranataggine che le sono tipiche, Lidia è decisa a svelarlo.
Cos'è realmente la cosiddetta “isola dei morti” di fronte alla costa? Ed è vero che ha dei legami con il tenebroso uomo
che Lidia ha conosciuto nell'afosa estate ligure?
Amore e thriller si intrecciano in una storia che sa di redenzione dalle colpe del passato.


Questo libro di Fabrizio Valenza, quando lo lessi, mi lasciò senza fiato per la capacità del suo autore di mutare registro e di descrivere le ansie umane.
Una storia d'amore antica e una recente, un incontro del destino ma anche una svolta nel destino dei protagonisti.
Diciamo che ho l'animo romantico, ma le cose troppo dolci mi suonano sempre un pochettino false, quindi ho trovato questa storia molto in sintonia con il mio sentire.

"La ragazza della tempesta" è la perfetta sintesi tra romantico e thriller, a me è piaciuto molto per lo stile immediato e per la capacità di tenere incollato il lettore. Oltre al fatto di essere ambientato in uno dei luoghi più belli d'Italia.
Dunque se non l'avete ancora letto dovete subito rimediare!

mercoledì 2 febbraio 2011

Sono tornata


Rieccomi!
Dopo una settimana senza possibilità di usare il computer sono di nuovo on line.
Ho letto alcune pagine interessante e domani ve ne parlo, ora sbircio i tanti bei blog che ho dovuto trascurare, Ahhh mi siete mancati!