Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

martedì 10 gennaio 2012

Il gusto proibito dello zenzero. Commento




Il gusto proibito dello zenzero
di  Jamie Ford 

Edito da GARZANTI


Seattle. Nella cantina dell'hotel Panama il tempo pare essersi fermato: sono passati quarant'anni, ma tutto è rimasto come allora. Nonostante sia coperto di polvere, l'ombrellino di bambù brilla ancora, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione. A Henry Lee basta vederlo aperto per ritrovarsi di nuovo nei primi anni Quaranta. L'America è in guerra ed è attraversata da un razzismo strisciante. Henry, giovane cinese, è solo un ragazzino ma conosce già da tempo l'odio e la violenza. Essere picchiato e insultato a scuola è la regola ormai, a parte quei pochi momenti fortunati in cui semplicemente viene ignorato. Ma un giorno Henry incontra due occhi simili ai suoi: lei è Keiko, capelli neri e frangetta sbarazzina, l'aria timida e smarrita. È giapponese e come lui ha conosciuto il peso di avere una pelle diversa. All'inizio la loro è una tenera amicizia, fatta di passeggiate nel parco, fughe da scuola, serate ad ascoltare jazz nei locali dove di nascosto si beve lo zenzero giamaicano. Ma, giorno dopo giorno, il loro legame si trasforma in qualcosa di molto più profondo. Un amore innocente e spensierato. Un amore impossibile. Perché l'ordine del governo è chiaro: i giapponesi dovranno essere internati e a Henry, come alle comunità cinesi e, del resto, agli americani, è assolutamente vietato avere rapporti con loro. Eppure i due ragazzini sono disposti a tutto, anche a sfidare i pregiudizi e le dure leggi del conflitto.

Henry è un bambino cinese in una Seattle del 1942 in cui la scoppio della Seconda Guerra Mondiale ha fatto nascere la paura e la diffidenza nei confronti dei giapponesi.
Ha una famiglia tradizionale cinese, nazionalista, il padre è un attivista del Kuomingtag ma il figlio è intelligente e vince una borsa di studio in una scuola per bianchi.
Così Henry si ritrova nella terra di nessuno. Solo a scuola dove deve svolgere pulizie, servire alla mensa, stare in silenzio e subire continue angherie. Solo nel quartiere cinese perché non va alla scuola cinese.
L’unico suo amico è Sheldon, un sassofonista nero che viene dall’Alabama e conosce bene la discriminazione razziale. è poco più grande ma ha allegria e lo chiama fratellino.
Tutta la vita di Henry fatta di continui silenzi, persino il suo essere cinese viene declamato da una spilla senza che lui apra bocca, viene stravolta da Keiko.
È americana ma di ascendenza giapponese e un bel giorno la ritrova nella cucina della mensa scolastica.
Lo aiuterà, anche lei è una studentessa della scuola dei bianchi, anche lei è speciale. La sua origine giapponese la rende nemica giurata dei principi di suo padre, nemica dei bambini bianchi. Eppure lei parla inglese, non sa una parola di giapponese e fa disegni bellissimi.
Tutto questo però lo sappiamo mentre leggiamo anche pagine ambientate nel 1986.
Henry ha sepolto da poco la moglie Ethel, morta dopo sette anni di malattia.
Ha un figlio con cui non parla e una ricerca che dura da quarantenni: trovare il disco di Oscar.
Nello scantinato dell’Hotel Panama viene ritrovato il patrimonio dei giapponesi internati nei campi di prigionia, decine di scatoloni di beni e ricordi. La nuova proprietaria mostra trionfante un ombrello giapponese e Henry sa che è di Keiko.
Così i lettori andranno indietro nel tempo con lui, alla ricerca di un amore impossibile, di musica perduta e della cosa migliore da fare.
Questo libro è pieno di musica, di profumi e di colori.
Forse quello che colpisce di più è come le differenze fisiche creino solchi ideologici anche nelle cosiddette democrazie aperte. Della deportazione forzata dei giapponesi ero venuta a conoscenza tempo fa con un film bellissimo “La neve cade sui cedri”, che vi consiglio vivamente. 


Da lì avevo approfondito la vicenda.
Che è poi antichissima, purtroppo.
La paura dell’altro, del diverso e nello stesso tempo la necessità di controllarlo e di conseguenza di annientarlo.
Sono molte le tematiche che questo libro affronta, non solo quelle razziali, ci sono i rapporti intergenerazionali, le differenze culturali, ma soprattutto la terra di nessuno, l’estraniamento degli emigrati di seconda generazione, né carne né pesce. Tutte situazioni psicologiche ben tratteggiate.
Ognuno esprime il suo punto di vista e questo crea nel lettore una immedesimazione che coinvolge profondamente.
Ognuno dei personaggi ci lega a sé, sia esso il bullo Chaz o la tostissima signora Beatty, sia Sheldon o Oscar.
Per non parlare di Marty e di Samantha.
Come sempre quando un libro mi piace ho veramente difficoltà a parlarne senza rivelare troppo.
In questo caso è ancora più difficile perché sono sensazioni olfattive e musicali.
La scena in cui Sheldon suona il sax nel parco solitario con Henry, dopo che il quartiere giapponese è stato completamente evacuato, è di una bellezza struggente.
Vi lascio solo delle citazioni:

“le scelte più difficili nella vita non sono quelle fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, bensì fra ciò che è giusto e ciò che è meglio”

“come aveva odiato essere scambiato per giapponese. Ma la vita è sempre e solo ironica.
“Si, sono giapponese.” Henry mosse su e giù la testa a scatti. ”Appunto e le sarei molto grato se mi consentisse di dare un’occhiata in giro”.
Se è questo che serve per scendere nel seminterrato, allora va bene, sarò giapponese. Sarò un immigrante canadese mezzo marziano, di sangue blu, se è questo che serve, pensò.”


Qualche colpo di testa

Inizio l'anno con colpi di testa!
Ho la scusa che con una luna come quella delle ultime sere che ti puoi aspettare se non azioni emotive?

Visto che il blog si chiama Esedion, come il mio libro, si suppone:
a. che si parli di libri (e quello l'ho fatto, c'è la Deb qua sotto che ride ;)
b. che si parli di Esedion
c. che si parli di me (quello mi sa lo faccio troppo spesso, dovrò limitarmi...)

Il punto b è scarsetto dunque aggiorniamolo.

Il 3 gennaio il seguito di Esedion, che ha ancora il titolo provvisorio Aryn, è partito alla volta dell'editor per la valutazione. Dunque sediamoci e armiamoci della famosa pazienza dei forti.

Il 4 gennaio ho iniziato la riscrittura della terza e ultima parte di Esedion.
Ho passato il week end della Befana chiusa in casa a ordire trame e stirare (che per me poi è la stessa cosa ahahahah) Ho unito l'utile (salvarmi dalla "bubarata" che vuol dire falò in veneto) al dilettevole, tornare nella mia isola di Estreira.

La vera notizia, quella che magari interessa i pochi ma adorabili lettori di Esedion, è che se tutto va bene entro il 2012 potrebbero avere in mano il nuovo libro.
Che dite? Tenete le dita incrociate per me?

Certo, se mi accettano il manoscritto per prima cosa dovrò iniziare a stressare quella santa donna di Francesca Resta supplicando una copertina, poi dovrò iniziare a stressare quel sant'uomo del cartografo per una cartina del Continente di Eran...
(sì, Iri-Chagall, dico a te, così se lo chiedo in pubblico vai male a dire di no XD me perfida!)

Ci sarebbe un'altra cosuccia folle che ho fatto, ma è sotto pseudonimo e se lo dico: addio anonimato!

Vi parlerò prossimamente di tre libri diversi tra loro ma che ho gradito.



L'ho finito ieri e ... non dico niente aspettate e vedrete!



sempre sul tema del perdersi e della libertà

e naturalmente



mica l'ho scordato!

Buonissimo martedì^^

venerdì 6 gennaio 2012

10 domande + 1 a Deborah Epifani





Come promesso ieri, ecco il regalo che mi ha fatto la Befana!
(No, non io, quell'altra, quella che vola a cavallo di una scopa e porta i doni nel sacco grande)






Il regalo è una bella intervista con Deborah Epifani!




A un mese esatto dal regalo di San Nicolò, l'intervista al bravissimo Daniele Nicastro (ve la siete persa? Niente paura eccola qui) non poteva che arrivare un altro regalo^^


Prima di lasciare la parola all'autrice vi parlo del suo libro



Le leggende di Aron. Il segreto degli Undici di Deborah Epifani
Linee Infinite Edizioni
480 pg.
16 euro




Genere: Fantasy per ragazzi (dai 9 - 11 anni in poi).

“Un muso più nero dell’ombra emerse dal nulla seguito da un corpo possente. La belva che apparve smise di soffiare e dalla gola levò il verso più agghiacciante che Aron avesse mai sentito.”


Aron ha quindici anni e una vita felice sulla sua piccola isola. Le giornate in mare, i tuffi dalla barca di Gorgo, il sale che tira sulla pelle e l’amore della sua famiglia sono tutto ciò che possiede, tutto ciò che desidera. Quasi tutto. Manca un giorno al suo compleanno e alla cerimonia che lo ammetterà al Consiglio dei Germogli, giovani pronti a difendere l’isola e i suoi abitanti da qualunque insidia li minacci. Ormai fervono i preparativi che lo renderanno a pieno titolo un uomo del Popolo del Mare. Basterà una notte di tempesta perché tutto cambi: dal buio emerge una misteriosa presenza che lo trascinerà lontano dagli affetti e dall’isola, nel mondo magico e insidioso di cui ora fa parte. Chi sono i Guardiani che lo cercano? Chi sono i misteriosi Undici il cui destino si intreccerà inevitabilmente con il suo? Quali enigmi nascondono e cosa vogliono da lui? Aron dovrà fare appello a tutto il suo coraggio e imparare a fidarsi della tenebra che lo accompagna, se vorrà salvare se stesso e le persone che ama. Una corsa contro il tempo per sfuggire al nemico comune. Un’avventura alla scoperta di se stesso e di quel Potere che lo rende unico al mondo. Un segreto da svelare per trovare la verità.




Il mio commento

Aron ci guarda dalla magnifica copertina del romanzo e ha una lunga storia da raccontarci ma la fa scrivere al suo migliore amico Liam, che incontreremo solo alla fine del libro.
Il suo sarà un lungo viaggio e ci porterà con sé alla scoperta del suo destino.
Fin dalla prima pagina veniamo catapultati nel mondo fantastico di Deborah Epifani, catturati dalla magia del luogo e portati sulle ali del vento da un personaggio all’altro.
Solo in un secondo momento conosceremo Aron che sta per compiere quindici anni ed entrare a pieno titolo nella vita adulta del popolo islyano. La notte del suo compleanno però accade qualcosa che lo renderà un intoccabile e sarà allontanato per sempre dal suo popolo; abbandonato su di uno scoglio in attesa della morte, forse. Il segno che porta nel petto è il marchio del male, della magia oscura di cui tutti gli uomini hanno paura. Aron verrà venduto e come prigioniero conoscerà il male più oscuro e ne uscirà solo pagando un prezzo molto alto.
Ma questa non è solo la storia di Aron e del suo salvataggio e iniziazione alla magia ad opera di Gwyniver, è la storia di Undici per i quali le leggi precostruite non sono veritiere.
"Il segreto degli Undici" è sostanzialmente un fantasy classico che parla della lotta eterna tra bene e male.
"Il segreto degli Undici" è un romanzo di formazione in cui Aron lascia la fanciullezza per entrare nell’età adulta. 
"Il segreto degli Undici" è uno scrigno di magia pronto ad aprirsi a ogni pagina.
Sono rimasta rapita dalla scorrevolezza e, nello stesso tempo, dalla complessa trama di questo romanzo.
Sorprendente l’esordio di Deborah Epifani che si dimostra capace di gestire la suspance e il susseguirsi degli eventi padroneggiando benissimo uno stile elegante e avvolgente.
Lo splendore dell’isola di Aron lascerà un segno in ogni lettore, soprattutto perché poi verrà gettato nel gelido buio di Nebuk.
Una carrellata di personaggi credibili e ben delineati accompagnano il protagonista regalando momenti di spasso e di commozione. Niente è lasciato al caso e tutti concorrono magnificamente al risultato finale.
Denso di significato anche il messaggio intrinseco al libro in cui bianco e nero non paiono così netti e la predestinazione non può essere una condanna a un destino.
Spero di leggere al più presto il seguito perché Aron si dimostra essere una saga all’altezza di altre più blasonate e più pubblicizzate.
Un libro da non lasciarsi sfuggire.


La parola all'autrice:

Ciao Deborah!
Accomodati sulla mia poltrona.





Grazie per avere accettato di essere qui e di rispondere alle mie domande.
La tua è la prima intervista del 2012 e sono contenta che sia proprio tu a iniziare l’anno con l’appuntamento periodico (a questo punto posso definire mensile ^^) di 10 domande + 1!

Oh, caspita, è un onore! :) Saluto i tuoi lettori, e sono io che ti ringrazio per l’ospitalità e l’opportunità che mi dai.

Per rinfrescare la memoria a chi legge ricordo che le prime 6 domande sono quelle che faccio a tutti gli autori, le ultime 4 sono specifiche sull’autore e i suoi lavori e la + 1, beh quella è la domanda dell’autore!
Cominciamo:


1. Per cominciare ti va di raccontare qualcosa di te?

Ci provo. Sono nata nel 1976 in un paese del Salento bagnato dal mare, anche se da sempre vivo in Piemonte. Per qualche tempo ho vissuto anche a Pavia e a Roma. Mi sono laureata in Educazione Professionale con una tesi dal titolo bizzarro: Harry Potter e il calice di fuoco: l'amicizia in adolescenza. Alcuni spunti di riflessione pedagogica. Ho svolto lavori in diversi ambiti della pedagogia, ma la mia prima passione sono le scienze naturali. Adoro viaggiare, incontrare persone diverse da me e, ogni tanto, se bevo troppi caffè, utilizzo i fondi per antichizzare mappe di mondi fantastici. Ho un amore incondizionato per le torte di mele, mi piace scoprire nuovi sentieri di montagna e ignorare la mia allergia ai gatti.


2.   Quando hai iniziato a sentire la necessità di scrivere?

Se ti riferisci alla scrittura in generale, non lo so. Mi è sempre piaciuto fantasticare e mettere su carta storie mie. Invece per Aron c’è stato un momento preciso; come in certe favole, è iniziato tutto in una triste giornata invernale. Era il mio compleanno e avevo perso il lavoro per tagli all’azienda. È scattato qualcosa, non ci ho nemmeno pensato più di tanto: sono salita in mansarda e ho scritto di getto l’Oracolo (quello completo che ancora il lettore non conosce). Aron era già nei miei pensieri da molti anni, un po’ come un amico immaginario che è cresciuto con me. A quel punto avevo un Oracolo e un personaggio che conoscevo bene. L’associazione è stata spontanea.


3.   Quali sono i libri e gli autori a cui senti di essere più legato?

Ho un libro che non dimenticherò mai, il primo romanzo che ho letto, all’età di sette anni: La Storia Infinita, di Michael Ende. La mia maestra delle elementari ce lo leggeva in classe interpretando le voci dei personaggi, e noi dovevamo tenere il segno per fare altrettanto. Alcuni miei compagni si sono scoperti attori provetti!




4.   Ti va di suggerirci un libro da leggere?

Penso di averne troppi, perché ogni libro mi lascia un’eredità, persino quelli che non mi sono piaciuti affatto. Qui ne scelgo uno e, a costo di essere scontata, dico Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Sepùlveda. Dolcissimo, aiuta a non arrendersi al di là delle logiche previsioni.






5.   Ci sono altre forme di arte, come la musica o la pittura, per fare un esempio, a cui sei legato? Influenzano il tuo scrivere?

La mia prima fonte di ispirazione sono i libri. Poi il cinema, e spesso la musica. Riguardo a quest’ultima sono varia. Spazio tranquillamente dal metal alla classica, dalla zen al rock, dalla etnica alle colonne sonore, che adoro. A volte strimpello ancora (malissimo) la mia Yamaha acustica. Ma solo quando non mi ascolta nessuno!


6.   Come scrivi? Cioè progetti, documenti e poi scrivi o ti siedi e poi cominci a digitare parole al computer? Hai dei riti particolari?

Prima di essere un’educatrice sono una scienziata nella forma mentis (per via dei miei primi studi da naturalista). Alla fine i due modi di pensare non si discostano poi tanto, ma diciamo che la scienziata è decisamente più incline alla pignoleria! ^^’’ Progetto molto, mi documento, faccio in modo che tutto quadri secondo la logica che intendo dare al romanzo. È a quel punto che ho davanti a me un mondo nuovo ma completo, devo solo esplorarlo dando libero sfogo alle emozioni. Da lì subentra l’estro, è indifferente se cambio qualcosa, se scrivo prima il capitolo uno o quello finale. Il motore è l’ispirazione. Riguardo ai riti, ne ho solo uno: banale, noiosissimo silenzio assoluto.


7.   Non voglio fare spoiler ma Aron non pare intenzionato a seguire un destino già segnato. Lasci intendere il grande tema del libero arbitrio. Quanto pesa quello che siamo nel nostro futuro? Quanto peso hanno le scelte personali nella vita di ciascuno e quanto ne hanno nella vita dei ragazzi? (Ho imbrogliato son due domande, faccio finta di niente^^)

Hai detto bene, Aron è un ribelle e un gran cocciuto. In ogni caso io la vedo così: le scelte sono tanto più formative, quanto più ne siamo consapevoli. Vale per adulti e ragazzi. Non importa quale sia la scelta, quanto grande o piccola, quanto riconosciuta o meno dalla società. Qui, però, vorrei aggiungere un concetto che mi sta a cuore e che condivido in pieno: “Difficilmente le nostre condotte sono, come teme chi non ha mai tentato nulla, assolutamente irreversibili. Di solito sommano vantaggi e svantaggi. E ciò che oggi sembra sfavorevole, domani può trasformarsi in una straordinaria opportunità”. (Da L’età incerta, Mondadori).


8.   Fino a un certo punto Aron è come tutti, anzi forse un po’ meglio della media, poi ne fai un emarginato. Anche la maestra di Aron, a suo modo, è un’emarginata, come Liam, anche se di lui vi è appena un accenno nel libro. Perché protagonisti non di successo? Come mai questa scelta negli eroi della tua saga?

Bellissime domande a cui rispondo con queste: che gusto c’è se l’eroe è già formato? Dove sta l’immedesimazione che permette di crescere insieme a lui? Se l’eroe è come noi (anche peggio!) ma è in grado di affrontare pericoli immensi, di superare prove orribili, di vincere le proprie paure, allora tutto sommato possiamo fare altrettanto! Io lo trovo incoraggiante.


9.   Essendo io fissata con le isole e i lettori del blog lo sanno. (Poveri loro!) Non posso non chiederti quanto importanza ha per te l’ambientazione e a quale luogo ti sei ispirata per creare l’isola di Aron? Visto che qui siamo tutti amanti dei libri, perché non ci dici anche se nella realtà esiste una biblioteca di Irìsia?

Anche queste sono due domande! ;) Cominciamo dalla prima. Il mondo di Aron è molto vasto, complesso. Non so se riuscirò a inserirlo tutto, ma è sicuro che sia dettagliato nella mia testa. Mi sono ispirata al contesto culturale in cui vivo. Sono un misto di tradizioni, il Nord e il Sud, perciò, in generale, credo di aver preso spunto da questo mio modo di essere, anche se alla fine ho allargato la visuale, spaziando dalla cultura mediterranea a quella celtica. Scendendo invece nei particolari, la felice isola di Aron rappresenta, più che un luogo fisico, la solarità del Salento e... mio nonno, che era un guardiano dei fari. La Biblioteca di Irisìa, invece, è ispirata a un luogo reale: la facoltà di lettere e filosofia di Pavia, città a me cara per diverse ragioni.


(e qui mi metto a saltare. Deborah forse non lo sa ma vivere in un faro era, è e forse sarà il mio sogno. Dunque grazie nonno di Deborah che hai ispirato Islya)




10. Domanda quasi finale e molto personale. Ovviamente non ci anticiperai nulla della saga ma magari ci potresti dire qualcosa sui tuoi progetti futuri. Pensi di scrivere il romanzo ispirato a “Il risveglio” il racconto con il quale hai vinto la scorsa estate il concorso del Fantasy World Forum?

Sì, quello è uno dei miei progetti futuri. Carattere e storia personale di Gabe e Nerissa sono già tracciati, così come l’ambientazione steampunk. Manca una trama che mi soddisfi, il che, come avrai intuito, significa ben strutturata e se possibile originale. Finché non ho questi elementi, continuerò a lavorare principalmente sul seguito di Aron. Ho anche altre idee, tra cui dei progetti con biblioteche e scuole, ma sono ancora così incerte che aspetto a dirne di più.

La domanda +1 è la domanda di riserva.
C’è qualcosa che avresti sempre voluto che qualcuno ti chiedesse, ma non l’ha mai fatto?
Ora è il momento giusto!
Suggerisci la domanda che desideri e poi regalaci la risposta.

Oddio, questa è bellissima, ma difficile! Be’, forse mi piacerebbe se mi chiedessero qual è il personaggio da cui mi discosto di più anche se, per chi non ha letto il libro, temo non abbia molto senso dire Gil, il migliore amico di Gwinever. Questo perché è l’unico personaggio ispirato a priori a una persona reale. Altrimenti, se posso tuffarmi sulla domanda di riserva (sto barando), mi chiederei: pensi di scrivere qualcosa di diverso dal fantasy? Non è escluso. E magari per adulti.
Ti ringrazio tanto, Claudia, è stata una bellissima chiacchierata! :)   

Grazie a te Deborah!
Le tue risposte sono state proprio interessanti e svelano molto anche del perché "Il segreto degli Undici" mi sia piaciuto così tanto.

A questo punto non ci resta che attendere il seguito della storia di Aron ma anche i futuri lavori di questa brava autrice^^


E per concludere come si deve vi lascio tutti i link per trovare



Il blog dell'autrice qui;
L'estratto del libro qui;
Il book trailer e le letture di alcuni capitoli del libro fatte dalla viva voce di Deborah qui





giovedì 5 gennaio 2012

Notte della Befana


Sorpresa!

La Befana questa notte mi ha portato un dono bellissimo!

Domani lo condividerò con tutti voi.

Filastrocca della Befana


Dormi, bambino, questa è la notte,
che la Befana dalle sue grotte
esce e, recando paste e confetti,
va per i tetti.
Adagio adagio, pianin pianino,
mette l’orecchio presso il camino;
e se fan chiasso, se alcun si muove,
cammina altrove;
e alle bambine per far dispetto
che, cattivelle, non vanno a letto
ed ai bambini, che non son buoni,
getta carboni.
Ma se ascoltando, placidamente
sente dormir tutta la gente
a lor, con arte che ti sorprende,
giù in casa scende;
e leva fuori dal suo fardello
quanto ha di buono,
quanto ha di bello;
bambole e fiori, chicche e trastulli
per i fanciulli.

(Contessa Lara)




lunedì 2 gennaio 2012

Ancora sul 2011

Mi sono resa conto che non posso dire di avere concluso l'anno senza fare un riepilogo libresco del 2011.
Con l'aiuto di aNobii so che ho letto meno libri del 2010, ma qualcuno in più del 2009.
Non ho scuse, se non che ho lavorato di più e la sera sono un pochino più stanca.
Tra i libri che hanno lasciato il segno ci sono senza dubbio quelli di Irène Némirovsky, ancora una volta la migliore lettura dell'anno con "Il Malinteso" e "I cani e i lupi".
La grande scoperta di Martin. Sto facendo sforzi disumani per non leggere il seguito della saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Mi sforzo di aspettare perché altrimenti la saga pubblicata finirà troppo presto.
Direte che ho scoperto l'acqua calda, ma che volete sono arrivata tardi a Martin. ^_^
Tra i libri che meritano menzione speciale c'è senza dubbio "Pan" di Francesco Dimitri, un libro che non può lasciare indifferenti e di cui vi parlerò dettagliatamente la prossima settimana.
Ognuno dei libri che ho letto mi ha lasciato qualcosa, mi ha insegnato qualcosa di bello e di utile, perchè come ho detto molte volte, io non leggo libri brutti, li lascio da parte e non ne parlo più.
Con questo post vi saluto e ci vediamo dopo l'Epifania!



domenica 1 gennaio 2012

2012




A tutti quelli che ora sono nelle mie stesse condizioni, o presi peggio, o presi mooooolto meglio:


AUGURI!!!

venerdì 30 dicembre 2011

Somme e sottrazioni

Leggo un po' ovunque bilanci del 2011 e propositi per il 2012.
Non è che mi renda effettivamente conto che è passato un anno, ma è passato.
Un buon anno, non posso proprio lamentarmi, ma sono ancora stordita.
Ho pubblicato Esedion!
Era lì da anni nella mia testa, ha visto la luce.
Ho pubblicato il racconto di Matteo, e ora è in un libro assieme ad altri belle fiabe che allietano i bambini. Quando lo scrissi non facevo che piangere, era molti anni fa, era tutto diverso, ma scriverlo mi aiutò molto e ora sono veramente felice che possa far sorridere dei bimbi.
Ho iniziato e terminato lavori che non avrei mai creduto di poter fare.
Ho detto no. Che fatica dire no. Ma anche quanto bene si sta quando si sa che è la scelta migliore!
Ho terminato tre romanzi. Io?!
Ho incontrato e conosciuto persone straordinarie, non me ne capacito ancora, ma ho stretto amicizie veramente belle e preziose.
Ci sarebbe di che ridere per tutto questo ben di Dio eppure, eppure...
Penso a tre care persone che non festeggeranno il 1° gennaio 2012.
Il mio caro zio, che il male si è preso e portato via in un solo mese.
La dolcissima Silvia che ha lottato tutta la sua vita, mostrando a chi non ha il suo coraggio cosa vuol dire vivere, non c'è giorno che non pensi a lei. Indosso i suoi gioielli, fatti dalle sue abili mani e sono felice.
Lei rimane nelle cose belle e preziose che ha creato. E come faccio io, anche molti altri lo fanno perché quando si incontra una persona come lei resta un solco di gioia nel cuore che ti accompagna per sempre. Non sapete la gioia che ho provato nel leggere tanti messaggi che parlavano di lei. Vive nei nostri ricordi e sono sicura che ora è molto felice, questo mi dà coraggio.
Poi c'è Carlo. Lui è più difficile. Sarà il modo in cui l'ho saputo.
"Certo che potevi avvertire che Carlo Caporossi era morto, almeno facevamo un telegramma" mi ha detto una collega, poverina, poi ha capito che non sapevo niente e c'è rimasta malissimo.
In un modo tanto brutale, appena tornata dalla vacanze estive, ho scoperto che un caro amico non c'era più.
No, non ci ho creduto, gli ho scritto, gli ho telefonato. Ma lui non ha risposto. Ancora oggi una parte di me non ci crede del tutto.
Sarà che ci eravamo appena sentiti, prima di partire per il mare, l'appuntamento era al Festivaletteratura, come ogni anno da quando ci conoscevamo.
Sarà che era finalmente felice, con il meritato successo, con un compagno accanto che gli voleva bene, con una cattedra certa. E in un soffio tutto è scomparso.
Anche di lui mi rimangono i suoi gioielli, i meravigliosi libri di Annie Vivanti di cui lui era grande conoscitore e il curatore per eccellenza.
A questa bravissima scrittrice ho dedicato un post tempo fa. Se avete voglia di conoscere chi era il "professore" vi lascio questo post in cui parla di libri, di Annie e della letteratura femminile, la sua passione.
Per loro tre il tempo si è fermato.
Ma per me e per voi che leggete no. La vita continua e non si ferma e si va avanti, con brio, con gioia.
Perchè se c'è una cosa che ho imparato quest'anno è proprio questo: ci sono mille e mille ancora motivi per essere grati di avere un giorno nuovo tra le mani.
Basta ora altrimenti vado troppo nel malinconico.
Oggi è il giorno della festa per eccellenza. Possiamo lanciare dalla finestra virtuale tutte le vecchie questioni, tutti i vecchi rancori, delusioni e amarezze per ricominciare.
Spero sia questo il 2012 per ciascuno di voi, un nuovo inizio.
Sta solo a noi farlo diventare un buon inizio.
Auguri!