Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

martedì 31 gennaio 2012

domenica 29 gennaio 2012

Che domenica!

Buona domenica! 


Oggi mi dedicherò ai festeggiamenti per i sessant'anni della mia mamma! 
 Andiamo a mangiare fuori, lei non sa cucinare nemmeno un uovo e quel che è peggio non le piace proprio! 
Io ho imparato a cucinare da mio padre, che invece adora fare da mangiare. 
Da mia madre ho imparato molte cose, prima fra tutte non avere mai paura di dire le cose come stanno, neanche di fronte al Papa o al presidente della Repubblica! 
Mi ha insegnato, senza che me ne rendessi conto, la tolleranza e il rispetto, e non è poco, dove vivo io, ve l'assicuro! 
Eppoi, la cosa più importante, a non prendermi troppo sul serio e a essere leggera! 


 A lei, che l'adora, a M.P. Black e a Devis che sono certa apprezzeranno, dedico "Teenage Dream" di Katy Perry. (Mi spiace Lerigo!) 


Dimenticavo!
Se siete iscritti in aNobii vi consiglio di dare un'occhiata a questa discussione, si parla di me e di Esedion!


Buonissima domenica! 

sabato 28 gennaio 2012

Aneddoto

Post al volo!


In alto trovate il trailer realizzato da Mauro Fantini per il San Giorgio di Mantova Fantasy, è veramente molto emozionante! 
Così giusto per ricordarsi del 9-10 giugno...


A destra trovate il mio nuovo titolo identificativo assegnatomi dal Traz: donna ispiratrice di catastrofi.
Ne sono molto fiera!


Di seguito l'aneddoto della mattina, se ci penso ancora rido.
Fatti e persone citate sono puramente causali (e non è un errore di battitura.)


Due colleghe dai ruoli differenti si incontrano in profumeria, davanti all'espositore dei cosmetici di una marca non precisata, entrambe sono interessate agli smalti.
La prima è alta con una cascata di riccioli rossi da far invidia a Nicole Kidman, della seconda non è dato sapere il colore dei capelli, sono ben nascosti tra il berretto e la sciarpa.
"Ciao! Anche tu prendi degli smalti?" chiede la prima.
"Cercavo qualcosa per rinforzare le unghie, sai mi si spezzano sempre quando chiudo le clip dei vestiti dei bimbi"
"Ah, ti capisco! Capita la stessa cosa anche a me quando si inceppa il caricatore della pistola, di quei nervi!"
"..."


Morale della favola:


Con alcune colleghe meglio non litigare!



(Monica Vitti nello splendido film "La ragazza con la pistola")

venerdì 27 gennaio 2012

Alcuni cambiamenti, un racconto e una canzone

Sono tornata sulla mia isola come vedete.
Ho aperto il corridoio dimensionale e sono passata da un pianeta sconosciuto alla mia Estreira.
Che piacere tornarci! Non avrei dovuto, lo so, mentre si corregge si dovrebbe essere concentrati, ma che ci posso fare se Alex mi chiama a gran voce? 
Sarei veramente sgarbata a non rispondere, vi pare?
Dunque oggi sono successe molte cose degne di nota, a parte il terremoto, a parte il ritorno a Estreira, a parte  farmi male gli occhi per il poco sonno, a parte fare i miei soliti disastri... sono andata a correre!
Dopo una settimana di clausura forzata è stata una liberazione! 
Questo mi ha fatto tornare in mente un mio vecchio racconto "Di corsa" che avevo pubblicato nel blog e poi rimosso. Mi ha fatto tornare in mente la canzone che l'aveva ispirato. 
Rileggere il racconto mi ha delusa perché non mi ha trasmesso più l'emozione di quando l'ho scritto. Suppongo capiti però mi ha fatto pensare molto. L'avevo tolto dal blog perché pensavo di lavorarci sopra e scrivere qualcosa di più complesso, ma ho cambiato idea perciò se vorrete leggerlo è quello che segue.



Di corsa

Correre.
Sono dieci anni che attende di correre, sente la gioia riempirgli l’animo e si guarda quei piedi, che sono nuovi e antichi, toccare terra con ritmo ed eleganza.
La strada è deserta, si è alzato prestissimo per non incontrare nessuno, vuole che la sua corsa sia solitaria, deve poter assaporare ogni istante di quel momento, vuole percepire solo se stesso e il mondo, senza incontrare uno sguardo, senza scorgere anima viva.
Le lunghe falcate mostrano una tecnica sapiente di corsa. Non è un novellino, non ha dimenticato e le gambe si muovono come se non avesse fatto altro ogni giorno della sua vita, come se non fosse trascorso che un battito di ciglia da allora…
Gli manca l’allenamento e i muscoli, nuovi e antichi, gridano, il cuore inizia a pompare il sangue e le orecchie sono martellate dai battiti.
Ha una mèta che lo aspetta, vuole arrivare presto, vuole concludere quello che è stato iniziato, ma non ce la fa e, contro ogni avvertenza, contro ogni aspettativa, si ferma e posa le mani sulle ginocchia.
Piegato, ansante, fissa ancora una volta sbalordito i suoi piedi, chiedendosi come ha fatto a vivere senza correre. Passano istanti che paiono lunghissimi, la memoria vaga nel passato recente, in cui la sua immobilità era reale, concreta, solida come delle sbarre che lo tenevano prigioniero.
Il bianco del soffitto, il bianco delle lenzuola, il bianco assoluto. L’assenza di qualsiasi colore dalla sua vita, l’annullamento di sé.
Perché il vuoto non è il nero, il vuoto è il bianco degli occhi della pietà della gente, che non lo fissava nelle pupille, sfuggendo il suo sguardo. Il bianco delle infermiere che si avvicinavano con finti sorrisi.
Il bianco dei cuscini a cui doveva appoggiarsi, ora a destra e ora a sinistra, anche se non sentiva più né destra né sinistra. Anche se tutto era assenza, anche se niente aveva significato.
Scuote la testa, si raddrizza e, un passo dopo l’altro, si avvicina alla mèta, al ponte.
Una paura ben nota ma estranea si impossessa delle sue gambe, comincia già a percepire un mormorio lontano, una voce che chiama il suo nome. I piedi, nuovi e antichi, sembra vogliano rifiutarsi di arrivare al ponte, lui insiste.
Ora cammina, lo sforzo è grande, i muscoli nuovi e antichi oppongono una resistenza che lo affatica e di cui non si stupisce. Il momento sta per arrivare, mancano pochi metri, eppure non sa se ce la farà.
Si chiede se avrà veramente il coraggio di fare quello che ha fatto lei.
L’essere che vive in quelle gambe, la donna che ne aveva una parte, conosceva quel ponte, e lo riconosce anche ora, lo teme e lo desidera. Un brivido di consapevolezza lo distrae, lei è combattuta e lo lascia fare.
In pochi rapidi passi è arrivato; finalmente.
La voce non tace mai, la sente anche ora. Una cantilena di pianto inconsolabile.
Un effetto collaterale delle nuove generazioni di impianti neurali, che aiutano le persone come lui, che hanno danni spinali. Così l’avevano definito: memoria sensoriale periferica.
Sorride. Dicevano che sarebbe passato in pochi giorni.
Gli aveva creduto.
Come poteva non credere ai dottori, agli scienziati che gli avevano promesso e regalato il dono delle sue stesse gambe?
Li aveva ringraziati, li aveva benedetti tutti quanti: medici e infermieri.
Avevano realizzato quello che solo a Dio era concesso: gli avevano restituito la vita.
Come poteva non credere alle loro parole?
Ma la voce della donna riecheggia in lui ogni notte. Chiede di morire, vuole morire. Doveva essere giovane, almeno quanto lui, doveva essere infelice, la sua tristezza la percepisce bene, gli attanaglia il cuore da mesi, lo soffoca. L’ha cercata, ha indagato, voleva sapere chi era. All’inizio, per ringraziare la sua famiglia, poi semplicemente per farla tacere, per mettere fine alla sofferenza.
Tutto è stato inutile, di lei sa solo quello che la voce racconta tra i lamenti.
Lui è stanco, non sopporta più quella vita, quella voce, quella disperazione, ma non vuole tornare fermo.
Gettandosi nel vuoto annullerà l’esperimento, tornerà a essere informe, non potrà più correre. Almeno morirà per sempre, non un giorno alla volta.
Si rivede immobile, con gli occhi che vagano in cerca di una mosca. Persino un insetto così piccolo poteva muoversi libero, mentre lui era fermo, come un sasso. Almeno le piante sono mosse dal vento, lui era troppo pensante persino per farsi portare dal vento.
No, non vuole più essere prigioniero di se stesso, del proprio corpo.
Stringe forte i pugni chiusi, le unghie gli fanno male nella carne, ed è così felice che quel dolore lo riporti alla realtà.
Quell’istante è il momento preciso in cui il buio perde la battaglia contro la luce.
I primi raggi di sole mostrano il ponte e lui sa chiaramente che lo deve fare.
Alla fine ha deciso di ascoltare le sue nuove e antiche gambe ed è arrivato lì dove tutto era finito per lei.
Una voce dentro la sua mente grida aiuto; la sente supplicare.
Chi avrebbe detto che con le terminazioni nervose delle gambe, sarebbero arrivati anche i ricordi?
Gli ultimi momenti di esistenza dell’essere umano a cui in precedenza erano appartenute.
Sono notti che vede quel ponte, è da lì che la donna si è gettata.
Se si concentra può percepire il ticchettio della pioggia sulla testa, sulla testa della donna.
Era quasi notte, le luci dei fari delle auto erano riflesse mille volte dall’acqua che cadeva scrosciante.
Durante alcuni sogni è riuscito persino a percepire il brivido della caduta, l’attimo prima che il freddo, come aghi acuminati, trafiggesse la carne di quella povera ragazza.
Quale coraggio aveva avuto nel gettarsi!
Lui non sapeva se l’avrebbe avuto, ormai era lì; l’avrebbe scoperto presto.
Guarda il ponte e ne è affascinato.
Ha una bella linea, è solido e a campata unica, si estende per una trentina di metri, poche auto transitano e in quel momento non c’è nessuno.
Gli sembra di avere atteso tutto quel tempo solo per arrivare fino a lì, fino a quel ponte, che permetterà di attraversare finalmente il confine della vita e della morte.
L’uomo appoggia le mani sul parapetto in cemento e lentamente vi sale. Una volta diritto, in piedi, guarda il vuoto sottostante. L’acqua lo chiama, una quindicina di metri più sotto, scorre forte e lieta, incurante di tutto, di tutti, di lui e di lei. Ha l’impressione di conoscere anche la voce della corrente. Chiude gli occhi.
Chissà se anche lei aveva sentito il richiamo dell’acqua?
Ora non sta pensando alla donna, ora pensa alle sue gambe, nuove e vecchie, ai suoi piedi.
Li guarda un’ultima volta e li trova belli.
Quando era piccolo non avrebbe mai creduto che le sue gambe sarebbero state la fonte di tanto dolore e di tanta gioia. Le corse che faceva con i suoi amici erano normali e scontate, come respirare.
Sorride e un velo di malinconia gli scende sul viso.
Ha aspettato dieci anni per poter correre di nuovo. Ora ha corso, è felice.
I suoi ultimi ricordi saranno la gioia di avere compiuto un miracolo, di avere beffato la sorte e di avere vinto. Proprio mentre pensa questo, l’amarezza del gesto che sta per compiere lo frena un secondo. Una parte di lui ha paura, paura del buio, del freddo. Sa già che gli mancheranno il sole, le stelle e il blu del cielo.
E correre, ah, quanto gli mancherà correre!
Sentire il vento nei capelli e il calore nel viso.
Gli è mancato per così tanto tempo che ormai dovrebbe essersi abituato, eppure, anche ora, quando tutto è deciso, quando tutto ormai è inevitabile, una parte di lui vorrebbe correre, tornare a casa, di corsa.
Apre le braccia e così, come vuole la natura, cade. Vorrebbe cadere, deve cadere.
Quelle gambe, nuove e antiche, non lo lasciano.
I piedi non si muovono.
Prima il destro e poi il sinistro si voltano, scendono dal muretto.
Un passo dopo l’altro, l’uomo inizia a correre.
Lo stupore lo assale e con esso una gioia immensa. I suoi piedi sono suoi, le sue gambe sono sue, hanno trent’anni come lui e la rete neurale lo sa e tace.
La rete neurale vuole correre, la donna vuole ridere.
Correre, entrambi vogliono solo correre.
La sente vicina, come mai prima di quel momento. Non ode la sua voce, percepisce direttamente la gioia della corsa. Il cuore che batte dentro il suo cuore, la sensazione di pace che aveva cercato, l’ha trovata correndo.
Ride e la sua risata risuona in tutta la sua testa e gli dà gioia come poche cose nella sua vita.
Poi, eccola, cristallina, è lei che parla.
Si scusa, chiede pazienza, è la sua natura e non la può rinnegare.
Forse lo porterà ancora sul ciglio del ponte, forse piangerà ancora di notte, ma lo prega di correre, di portare quelle gambe, nuove e antiche, in giro per le strade. Percorrere leggere il mondo e gioire della corsa come ha appena fatto con la memoria.
Si sforzerà di seguirlo, di stargli dietro, non gli farà più del male.
Lei è già caduta, non lo farà più cadere.



Questa è la canzone che l'ha ispirato


Buon week end!



martedì 24 gennaio 2012

Saluti e Giorno della memoria

Mancano ancora un paio di giorni alla giornata della memoria ma l'anticipo poichè prossimamente, cioè appena concluso questo post, inizierò un lavoro un po' impegnativo dovrò mettere in pausa il blog. 
Niente paura(o sospiro di sollievo), non sparisco, passerò a trovarvi ma non potrò dedicare troppo tempo a girellare nel web.


Il testo dell'articolo 1 della legge definisce così le finalità del Giorno della Memoria:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.[1] »


Per ricordare questi avvenimenti così tragici suggerisco dei libri, ovviamente.
Il primo è sicuramente il Diario di Anna Frank, la mia prima lettura da ragazzina sui temi della Shoah, devo dire che allora c'era molta meno paura di oggi di dire le cose come stavano, forse perchè erano vivi molti soldati che alla guerra avevano preso parte.
Un bel libro per ragazzi è "Quando Hitler rubò il coniglio rosa" di Judith Kerr

Quando Hitler rubò il coniglio rosa

Anna è una bambina quando con la sua famiglia deve lasciare la Germania, perché lei è ebrea e nel Paese è arrivato Hitler. Anna dovrà abbandonare la sua casa, la sua scuola, i suoi giochi... E anche il suo amato coniglio rosa. Davanti a lei e alla sua famiglia si apre un futuro incerto, paesi sconosciuti, città nuove. Ma cambiare vita può anche diventare una bella avventura, se si sta tutti insieme. Età di lettura: da 10 anni.

L'ho letto tempo fa e mi è rimasta una bella impressione.

Più famoso è senza dubbio un libro che adoro "Il bambino con il pigiama a righe" di John Boyne


 Il mio commento anobiano quando lo lessi fu:

Un libro semplice da leggere che lascia il vuoto dietro di sè e il panico nel lettore. 
Un libro che trae la sua forza da quello che non è scritto. 
Un libro con alcune frasi veramente da incorniciare a memoria imperitura. 
Un libro che mi lascia senza parole. 
Un libro da leggere.


Sono ancora di questa opinione.

Libri testimonianza per adulti ce ne sono molti, per fortuna e ve li lascio scegliere.
Vi segnalo solo un film che a me è piaciuto molto e se vi è sfuggito dovete rimediare perchè merita.
La finestra di fronte un film del 2003 diretto da Ferzan Özpetek,

e anche uno che ha meno poesia ma che da lettrice mi ha inquietata non poco

The Reader, A voce alta, un film di Stephen Daldry tratto dal libro The reader è un libro di Schlink Bernhard

A voce alta. The reader


Naturalmente qualora non l'aveste  ancora letto rimane sempre valido il consiglio di leggere


"Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer, uno scrittore che amo molto, per la sua capacità di svelare molti aspetti dell'animo umano. In questo libro ha il coraggio di porsi dalla parte dei non eroi e di farci chiedere "noi che avremmo fatto?" Dopo che avrete letto questo libro la risposta potrebbe non essere così scontata.

Ci sentiamo presto!

lunedì 23 gennaio 2012

Il corvo di cristallo - commento




Il corvo di cristallo
di Chiara Panzuti
Linee Infinite Edizioni
734 p.



Dopo la distruzione della Terra solo due bambini sopravvivono al massacro. Salvati da un gruppo di alieni, danno vita a una nuova razza dal DNA misto, diventando i rispettivi sovrani di due pianeti in guerra tra loro. In un futuro che nasconde ancora tracce dei perduti sentimenti umani, solo una pietra sembra in grado di porre fine alla guerra. Una pietra legata ai fili invisibili di una sconosciuta Profezia terrestre. Una missione di ricerca mai compiuta prima porterà una ragazza a seguire le orme di un mondo ormai morto, un mondo in cui il futuro e il passato si intrecciano tra loro, aiutandola a scoprire gli antichi sentimenti che porta nel sangue. Nel corso del viaggio imparerà ad affrontare la vita, la paura della morte, i suoi limiti e le sue debolezze. In una realtà dove il futuro è soltanto lo specchio del passato degli uomini, incontrerà angeli, draghi, ombre e fantasmi che la aiuteranno ad andare al di là di ogni apparenza, spingendola a guardare in un’unica direzione: dentro se stessa.

La splendida copertina è stata realizzata da Ilaria Trombi

L'autrice

Chiara Panzuti è nata il 18 Febbraio 1988 a Milano. Ha frequentato il liceo classico e successivamente un corso triennale di Illustrazione e Animazione Multimediale all’Istituto Europeo di Design. Attualmente lavora come collaboratrice in un piccolo service editoriale. Ama il cinema e quando scrive si ispira ai film fantasy e di avventura. Adora viaggiare, soprattutto nei posti freddi; il suo sogno è visitare la Groenlandia e le isole Svalbard.

Il mio commento

In un mondo che non è il nostro, Titania, in cui una razza generata dalla fusione tra alieni e umani, gli Axer, combatte una guerra contro Starsei e i Craisi, tre ragazzi vedranno la loro vita andare in pezzi.
Una società in cui esiste solo la guerra, retta da una terribile sovrana dittatrice, figlia degli esperimenti genetici Oxfandra che persegue l’unico obiettivo di distruggere il fratello gemello Nemus, capostipite dei Craisi.
Su Titania o sei Yark, soldato combattente armato o sei Harke, tecnologico combattente al computer. Akira, Yuri e Cleo sono Harke che ogni giorno si recano in una delle quattro torri per svolgere il loro compito di distruzione informatica dei sistemi craisi.
Tutto cambia quando Akira diviene la cercatrice del Corvo, l’arma finale che consentirà a Oxfandra di vincere la guerra.
Un universo da esplorare, tre amici, prove da superare compagni di viaggio inaspettati, morti, amori impossibili e amori segreti, passioni c’è tutto in questo romanzo di fantascienza e di formazione che vede l’evolversi della personalità di Akira fino al finale assolutamente inaspettato e sorprendente.
L’autrice ha creato un universo di mondi originali in cui la malinconia regna sovrana, in cui la mancanza appare come l’elemento collante di tutta la storia. Sia essa mancanza di volontà di scegliere, di pace, di libertà, di radici, di amore.
A ognuno dei personaggi manca qualcosa, e il viaggio li aiuta a completare quella parte di sé che andrebbe rovinata se lasciata incompleta. Credo siano i personaggi, oltre naturalmente all’intreccio veramente ben congeniato, la parte più notevole del libro. Alcuni sono veramente realistici come Alarico o Kyle, la stessa protagonista mostra una crescita interiore notevole attraverso l’evolversi delle vicende.
Un bel tomo da settecento pagine che, incredibile a dirsi nel mondo fantasy, è autoconclusivo. Leggerlo farà riflettere sui valori più importanti della vita umana, ma anche ridere e sarà facilissimo farsi catturare dalla lettura.
Un esordio per molti versi sorprendente, per la complessità dei temi ma anche per la bravura nell’affrontarli, lo consiglio agli amanti della fantascienza e spero di leggere presto nuove storie di Chiara Panzuti.

domenica 22 gennaio 2012

Supereroi

Mi sono imbattuta per caso nel gruppo Mondo Nerd  ho scoperto la splendida rubrica il "Pin Up del giorno", immagini dedicate ai supereroi di fumetti e anime.
Ovviamente sono andata a cercarmi il mio preferito e ho trovato anche una vecchia conoscenza.


Il primo è lui: l'unico, l'inimitabile, l'oscuro che porta la luce, quello che è diventato supereroe per sua scelta, facendo fruttare al massimo la sua intelligenza.
Il cavaliere oscuro



Batman, di Gerald Parel.




Batman, di Simone Bianchi.



Batman di Rafel Grampà.

Dopo Batman nessun altro come lui...


Ok, sarò onesta, Peter Parker mi fa morir dal ridere, lo confesso, ma non c'era nessuna immagine!
Poco Pin Up in effetti sempre su per questi muri!^_^


Rettifica nello splendido sito di Simone Bianchi ho trovato un'immagine stupenda di Spider Man provate a guardare il sito dell'artista.




La vera sorpresa è stata ritrovare il pirata a cui fanno un baffo tutti i pirati, l'uomo che sapeva come far bruciare le donne XD


Capitan Harlock di Leiji Matsumoto



E se siete troppo giovani per aver mai sentito parlare di Capitan Harlock vi lascio anche un Link