Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

Italia: terra d'amori, arte e sapori

Italia: terra d'amori, arte e sapori
EWWA

venerdì 8 dicembre 2017

Cronache di Gaia tutte nuove!

Ciao a tutti!
La saga delle Cronache di Gaia ritorna con nuove bellissime copertine realizzate da Elira Pulaj, con nuovi titoli e con diverse correzioni, specie nell’ultimo romanzo, fatte sotto l’editing attento di Solange Mela.
Che ne dite di passare il Natale a casa di Andrej Kurikov in compagnia di Amélie Rousseau e Johannes?
Trilogia mockup

Pearls_Claudia Tonin
Amore, dolore, rivoluzione, Terra, Marte.
Tutto portava a quel pianeta, così lontano, non solo nello spazio ma anche nel tempo. Il luogo in cui riviveva l’assetto antico.
Quando Moira guarda suo figlio per la prima volta capisce di non poterlo abbandonare. Perché le hanno fatto questo? Il suo vincolo verso Gaia si sarebbe concluso con questa gravidanza e le sarebbe stato concesso il privilegio di tenere la sua ultima bambina.
Adesso invece tutto sembra una crudele beffa, persino la dottoressa che la seguiva durante la gravidanza in realtà è un uomo che le propone di partire per Marte se vuole salvare suo figlio.
Quando il comandante Nancy Freeman capisce il terribile piano che ha coinvolto la sua migliore amica Moira non ha un momento di esitazione e la segue nel viaggio verso il pianeta rosso. Pensa che non sarà difficile mettere fuori combattimento il medico della resistenza marziana e il pilota dell’astronave. Non ha dubbi che riuscirà a risolvere ogni problema, almeno finché non capisce chi è l’uomo che piloterà la Starlight e che la vuole portare su Marte.
Amélie è una brillante giornalista che si sente la donna più fortunata di Gaia quando viene scelta per scrivere la storia della nascita del loro mondo attraverso le interviste alle sette sorelle fondatrici. Per lei, cresciuta nel culto di Han Chan Mei, la leader mondiale di Gaia, questo incarico è un onore immenso. Il dialogo privato con le feroci politiche che non hanno esitato a uccidere milioni di maschi la porta però a mettere in dubbio tutte le sue certezze e a vedere molte crepe nel mondo perfetto di Gaia.
I destini di queste tre donne stanno per legarsi per sempre al geniale Andrej Kurikov, lo scienziato più brillante che Gaia abbia mai avuto, l’uomo che ha giurato di distruggere le sette sorelle fondatrici e il mondo che hanno creato.
“L’infanzia è finita, il destino è segnato. È arrivato il momento di servire Gaia.”
Sono passati dodici anni e Sam non è più il neonato che Moira stringeva tra le braccia mentre metteva piede su Marte. Il ragazzo è cresciuto assieme al senso di disagio verso la società femminile di Gaia. Nonostante l’amicizia che lo lega a Johanna lasciare la sua famiglia e andare a sud, nella scuola maschile del Forte, è proprio quello che desiderava. Non sarà solo, suo padre e Johannes lo seguiranno passo a passo mentre nuovi amici gli si stringeranno attorno.
Anche Han Chan Mei lo segue da lontano, sa che quel ragazzo potrebbe diventare un problema. Per questo è stata generata una bambina molto speciale e ha preparato una nuova governatrice in grado di tenere testa alla resistenza.
In una lenta partita a scacchi Han Chan Mei e Andrej Kurikov si sfidano muovendo i loro pezzi e disponendoli con abilità nella scacchiera. Eppure, nel mezzo dei due contendenti, c’è chi non vuole essere solo un pedone e pensa che non sia necessario uno scacco matto per porre fine alla partita.
Nella seconda parte de Le cronache di Gaia una nuova generazione si affaccia alla lotta e l’esito della sfida non sarà per nulla scontato.
“Uomini e donne della Terra e di Marte vi saluto.
Se siete in ascolto, siete parte della resistenza marziana e a voi va il nostro grazie per i sacrifici che state compiendo.
La rivoluzione è iniziata!”
Nel 2197 le ventenni Johanna e Tashia hanno completato i loro studi su Marte e sono da pochi mesi su Gaia per perfezionare la loro istruzione e poter dare il loro contributo alla società. Anche Sam e Marco si stanno preparando per il loro futuro. I bambini sono cresciuti e sono diventati degli adulti determinati a realizzare se stessi e i loro sogni.
Sotto il governo di Amélie Rousseau Europa è diventata una colonia ben avviata ma il vento della rivolta arriva fin lì costringendo la governatrice a tornare su Marte per parlare con il suo rivale di sempre Andrej Kurikov. Il loro incontro segnerà l’inizio della rivolta che la resistenza marziana prepara da vent’anni.
La fiamma della rivoluzione divampa inarrestabile travolgendo Marte e Gaia ma anche le vite di Johanna e Sam. I due amici d’infanzia si troveranno da parti opposte della barricata a combattere una guerra che non hanno voluto e che minaccia le vite delle persone a loro care.

martedì 23 agosto 2016

La finestra sul mare - Commento

Da molto tempo non vi parlo più di libri.
Con molto piacere oggi vi  vorrei parlare del meraviglioso romanzo di Sabrina Grementieri, una scrittrice italiana davvero molto brava. La finestra sul mare è un viaggio nella bellissima terra del Salento ma anche il percorso di crescita di due persone profonde e dal vissuto complesso.




Editore: SPERLING & KUPFER
Pagine: 325
Prezzo E-Book: € 9,99
Prezzo Cartaceo: € 15,22 
Genere:  NARRATIVA MODERNA
Serie: ROMANZO CONCLUSIVO 

Sinossi:
Sono le sei del mattino quando il telefono squilla e una voce, all’altro capo dell’apparecchio, annuncia tra le lacrime la morte di nonna Adele. È il primo giorno di aprile e la vita di Viola da allora non sarà più la stessa. Nonna Adele le ha lasciato in eredità l’antica masseria di famiglia nel Salento. Dell’antico splendore però è rimasto ben poco. La facciata, un tempo bianca e ben curata, è ormai grigia e scrostata, erba e sterpaglie crescono indisturbate ovunque e la buganvillea che incorniciava rigogliosa la porta principale ha visto di certo giorni migliori. Solo il vecchio, grande ulivo al centro della corte sembra sopravvivere, imperturbabile, a quella desolazione. Viola non sa che farsene della masseria. Per di più, i ricordi racchiusi tra quelle mura sono troppo dolorosi. Non ha niente da perdere, così decide di partire. Non è certa che sia la scelta giusta. Di sicuro non è la più semplice. E qualcuno sembra non gradire il suo arrivo alla masseria. Tra distese di ulivi, mandorli, papaveri e un mare azzurro come il cielo, dopo tanti ostacoli, Viola ritroverà finalmente la perduta strada di casa e dell’amore.

Il mio commento


La finestra sul mare è in realtà una passaporta, un teletrasporto verso il Salento. Leggendolo si viene catapultati nei profumi, nei colori della Puglia. Seguiamo Viola nel suo progetto di restaurare la masseria della nonna Adele e nello stesso tempo partecipiamo al suo evolvere e maturare come donna. Il percorso è irto di ostacoli ma anche di piacevoli incontri. Primo fra tutti quello con Nico, un bambino speciale a cui ci affezioneremo tutti, poi arriverà Aris con il suo passato pesante e le catene che lo tengono all'ormeggio mentre vorrebbe veleggiare lontano.
Viola e Aris si aiutano e maturano assieme mentre l'estate avanza e ostacoli pesanti si frappongono a loro due e al recupero della masseria.
Una storia piena di luce e di sentimento che dà al lettore non solo delle ore piacevoli ma anche spunti di riflessione.
La cosa che mi ha colpito di più è stato il ritmo che il libro è riuscito a impormi, solo i grandi scrittori riescono a obbligare il lettore a seguire la loro storia con il ritmo che vogliono loro.

Complimenti all'autrice che anche in questo libro è riuscita a rendere protagonisti i valori importanti come la famiglia e gli affetti più veri.

martedì 12 luglio 2016

Marea Le cronache di Gaia #3

Una bravissima scrittrice con il suo libro mi ha ricordato un detto che avevo scordato: "finito è meglio di perfetto".
Le cronache di Gaia sono finite, è on line anche il terzo capitolo della saga.
Forse Marea non sarà perfetto, forse lo avrei potuto ampliare ancora, forse avrei potuto salvare qualcuno e descrivere meglio la morte di qualcun'altra...
Ma il click è stato dato e ora la storia non è più mia ma vostra.
Se vi va potete leggerla su Amazon, iBooksKobo e GooglePlay.


"Uomini e donne della Terra e di Marte vi saluto. 

Se siete in ascolto, siete parte della resistenza marziana e a voi va il nostro grazie per i sacrifici che state compiendo. 

La rivoluzione è iniziata!"



Marea Le cronache di Gaia #3

Una bravissima scrittrice con il suo libro mi ha ricordato un detto che avevo scordato: "finito è meglio di perfetto".
Le cronache di Gaia sono finite, è on line anche il terzo capitolo della saga.
Forse Marea non sarà perfetto, forse lo avrei potuto ampliare ancora, forse avrei potuto salvare qualcuno e descrivere meglio la morte di qualcun'altra...
Ma il click è stato dato e ora la storia non è più mia ma vostra.
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"Uomini e donne della Terra e di Marte vi saluto. 

Se siete in ascolto, siete parte della resistenza marziana e a voi va il nostro grazie per i sacrifici che state compiendo. 

La rivoluzione è iniziata!"



venerdì 6 maggio 2016

Il mistero dodici sedie - un racconto del Terremoto 40 dopo

Due anni fa in occasione dell'uscita dell'antologia Ewwa dedicata alla Rai avevo scritto un racconto.
Poi non me la sono sentita di condividerlo con altri, così è rimasto nel portatile in attesa.
Oggi è il giorno giusto. Sono passati 40 anni da allora.

IL MISTERO DELLE DODICI SEDIE

Il pancione di Ivana entra per primo, seguito da Elio che ci sorride e ci saluta tutti, iniziando a parlare con quella cadenza divertente che mi piace tanto.
La mamma sta finendo di lavare dei panni in bagno, li saluta appena e torna a tuffarsi nelle sue faccende; vuole finire presto per stare con gli ospiti.
Mio papà li fa sedere con noi sul divano.
«Ci avete fatto davvero una bella sorpresa!»
So che a papà mancano i suoi vecchi amici, noi abitiamo lontano e con i suoi turni di lavoro non riesce a trovarsi con loro la domenica.
«Manca poco» dice Elio, mettendo la mano sulla pancia enorme di Ivana.
«Dovrebbe nascere tra una settimana, se tutto va bene.»
«Una bambina!» urla mia madre.
L’appartamento è piccolo, appena 70 mq e, anche se noi siamo seduti sul divano in salotto, lei ci sente bene e chiacchiera con noi.
Sono in pigiama e guardo la televisione con i grandi. Sono contentissima, visto che abbiamo visite posso restare alzata dopo il carosello e fermarmi con loro. Mi sento grande anche io!
Ivana mi fa i complimenti per i codini, io rido e le chiedo se posso toccarle la pancia.
Papà ed Elio guardano un film per i grandi e non capisco proprio tutto quello che dicono le persone della storia. Non importa è bello essere qui tutti assieme. Anche la mamma ha finito ed è venuta a sedersi vicino a me.
Dopo però si alza, va a prendere qualcosa per gli ospiti.
Ivana vuole alzarsi, ma mio papà le dice di stare comoda.
«Con tutto quel peso, dove vuoi andare? » le chiede, ridendo con Elio.
Deve pesare davvero tanto se non ce la fa nemmeno ad alzarsi!
Sono accoccolata sulla pancia di Ivana, voglio sentire anche io questa bambina piccola, nascosta, ma che dà calci forti.
Papà ha appena messo il vassoio sul tavolo grande, quello tondo al centro della sala, quando un rumore fortissimo mi fa alzare la testa.
«Che succede?»
Elio smette di guardare la tv e si gira verso mio padre.
«Il lampadario!»
La sua voce è tutta differente da quella allegra che conosco.
Ma è quello che dice mia madre a far impazzire tutti i grandi.
«Il terremoto!»
«Ciapa a tosa! Via, via!» dice Elio.
Non ha ancora smesso di dirlo che sento le braccia di Ivana attorno a me, mi ha presa e si è sollevata senza sforzo dal divano.
In un attimo siamo già fuori dall'appartamento, sul pianerottolo.
Scende le scale a una velocità così grande che mi sembra di volare fuori dal palazzo.
Non capisco, ci sono tutti i miei vicini che corrono in strada e sono tutti strani…
La signora Maria è in vestaglia, l’Antonietta addirittura in camicia da notte!
Che sta succedendo?
Dove sono mamma e papà?
Ivana ha il fiatone, mi guardo intorno in cerca della mamma, ho paura e anche tutti i grandi intorno a me sono pieni di paura.
Vedo papà portare fuori la mamma tenendola per mano, camminano in modo strano, o è il palazzo che si muove?
Le dita di Ivana mi stringono fortissimo, mentre Elio guarda in su.
Tutti i grandi guardano in su.
Mamma mi prende in braccio, mentre Elio abbraccia sua moglie.
Papà ci stringe tutte e due mentre un altro rumore forte fa gridare l’Antonietta.
Restiamo lì tutti quanti, a guardare quel palazzo per molto tempo.
Per fortuna oggi era caldo e anche se è notte e siamo mezzi svestiti, non si sta male.
I grandi hanno tutti l’aria persa, non ho mai visto papà così serio. Noi piccoli abbiamo già iniziato a giocare.
«Via da lì, distante dalla casa» urla Ida, quella del secondo piano, a Enrico che voleva prendere il pallone che aveva lasciato sotto il portico di casa sua, che è proprio di fronte al palazzo.
Ci sediamo per terra, tra mia mamma e Ivana che si tocca la pancia e un po’ piange e un po’ ride perché quella bambina, come dice mamma, le dà un sacco di calci. Elio e Ivana restano con noi per qualche tempo ma alla fine montano in macchina e gli faccio ciao ciao con la mano mentre se ne vanno. Resto in braccio alla mamma che seduta sul marciapiede mi stringe forte, poi mi addormento.


La luce del mattino ci trova tutti assonnati, i grandi non li avevo mai visti così. Mio papà tocca una crepa sul muro del palazzo, proprio vicino al portone d’ingresso; alla fine uno dopo l’altro i miei vicini salgono in casa.
Nell’appartamento ci sono tante cose per terra, la mamma brontola un po’, ma sembra contenta. Io vado a dormire e quando mi alzo papà non c’è, il suo turno in ospedale iniziava alle due del pomeriggio e lui è già uscito.
Mamma mi prende in braccio e ci mettiamo davanti alla televisione.
«Maria Santissima» dice con una voce così strana.
Mostrano persone in mezzo ai sassi, hanno delle divise e scavano, la voce della tv dice che ci sono stati tanti morti.
Un vecchietto con gli occhiali neri va a vedere tutto quel disastro e mia madre singhiozza.
Alzo la testa e vedo che piange.
«Mamma?»
«Stsss, stsss»
«Che è successo a quelle persone?»
«C’è stato il terremoto e le case sono crollate.»
«E noi? »
«Da noi no, per fortuna»
La sera papà torna tardi, ma lo aspettiamo tutte e due sveglie, siamo fuori nel giardino del condominio assieme agli altri.
«In Friuli che disastro, quanti morti!» dice Antonietta alla Ida.
«Per televisione hanno fatto vedere Gemona, poretti» risponde lei, poi si volta verso mia madre.
«No sta mostrarghe a teevision a la tosa, se no a se impresiona» dice a mia madre.
«Perché non dovrebbe guardare la televisione? È così piccola, non si ricorderà di niente» la tranquillizza e mi accarezza la testa mentre guardiamo in alto, verso le finestre del terzo piano, dove c’è il nostro appartamento.


Il mio primo ricordo è la soddisfazione di fare qualcosa di straordinario come guardare un programma alla televisione oltre l’orario consentito ai bambini. Sono felice, tenuta in braccio dalle persone che mi amano. Una gioia piena ma breve, perché tutto finisce con un boato. Il terrore si impossessa di chi ho sempre pensato essere invincibile e una donna grossa, pesante e impacciata, che aveva una bambina dentro la pancia, mi afferra e mi fa volare giù per le sei rampe di scale del mio palazzo.

Erano le 21.00 del 6 maggio 1976 e nella prima rete trasmettevano "Il mistero delle dodici sedie". Non ho mai saputo come sia finito quel film.




giovedì 24 dicembre 2015

Un Natale a Villa Maria

-1 a Natale
Ciao a tutti!
Oggi è la vigilia di Natale e immagino che molti siano indaffarati, con gli ultimi regali o con i preparativi per cena e o pranzo di Natale.
Il mio ultimo racconto prima di Natale è dedicato a chi ha corso sempre e alla fine si è fermato, in un luogo che probabilmente non abbiamo mai considerato molto natalizio.
Con questa storia scritta per il sito di Edizioni Domino si conclude la mia piccola raccolta.
Non mi resta che augurarvi:
Buon Natale!






Un Natale a Villa Maria


Le luci rosse e blu dell’albero di Natale si accendono a intermittenza.
Linda sorride soddisfatta contemplando la sua opera.
“Adesso dobbiamo solo preparare il presepio, domani Arturo ci porta il muschio e poi cominciamo. Va bene Eva?”
Le sorrido.
“Certo che va bene, mi piace Natale!”
“A chi lo dici! Persino questo posto si ravviva un po’ con le luci e i festoni. Anche da te ci sono gli alberi di Natale?”
“Quando ero piccola, con comunismo, non potevamo, ma ora mia sorella fa albero tutti gli anni.”
Ricordo che mia nonna amava dire le preghiere a Natale e anche se non si poteva.
Povera nonna! Morta così giovane.
Poi mi guardo in giro. 
Sono nella sala ricreazione di Villa Maria, la casa di riposo dove lavoro.
Le carrozzine con i vecchi mi circondano, Maria si sta asciugando gli occhi da quando abbiamo preso l’abete di plastica e lo guarda come fosse un gioiello. Ada canta la sua nenia e Vilma osserva qualcosa fuori dalla finestra.
Forse è meglio che nonna sia morta giovane.
È il terzo Natale che faccio qui.
Che pena tutti questi poveri vecchi abbandonati e soli!
Oh, ci sono anche brave persone. Mario veniva tutti i giorni a trovare sua mamma, la signora Olga, ha 97 anni ed è ancora molto lucida. L’anno scorso per Natale l’hanno portata dalla figlia di Mario. Quest’anno però non potrà farlo. Quel bravo signore di settant’anni è morto d’infarto due mesi fa. Una bella morte, come ha detto Linda, ma la povera Olga è rimasta per giorni a guardare la porta sperando che arrivasse. Le rimaneva solo lui. Forse per Natale verrà la nipote, la figlia di Mario.
Preparo il refettorio mentre la direttrice accompagna due nuovi venuti, sono un uomo giovane e una donna più o meno della stessa età. Si assomigliano, forse sono fratelli.
“Abbiamo già iniziato a preparare gli addobbi per Natale, facciamo una bella festa, ovviamente siete invitati. Vedrete Antonietta sarà seguita molto bene, le nostre educatrici cantano spesso con gli ospiti. Canti natalizi come “Tu scendi dalle stelle”, “Astro del ciel” e poi c’è la tombola! A chi non piace la tombola?” spiega la direttrice. Lei annuisce e pare soddisfatta, lui serra le labbra.
Ecco è lui. 
C’è sempre uno dei familiari che non vuole lasciare a Villa Maria il suo vecchio. 
In questa coppia di fratelli è lui. 
Probabilmente vorrebbe tornare indietro convincere la sorella, invece è qui, ma non si rassegna.
La direttrice va avanti, lui si volta a fissarmi e poi viene verso di me.
“Mi scusi, lei lavora qui?”
“Ho camice rosso di cooperativa, vede? O pensa io aiutante Babbo Natale?”
Ride.
“Sì, lo vedo, ma è qui da molto, cioè, vorrei chiedere…”
“Lo so quello che vuole chiedere. Sì, li trattano bene, tutti. Parenti però devono venire a trovarli o loro si spengono, come candele.”
Ha dei begli occhi scuri, grandi, mi osserva con attenzione, valuta se dico bugie.
“Credo che quello che ha detto sia molto vero” si allunga e legge la targhetta con il nome che porta appuntata sul camice.
“Eva?”
“Sì Eva, sarebbe Genoveva, ma voi non riuscite a dirlo bene, quindi Eva e basta.”
“Rumena?”
“Sì” e aspetto che dica qualcosa, di solito arrivano commenti e domande idiote. 
Sta zitto. Guarda pensieroso la sala con le carrozzelle lungo le pareti, pare assorto.
“Chi portate qui?” chiedo.
“Mia nonna”.
“E vostri genitori?”
“Mio padre è morto qualche anno fa, mia madre è mancata la settimana scorsa, era lei che accudiva nonna.” 
Mentre parla di sua madre capisco che è ancora addolorato. È giovane, ma gli italiani sembrano sempre giovani. Come la mia vicina di casa ha dieci anni più di me, due figli e pare mia sorella minore, suo marito uguale.
Quanti anni avrà quest’uomo? La mia età?
“Sua mamma è stata brava figlia se si occupava di nonna.”
“Sì, ha ragione. Io, noi, non possiamo accudire mia nonna come faceva lei. Francesca ha i suoi figli, il lavoro e io…”
“Lei, sua moglie? Voi non potete?”
Lui scuote la testa.
“Non ho una moglie e lavoro tre mesi all’estero e uno in Italia. Sono tornato quando ho saputo.”
Poveretto non ha salutato sua madre!
Mi sento in colpa.
“Scusi, non sono affari miei, pensavo lei non volesse lasciare qui sua nonna.”
Sorride.
“Ottima osservatrice! Non voglio, infatti. Ma Francesca abita qui vicino e può venire spesso a trovarla. Non posso chiederle di farsi carico della nonna, mentre io che sono solo non lo faccio, le pare?”
“No, non può.”
Mi saluta e prosegue perché sua sorella gli fa strani cenni.
So già che presto avremo una nuova ospite. 
Non dovrei criticare chi porta qui i vecchi, se non ci fossero i vecchi io non avrei il lavoro.
Qui sto bene, la direttrice è brava, tutto è pulito, le infermiere e i dottori li visitano sul serio i vecchi. Linda è gentile con me e anche le altre della cucina. Solo che vedo tante cose tristi, ogni anno penso che vorrei morire giovane, piuttosto che stare qui.

“Metti muschio sotto capanna, traballa.”
“Ora lo metto.” 
Linda posa la pecora che tiene in mano e prende dell’altro muschio.
Sistemo bene i sassi colorati per fare il vialetto, siamo tutte e due così assorte nel preparare il presepio che, quando lei arriva, non la vediamo.
“Scusate signore, dove posso trovare una vostra ospite che si chiama Olga De Notaris.”
Mi giro subito.
Che bella donna!
“Figlia di Mario, vero? È bella come lui. Mi è tanto spiaciuto quando è morto.”
Ha gli occhi grandi e azzurri di suo padre, il suo sorriso triste quando mi risponde.
“Grazie signora, è stata una morte improvvisa. Almeno è andato via sereno.”
“Lo conoscevamo bene, veniva tutti i giorni da Olga” aggiunge Linda, mettendosi in piedi.
“Sì, papà voleva molto bene alla nonna.”
“Lei nipote venuta per portarla via per Natale?”
Un’ombra passa sul viso bello e truccato della ragazza.
“No, il dottore non mi lascia portarla via. Abito a Londra adesso, il viaggio sarebbe troppo lungo. Però voglio vederla.”
L’accompagno da Olga, mi dice che si chiama Elisa che ha un mese di ferie per le feste di Natale. Poi ci ritroviamo in giardino.
So che fa male ma mi piace fumare e fumo.
Anche Elisa fuma.
“Salve!” mi saluta sorridendo. “Brrrr che freddo! Come fa lei solo con il grembiule?”
“Sotto camice ho maglione e non siamo mica al Polo Nord!”
“Non mi piace il freddo.”
“Per fumare si fa qualche sacrifico” aggiungo.
Ridiamo.
Mi racconta un po’ di Mario, di lei, del suo lavoro a Londra e mi chiede.
“Da dove vieni? Posso darti del tu? Avremo la stessa età?”
“Certo, sono rumena, ho trentacinque anni.”
“Che ti ho detto Eva! Io ne ho trentasei. Da quanto sei in Italia?”
“Quindici anni.”
“Si sente ancora tanto l’accento.”
Rido, nessuno me lo dice mai, ma so che è vero.
“Succede questo: dentro mia testa parlo benissimo italiano, neanche sbaglio congiuntivo.”
Lei ride.
“Poi, quando apro bocca, parole si legano a lingua e perdo pezzi.”
“Credo di capirti bene, anche a me a volte capita con l’inglese.” 
Abbiamo finito la sigaretta e rientriamo, siamo di nuovo nel salone, Elisa guarda l’abete pieno di decorazioni e di luci festose.
“Almeno avete fatto l’albero di Natale, un po’ di allegria, è così triste questo posto.”
Andiamo in saletta refettorio, lì troviamo Olga che parla con la signora nuova e il bell’uomo dell’altro giorno.
“Buona sera” dico, lui mi sorride e risponde subito.
“Ha visto che sono tornato a trovare mia nonna?”
“Mi fa piacere” rispondo.
Elisa non è più vicino a me, lo sta guardando anzi i due si guardano, si conoscono?
“Riccardo?”
Lui apre la bocca sorpreso vuole parlare ma Olga lo precede.
“Certo che è lui! Vieni. Visto che ho trovato Antonietta? Poveretta non ci sta più con la testa. Pensa che Sara è morta dieci giorni fa e Riccardo non era neanche qui, si trovava a Norimberga. È tornato dalla Germania appena lo hanno avvisato!”
“Sara è morta? Mi spiace Riccardo.”
I due si salutano e si baciano sulle guance.
“Grazie Elisa. Che strano trovarci qui…”
“Pensandoci bene ci trovavamo sempre dalle nostre nonne, quindi no, non è strano.”
Lui diventa ancora più triste.
“Allora mia nonna ci preparava i dolci.”
“Eva!” mi chiama Olga, che è un demonio di donna, e mi ricorda la mia, di nonna.
“Avevi bisogno di aiutanti per le luci dell’albero di Natale.”
“Signora Olga, io e Linda già fatto albero.”
“Fuori c’è ancora il pino da addobbare come ogni anno. Non l’hai ancora fatto. Portati via questi due, ti aiuteranno loro.”
“Ha ragione, dovevo proprio farlo. Vieni Elisa mi aiuti?”
Prendo le luci e usciamo. Riccardo ed Elisa parlano fitto fitto, faccio per salire sulla scala ma lui mi sblocca, dice che non va bene e sale lui, con quel cappotto che costerà una fortuna, si mette a sistemare le luci mentre lei lo aiuta.
Potrei non esserci, questi due suonano una musica tutta loro!
“Non potevo lasciar a Francesca l’onere di nonna. Non posso aiutarla, sono troppo spesso all’estero. Questa volta ho lavorato a Norimberga, due mesi fa ero a New York, in gennaio andrò a Londra.”
“Ti capisco benissimo, ora abito a Londra. Era mio padre a seguire nonna Olga.”
“Mi spiace, non ti ho nemmeno fatto le condoglianze.”
“Non ti preoccupare, sono così stanca di parlare di morti. Dimmi di te, saranno vent’anni che non ci vediamo.”
“Finite le superiori.”
“Infatti, ha studiato legge poi?”
“No, ingegneria, lavoro per una ditta che costruisce turbine e altri componenti idraulici, una multinazionale inglese, la sede è a Londra.”
“Magari è una mia cliente, lavoro per la JP Morgan.”
“Pensa te! Come è piccolo il mondo, in gennaio quando torno in Inghilterra potrei venirti a trovare.”
“Mi farebbe piacere.”
“Qui abbiamo finito, rientriamo?”
“Dov’è Eva?”
Dietro l’angolo buio, così voi parlate tranquilli.
“Non so dove sia, io fumo, vuoi una?”
“No, e non dovresti neanche tu, fa male.”
“Via Riccardo, sempre il solito? Dopo tanti anni sempre a pensare al bene di tutti?”
Lui ride e si passa la mano tra i capelli.
“Credo che non cambierò mai.”
“Sarà felice tua moglie di avere sposato un uomo salutista.”
“Non sono sposato.”
Lei lo guarda sorpresa.
“No? Avrei detto che Olga mi avesse parlato del tuo matrimonio.”
“Lo sono stato, Anna è morta tre anni fa.”
No! Poveretto quest’uomo è troppo infelice.
“Scusa, non lo sapevo.”
Lui sorride e si mette le mani in tasca.
“Non è colpa tua ma del tumore ai polmoni che aveva.”
Elisa si guarda la sigaretta che tiene in mano, la spegne sotto una scarpa.
“Riesco sempre a dire le cose sbagliate nel momento sbagliato?” chiede costernata.
“Abbastanza.”
Ridono e tornano dentro tenendosi per mano.
Le luci dell’albero sono tutte bianche, mancano due giorni a Natale, come mi piacerebbe la neve, come a casa mia. I bambini sarebbero così felici…

“Settantasette, le gambe delle donne!” dice ridendo Linda.
Ottavio alza la mano contento.
“Tombola!”
Un coro di “ancora” risuona tra le carrozzine della sala comune.
Alcuni familiari ridono, si sa che tombola la fa sempre Ottavio. Sono qui da tre anni e ha sempre vinto lui. Poveretto è così felice.
Mi giro e vedo Elisa parlare con Olga. Poi si avvicina Riccardo ed Elisa si illumina.
Serve mica essere dei geni per capire che si piacciono!
Quando vanno fuori in giardino vado da Olga.
“Signora Olga anche Natale è passato.”
“E Ottavio ha fatto di nuovo tombola” risponde lei e ridiamo.
“Elisa presto tornerà a casa” dice tornando seria.
“Non ancora, mancano due settimane.”
“Sai Eva, non la capisco mia nipote. Hai visto come sta bene con Riccardo? Si conoscono da quando erano bambini, sono stati inseparabili da piccoli. Lui diceva sempre che da grande l’avrebbe sposata, invece ha sposato quella povera ragazza che è morta giovane. Adesso che si sono trovati dovrebbero stare insieme. C’è sempre tempo per restare soli, guarda me?”
“Signora Olga non è sola, ci sono io.”
“Via non fare la ruffiana, tu hai i tuoi figli, un bravo marito e va bene così. Vorrei che anche Elisa avesse qualcuno.”
“Se chiede a Gesù Bambino magari lui porta questo dono.”
“Magari Eva, magari! Vai a vedere che combinano e poi torna a riferire, sono bloccata su questa sedia” e tocca il ferro delle ruote.
Esco piano in giardino e li vedo, sono uno di fronte all’altro, stanno parlando.
Non so cosa dicono, i loro visi mostrano bene che sono felici. D’un tratto si abbracciano e si baciano.
Mi viene da ridere, qualcosa di freddo si ferma sulla guancia.
“Neve!” dico ad alta voce.
Loro fanno un salto e mi guardano imbarazzati, poi alzano la testa.
“Nevica!” esclama sorpreso Riccardo.
“A Natale, che meraviglia!” dice Elisa felice e lo abbraccia.
Vado via, ho visto tante cose belle.
“Allora Eva, che succede fuori?”
“Signora Olga succede che fuori nevica e che suo desiderio è stato esaudito, penso proprio sua nipote non starà più sola.”
“Finalmente! Erano anni che chiedevo questo regalo di Natale! Dai Eva, spingi questa carrozzella vicino alla finestra, voglio guardare l’ultima neve della mia vita.”
“Spingo signora Olga, ma non deve più dire cose sciocche.”
Lei mi accarezza la mano mentre la spingo.
“Sei una brava ragazza.” 
Poi tace e guarda i grossi fiocchi di neve, simili a piume, posarsi sugli alberi del giardino.
Riccardo ed Elisa sono abbracciati e ridono, Olga si rilassa e poi si appisola.
Resto con lei per un po’, dopo vado a sistemare Nino che vuole togliersi la flebo, ci sono tanti vecchi qui che non sono bravi. Io e Linda dobbiamo sistemarli tutti, è quasi ora di cena.
Mi giro e vedo che Olga dorme ancora, mi avvicino e le tocco la mano.
Ha un bel sorriso sul volto ma la sento così distante, così ferma.
Ho paura.
“Linda, Linda!”

Dopo il funerale della signora Olga, Elisa mi ha portato una busta c’era l’assegno, soldi che sua nonna mi ha lasciato. L’ho ringraziata, lei mi ha baciata e mi ha chiesto
“Secondo te è meglio morire giovani o vivere a lungo e finire in uno di questi posti orrendi?”
“Non importa quanto si vive, importa quanto amore si è dato e quanto si è ricevuto.”
“Cercherò di darne tanto allora. Chi avrebbe mai pensato che avrei trovato l’amore in un ospizio per vecchi?”
Rido. 
“Io no di certo. Vai, Riccardo aspetta. Lui migliore regalo di Natale che potessi desiderare.”
Lei si allontana e lo raggiunge in giardino, in mezzo alla neve. 

Quello che vedo ora dalla finestra sarebbe molto piaciuto alla signora Olga.