Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

giovedì 29 settembre 2011

La malattia dell'Occidente. Perché il lavoro non vale più






di Marco Panara
La malattia dell'Occidente
Perché il lavoro non vale più
20115, collana i Robinson / Letture, pp.158, 16,00 Euro




La quarta


Se il lavoro vale meno economicamente e come collante sociale, anche la sinistra politica e le rappresentanze sindacali hanno le loro responsabilità e insieme, forse, l'onere della ricostruzione. Tornare a riconoscere il valore sociale del lavoro è la prima missione di una classe politica che sappia davvero interpretare la novità del XXI secolo, e ricostruirne il valore economico è il progetto più moderno del quale possa dotarsi.


L'autore


Marco Panara*, giornalista de "la Repubblica", si è occupato di finanza presso la sede di Milano, è stato corrispondente per l'Estremo Oriente con base a Tokyo, responsabile del settore economico e attualmente cura il supplemento "Affari & Finanza". Insegna alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università Orientale di Napoli. Ha scritto un libro sulle piccole e medie imprese in Italia.





Sto leggendo un libro, un saggio di economia, di storia della nostra economia che consiglio a tutti.
Scritto molto bene in maniera chiara e per nulla noiosa.
Per darvi il giusto metro vi dirò solo che erano anni che non prendevo la matita e sottolineavo delle frasi. (Odio rovinare i libri, anche solo con la matita, lo so, sono malata...)
Tornando a questo libro,  copio la bella idea di Tanabrus (spero mi perdonerà) e vi lascio l'incipit dell'introduzione:

"L'Occidente è malato. L'infezione è antica di almeno vent'anni, forse venticinque, ed è di quelle silenziose, che conquistano lentamente ma progressivamente un pezzo di corpo dopo l'altro senza che quel corpo se ne accorga. Quello che sta accadendo in Occidente da un quarto di secolo a questa parte è che il valore del lavoro diminuisce costantemente."

A presto per il commento finale!



*Persona gentilissima, uomo dalla voce affascinate e un vero signore (n.d.D. ossia nota della Daisy ^^)

mercoledì 28 settembre 2011

Parole, libri e presentazioni

Ottimo periodo per i libri!
Prossimamente ci sono alcuni appuntamenti imperdibili.

Libri in cantina è ai blocchi di partenza a anche quest'anno ci sono autori ed editori  molto interessanti. Nella suggestiva cornice del Castello di San Salvatore ci sarà la possibilità di parlare di libri con i piccoli e medi editori di tutta Italia.

Dal 4 al 9 ottobre invece si svolge La Fiera delle Parole, meravigliosa manifestazione che fa di Padova la capitale culturale d'Italia, per alcuni giorni.
Vi invito a guardare il programma perché ci sono nomi veramente degni di nota.

Vorrei segnalarvi anche La Festa delle Fate che si svolgerà a Bardolino VR sabato 1 e domenica 2 ottobre.
Festa voluta da Piazza dei Bardi un'associazione nata nel 2008 per volontà di un gruppo di autori e editori, Solange Mela, Antonia Romagnoli e Fabrizio Valenza, col progetto di promuovere attività culturali a 360° in tutta Italia. 
La piazza è il luogo tipico italiano e mediterraneo di dialogo e il bardo è il cantore per eccellenza di storie, veicolo di trasmissione delle tradizioni dei nostri territori. Nel 2009 si avvale della presenza in direttivo di Adriana Comaschi e Annarita Guarnieri, che apportano la loro esperienza in campo organizzativo, grazie alla quale l'associazione può estendere il proprio apporto culturale in eventi d'alto livello.
Il logo dell'Associazione, lo scudo quadripartito, contiene tutte le arti che intendiamo diffondere e appoggiare: la scrittura, il teatro, la musica e le arti visive, senza tralasciare la possibilità di creare un connubio felice, rendendole fruibili dal grande pubblico.
Per questo motivo Piazza dei Bardi si propone attività di grande richiamo, mirate al coinvolgimento di tutte le fasce d'età e di tutti i tipi d'arte conosciuta, ed è sempre disponibile per diffondere l'arte italiana.
  
Per la manifestazione della Festa delle Fate, l’associazione presenta il seguente programma letterario (suscettibile di modifiche):

Sabato 1 ottobre :
 16,30 - 17,00  Il condottiero delle isole: Adriana Comaschi
 17,30 – 18,00 Il mio primo cucciolo, il mio primo gatto adulto. Manuali sulla cura del gatto: Annarita Guarnieri

Domenica 2 ottobre:

14,30 - 15,15  Stirpe Angelica:  Fabiana Redivo, Fabrizio Valenza e Francesca Angelinelli ( eventuali altri autori dell'antologia se si aggiungono )
 15,30 - 16,15 Triagrion,  Sabja de Fek,: Adriana Comaschi, Antonia Romagnoli,
16,30 - 17,15 Esedion e La signora del Graal : Claudia Tonin e Federica Leva
17,30 – 18,15 Le quattro dimensioni del fantasy : Paolo Gulisano
18,30  - 19,30 Premiazione Premio Cittadella per il miglior Romanzo Fantasy edito e chiusura manifestazione

Eh, sì ci sono anche io. Ogni tanto un po' di autopromozione ci vuole ^__^
In effetti ho in mente di fare diverse presentazioni, da sola e in compagnia, e cercherò di renderlo noto.
Sabato scorso per esempio ho presentato il mio libro assieme a due amici Davide Sassoli e M.P. Black e ci siamo divertiti molto.


Che volete, a parlare di libri potrei stare ore!
Buona giornata a tutti e prendetevi nota delle manifestazioni che vi ho segnalato, mi raccomando|


venerdì 23 settembre 2011

Grazie neutrini!

La notizia è di quelle che non passano inosservate.
Ieri sera il primo annuncio titubante, oggi qui la conferma.
La fantasia che supera la realtà o meglio tutto ciò che l'uomo riesce a immaginare prima poi viene dimostrato come concreto e reale.
Nella mia smodata fiducia nell'essere umano sono convinta che in noi abbiamo tutte le risposte perchè siamo scritti nello stesso codice dell'universo e quindi dobbiamo solo decifrarlo.
Lasciatemi esultare di fronte alla dimostrazione scientifica di tante idee fantascientifiche.
Lasciatemi guardare per una volta con soddisfazione quelle persone che da sempre guardano con sufficienza me e tutti gli amanti della fantasia.
Lasciate che oggi sia una piccola vittoria di chi ha sempre creduto che senza fantasia l'uomo è morto.
Lasciatemi scrivere quanto siano poco concreti quelli che ritengono il sogno cose da bambini.
Insomma, lasciate che finalmente chi ci ha sempre creduto esulti e chi, per posa o per natura, era scettico si stupisca e lasci germoliare dentro di sé il seme del dubbio.
E, infine, lasciatemelo scrivere con un sorriso sulle labbra:
Estreira potrebbe esistere veramente!

Neutrini più veloci della luce c'è la conferma ufficiale

mercoledì 21 settembre 2011

I cani e i lupi, commento





Irène Némirovsky

I cani e i lupi

Traduzione di Marina Di Leo
2008, 5ª ediz., pp. 234 


RISVOLTO
Le basta vederlo una sola volta, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre fa parte della congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci altro rapporto che non sia il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, allorché il ragazzino Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: come «un cagnolino, ben nutrito e curato, che sente nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi». Quando molti anni dopo, a Parigi, il destino li metterà di nuovo l’uno di fronte all’altro, Harry non potrà più indietreggiare, e dovrà fare i conti con quella misteriosa attrazione che Ada esercita su di lui. Alla prima edizione di I cani e i lupi l’autrice premetteva un’avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vicenda che non poteva essere altro che «una storia di ebrei», ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così com’era, «con i suoi pregi e i suoi difetti»: giacché, affermava orgogliosamente, «in letteratura non ci sono argomenti tabù». Oggi, i numerosissimi lettori che la amano sanno che pochi sono stati in grado di raccontare il mondo degli «ebrei venuti dall’Est, dall’Ucraina o dalla Polonia» con altrettanta verità e altrettanto amore.


Non ho ancora finito di leggere tutti i romanzi di Irène, ma questo, credo, possa essere considerato tra i suoi migliori.

Vi lascio il mio commento e alcune frasi che mi hanno colpita.

"Questo romanzo offre moltissimi spunti di riflessione.
La storia è tutto sommato molto semplice, vi sono due famiglie ebree russe, una vive nella parte alta della città e la sua ricchezza le consente di non patire mai, di non temere i pogrom e il colera, poi vi è un’altra famiglia che vive nella città bassa e vive degli espedienti del capo famiglia che si arrangia trafficando e facendo il mediatore di piccoli affari.
Le due famiglie si chiamano entrambe Sinner, hanno avuto origine dal medesimo nonno, poi però le strade si sono divise e l’indole particolarmente portata agli affari di un ramo familiare, unito a grandi dosi di fortuna, li ha portati in alto, mentre gli altri sono rimasti in basso.
Lilla e Ben con la loro madre Raisa vanno a vivere con il fratello del padre morto e la loro cuginetta Ada, orfana pure lei, ma di madre. Si crea una famiglia atipica, sempre sull’orlo del baratro. Un pogrom, che potrebbe metter fine alla loro esistenza, dà l’inizio alla storia. Ben e Ada, sperduti nella città ,si rifugiano nella ricca villa dei cugini Sinner e lì incontrano Harry, quasi loro coetaneo, simile ma allo stesso tempo differente da loro.
Ada rimarrà ossessionata da quel bambino e divenuta donna lo rincontrerà a Parigi, divenendo lei stessa l’ossessione e il rifugio di Harry. Anche Ben è strettamente legato a suo cugino, da un odio devastante che travalica i suoi sentimenti per Ada, che pure sposa.
C’è un gioco di specchi tra questi tre personaggi che riconoscono di avere origine comune e se Ben disprezza e prova rancore per Harry, per la sua fortuna immeritata, così Harry è attratto dall’oscura origine di questi due suoi cugini. Il giovane ebreo ricchissimo ha paura di Ben, ma in fondo lo ammira, mentre per Ada prova sentimenti forti, non è serenità stare con lei, è tormento continuo, passione devastante. Ma è proprio questo tormento ciò che il suo essere brama e che non è riuscito mai ad avere con la sua moglie francese, che pure ha amato con perseveranza sconfiggendo tutti i pregiudizi borghesi sino a riuscire a sposarla.
Harry povero cane meticcio, che sente il richiamo del lupo ma a cui mancano le zanne, che vive su di sé il dramma di chi non è più una sola razza, ben definita, non ha una casa né un passato certo da cui trarre forza per il futuro. In bilico tra la forza delle origini e la certezza della sua educazione francese.
Ben, lupo che fiuta il pericolo, che sopravvive a tutti rimanendo sempre fedele a se stesso, affamato di vita e di passione ma impossibile da saziare e da ammaestrare.
Ada che non è una donna, che non vuole crescere, vorrebbe restare bambina rinchiusa nel suo mondo irreale di pittura e amore (ma è proprio amore?) per Harry. È lei che cambia, che riesce a modificare la sua natura e alla fine andare oltre il suo sangue.
“I cani e i lupi” è un romanzo sulla natura ebrea. Almeno questo era quello che Irène Némirovsky scrisse.
Io trovo che sia uno sguardo lucido su un popolo, il suo, fatto con amore e quanta più obiettività possibile. Si avverte l’ammirazione per i lupi, per questi esseri che possegono se stessi e non sono posseduti dagli oggetti, si avverte l’ansia di appartenere completamente a una nazione, a un popolo, a una tradizione.
Nello stesso tempo l’orgoglio di appartenere solo a se stessi e di gloriarsi delle proprie ossessioni forti.
Magistrale prova di analisi psicologica. Un romanzo come pochi."

pag. 187

"Vivi come su un'isola deserta" le diceva Harry.
"Ho sempre vissuto così. perchè attaccarsi a ciò che si deve perdere?".
"Ma perchè lo si deve perdere Ada?"
"Non lo so. E' il nostro destino. Mi è sempre stato strappato tutto".
"E io, allora? E io? Mi ami, non è vero? Tieni a me?"
"Tu sei un'altra cosa. Sono andata avanti per anni senza vederti, quasi senza conoscerti, e tu eri mio esattamente come adesso. Io, che sono abituata ad aspettarmi il peggio, non ho paura di perderti. Puoi dimenticarmi, abbandonarmi, lasciarmi, sarai sempre mio e solo mio. Ti ho inventato io, amore mio. Sei molto più che il mio amante. Sei una mia creatura. E' per questo che mi appartieni, quasi tuo malgrado"


pag. 187

"Ada gli procurava un alimento che fino allora nella sua vita era mancato, ma che gli era necessario, sia pure a sua insaputa: un ardore profondo, una passione interiore che rendeva preziose le minime gioie e riusciva a cavare dalle delusioni e dai dispiaceri una sorta di gaiezza amara e primitiva"


pag. 197
"In fondo, che cos'è per te la pittura? Vuoi costringere la gente a guardare attraverso i tuoi occhi; allo stesso modo io ho cercato di piegare il mondo alla mia immaginazione, ai miei desideri. Era questo che mi divertiva, questo!"





lunedì 19 settembre 2011

Notizie da Estreira


Giusto per informare quei tre che ancora mi seguono, nonostante le mie lunghe pause, sappiate che non sto pettinando le bambole!
Beh, veramente io giocavo con le Barbie, ma questa è un'altra storia...
Oggi ho riscritto il finale di Aryn, il seguito di Esedion.
Credo proprio che vi lascerò di stucco!
Così, per farmi odiare un altro po' da chi già mi ha minacciata di morte, per le mie scelte conclusive di Esedion, ho pensato di mescolare un po' le carte...
A proposito di minacce, vorrei parlarvi di Angelo Amnell e della sua recensione.
Non ho riportato spesso i commenti che in vari luoghi si sono fatti sul mio libro ma questa particolare recensione, con minaccia compresa, la voglio riportare.
L'ha scritta in aNobii un ragazzo che ha meno di vent'anni, cioè un appartenente a pieno titolo a quella fascia di lettori per i quali avevo pensato il libro. Ne riporto solo alcune parti perché è ricca di spoiler

“Esedion” è stata una bella scoperta. È molto scorrevole e piacevole, si lascia leggere senza difficoltà trasportando il lettore nel luogo in cui si svolgono i fatti.
Claudia ha fatto un buon lavoro e si vede che la fantasia e l’amore per la scrittura non gli mancano di certo.
Ha avuto delle idee molto originali (il serif,i doni,la centrale,tutto insomma) e sono d'accordo con il rispetto della natura che nutrono gli abitanti di Estreira.
Ma ora passiamo alla storia!
Come ho detto, il libro è piacevole e ti cattura fin dalle prime pagine (bella l’idea di collegare con Estreira leggende e qualche fatto storico del nostro mondo) aumentando la curiosità.
Ultima parte è molto avvincente (amo Amnar) e il finale fa sperare in un seguito.
I personaggi sono ben caratterizzati e definiti: sono reali in tutto e per tutto, non ci sono solo cattivi o buoni.
Allora, quell’egoista,antipatico,deficiente,egocentrico di Alex mi sta super antipatico.
Sofia l’adoro,lei si che mi piace ù.ù
Sofia e Alex sono opposti: lei piena di vitalità,simpatica,bellissima e lui piagnucolone e antipatico (meno male che alla fine***********************!)
***************************** Ryan si fa proprio odiare! 



(devo tagliare perché ci sono troppi spoiler la versione completa la trovate qui)


Sono seccato per la morte di *******!! Perché?? Eh, perché??
Signora Tonin se non fosse che mi deve scrivere il seguito ti avremo già ucciso (io e la mia Sammy).
In conclusione faccio i complimenti all'autrice e spero che a questo seguano altri libri.
Grazie per avermi regalato questa storia che mi ha fatto passare delle ore bellissime. 

E voi,si proprio voi, andate a comprare subito Esedion! Non perdete tempo.
PS complimenti alla creatrice della copertina,Francesca Resta, per lo splendido lavoro. Ho ammirato la copertina per mezz'ora quando è arrivato il libro.



Dopo una recensione così non posso che perdonargli sia la minaccia di morte, che l'avermi dato della signora^^






domenica 18 settembre 2011

E se ne va leggera

Anche per quest'anno è andata.
Ci ha lusingato con la sua sensuale bellezza, ci ha deluso spesso, rivelandosi diversa da come la volevamo.
Ma ora che se ne va, la rimpiangiamo.
Io ne sento già la mancanza.
Non ho mai fatto mistero che sia la mia stagione, nel bene e nel male, ci sono nata e le appartengo.
Ora cede il passo, come giusto che sia, al suo vecchio amico: autunno.
Si sfiorano appena o se volete si fondono assieme per lasciarci colori stupendi e irripetibili.
La storia d'amore tra queste due stagioni è forse altrettanto bella di quella tra primavera e inverno, meriterebbe di essere scritta, prima o poi.
Arrivederci cara amica, ti aspetterò con ansia nei profumi di maggio sapendo che brillerai di nuovo nel cielo del solstizio. Arrivederci ammaliatrice ingannevole e infedele.
Arrivederci estate!



giovedì 15 settembre 2011

Ossessione


Ho intrapreso un percorso tortuoso e non so ne uscirò con qualcosa di concreto, vedremo.
Vorrei indagare l'ossessione.
Ci sono cose, persone, luoghi che si impossessano di noi e di cui ci sembra di non potere-volere liberarci.
Voi ci avete mai pensato?
Le ossessioni che ci possiedono, anche quando le superiamo, hanno un fascino che permane a lungo.
Siccome sono curiosa vorrei proprio sapere quali sono le vostre ossessioni.
Chi avrà il coraggio di rispondermi?



sabato 10 settembre 2011

Festival da non perdere

Sono tornata con difficoltà, come avete capito.
Purtroppo avendo lasciato da parte lettura e scrittura per troppo tempo ho preferito dedicarmi alle mie passioni e trascurare il web.
Dicono che alla conclusione di progetti altamente stressanti o comunque molto impegnativi ci sia uno stato depressivo. In effetti io non l'ho ancora vissuto ma forse perché non mi sono fermata un attimo^^.


Dopo Comodamente vorrei segnalarvi altre due Festival la cui portata nazionale è nota a tutti, sto parlando di Mantova e di Pordenone.
Se Festivaletteratura ormai è l'evento letterario più noto, quasi al punto da superare Torino, Pordenonelegge è ancora in secondo piano.
Il programma di Mantova potete trovarlo qui, se invece siete dell'estremo oriente come me (inteso come Trevenezie, sì perchè nord est fa troppo economia e poco storia reale) Pordenone è una manna dal cielo.
A parte Glenn Cooper, Fulvio Ervas, Licia Troisi, Denise Epstein e tutti gli altri grandi nomi presenti alla rassegna c'è anche una cittadina niente male da visitare.
Il programma completo di Pordenone potete trovarlo qui

Per i fantamaniaci invece ci sono due appuntamenti domani da non perdere:

Fantaschio


In entrambe le manifestazioni troverete autori italiani molto bravi: in bocca al lupo ragazzi!

Insomma un gran bel week end all'insegna dei libri!

Andate e poi mi saprete dire che vi è parso, io credo che me ne starò così tutto il giorno...


BUON WEEK END!

martedì 6 settembre 2011

Premio Campiello

Come saprete Andrea Molesini ha vinto il Premio Campiello.

Avevo letto il suo libro in gennaio, (uno dei miei famosi regali di Natale su commissione) e questa era stata la mia impressione:
Il romanzo è ambientato nelle colline della riva sinistra del Piave.
La storia inizia nel novembre del 1917, il capitano Korpium, soldato del Kaiser, requisisce Villa Spada e i suoi abitanti si trovano relegati in poche stanze. La piccola storia di una famiglia nella grande storia del nostro paese.
Il giovane Paolo, nato nel 1900, non ha ancora compiuto quei diciotto anni che gli permetteranno di andare in guerra, come gli altri giovani nati un anno prima, il 1899.
Maria Sapda, donna bella, non più giovane per i parametri dell’epoca, sola, la vera signora della Villa tratterà da pari con il soldato tedesco e poi con l’austriaco. Potrà garantire la tranquillità dei suoi familiari.
Nonno Guglielmo Spada, cinico e anticlericale, che sta scrivendo un romanzo nel suo pensatoio e si ritira volentieri dalla concretezza del mondo lasciando alla moglie di origine inglese, Nancy, il compito di gestire l’offensiva domestica contro gli invasori.
Teresa la cuoca granitica, Loretta sua figlia, meno granitica e meno saggia, Renato il custode che è toscano e non parla in dialetto veneto ma sa molte cose sulla guerra e non è per nulla ciò che sembra.
Giulia, rossa, come il fuoco che le scorre nelle vene e macchiata dal suicidio di un innamorato.
Gli abitanti delle Villa, i signori di quelle terre, diventano prigionieri, come i loro contadini, delle angherie e della fame. Si oppongono con sdegno alla crudeltà verso le giovani del paese, verso il furto della campana.
Sostengono gli alleati come possono. Rischiano la vita e scoprono la fine dell’umanità, nel fango e nel sangue della battaglia del solstizio d’estate del 1918.
Il libro è scritto in prima persona con la voce narrante del giovane Paolo che ci mostra quell’ultimo anno della Grande Guerra proprio dal suo fronte. Vi sono pagine meravigliose di umanità e alcune teorie storiografiche ardite che mi hanno messo voglia di riprendere in mano i libri sulla Prima Guerra Mondiale.
C’è la profonda umanità dei personaggi, italiani e non. In particolare il barone Rudolph, decisamente poco adatto a comandare i soldati degli Asburgo nel fango della trincea. Eppure anche lui verrà trasformato dalla guerra e la sua amicizia con Maria non potrà mai continuare, perché se i vincitori possono dimenticare i perdenti no.
L’analisi di Molesini non riesce ad avere la profondità di Irèné Nemirovsky nel descrivere i rapporti tra invasori e occupati, ma riesce comunque a mostrare con chiarezza quale incredibile collante contro le divisioni sociali sia il nemico comune.
“Il barone parlava la mia lingua e quei contadini no, impugnava la forchetta e sollevava il bicchiere come facevo io, e quei contadini no, aveva letto molti libri che avevo letto io, e quei contadini non sapevano leggere, ma in quel momento sentii che la guerra, quella guerra di schifo, aveva messo me e quei contadini da una parte, il barone e i suoi dall’altra. E se in quel momento quei pezzenti avessero potuto metter mano alle forche avrebbero scannato il barone, e non noi, anche se l’astio che covavano per noi aveva più solidi motivi, e attraversava le generazioni.”
L’autore ci mostra come le donne riescano, anche in quella guerra, a portare avanti la vita di ogni giorno e a, letteralmente, raccogliere i pezzi degli uomini e ricostruire la società.
Non sono sicura di essere d’accordo con tutte le teorie presenti in questo romanzo, che di certo merita di essere letto, non solo per la storia, ma anche per la bella lingua usata e per i temi che tocca.

Sono molto soddisfatta che abbia vinto questo autore, non me ne abbiano gli altri, di certo molto bravi e autori di libri altrettanto validi, ma la piccola storia dentro la grande Storia da sempre mi affascina e quindi complimenti ad Andrea Molesini che ha dedicato il premio alla sua editrice Elvia Sellerio, da poco scomparsa.

Lascio la citazione del libro che più mi aveva colpita:

"Il mondo che si va preparando non piacerà a voi più che a me: non ci sarà posto per la pietà, nè per quella gentilezza dei modi a cui tanto...teniamo. Con la vostra severità voi credete di fare giustizia, ma è vero il contrario, barone, voi aprite la strada a un tempo in cui il caporale si farà generale, e il popolo si prenderà gioco di noi, di voi...perchè noi siamo figli del cavallo, non dell'aeroplano...". La zia era un turbine, e io, appiccicato alla sedia, l'ascoltavo ammirato. "Ma quando i nostri modi cortesi non ci saranno più, quando il superfluo verrà disprezzato, e la fretta sarà sovrana del mondo, uomini sciocchi e brutali avranno lo scettro e così, quando il diluvio verrà, l'arca non sarà stata approntata".
"Madame...madame...".
Donna Maria andò alla porta, l'aprì. Ma prima di uscire si voltò, aveva la tempesta negli occhi: "Che Dio ti maledica, Rudolf von Feilitzsch!".

lunedì 5 settembre 2011

Ritorno da Comodamente

(foto della campagna di Fratelli Calgaro)

I come back!

Dopo tre settimane di lavoro indefesso posso tirare i remi in barca e lasciarmi portare dalla corrente.

Il festival si è concluso ieri sera tra bagordi alcolici e gioiose risate (mi hanno detto, io sono crollata a letto presto).

Sto parlando di Comodamente.

È stata un’esperienza molto forte di cui alla fine, come sempre, i ricordi più belli sono legati alle persone.

Agli ospiti, alcuni deliziosi altri un pochino meno, ma è nell’ordine delle cose che ci sia chi si discosta dal gruppo.

Ai fantastici volontari che pieni di entusiasmo compensavano alla stanchezza dei tre giorni.

Alle mie due, più una, compagne di Info Point, a cui si aggiunge Francesco.

Hanno sopportato i miei sfoghi al limite della crisi isterica.

La più paziente: Patrizia

La più disponibile (in senso organizzativo!): Fanny

L’unica che mi rispondeva sempre: Chiara

L’uomo che apriva ogni porta: Alberto

L’autista d’emergenza: Scott

I fantastici autisti ufficiali: Maurizio, Fabio, Bruno, Paolo, Vincenzo, Stefano (quando mai mi ricapita di avere tutti questi bei ragazzi che corrono dove li mando io?)

Gli ospiti più simpatici sono tanti: Moreno, Valeria, Claudia, Lorenzo, Bruno, Massimo, Edoardo, Franciscu, Paolo 1 e 2, Stefano, Alessandro, Daniele, Nathania (tutti rigorosamente senza cognome ^^)

La più bella: Nathania

Il più bello: Roberto, Stefano, Massimo, Marco… non ho ancora deciso!

Vorrei fare una standing ovation a Petru e Nicolò che mi facevano ridere nei momenti critici, a Daniele che mi ha nutrita venerdì, prima che stramazzassi al suolo e ai fotografi di Heads Collective che con la loro magica stampante mi hanno consentito di risolvere molti problemi.

Da ricordare: lo sguardo allucinato di Nico venerdì, quello furioso di Ivan sabato e quello felice di Claudio domenica.

Fossi riuscita a sentire un dialogo la mia soddisfazione sarebbe alle stelle ma purtroppo chi organizza difficilmente riesce a essere anche spettatore, pazienza.

Signori e signore ci vediamo l’anno prossimo, forse!