Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

giovedì 25 agosto 2011

Comodamente Festival

Comoda Mente

V edizione, Fedeltà

2-3-4 settembre
Vittorio Veneto


Fedeli alla linea infedele

“Comodamente?”
“Con la ‘c’”
“Comodamente”
“Ma il significato qual è?”
“I pol far ‘na discussion de politica, de arte … de cinema, de teatro… e allora là i discute de tut, con una vision, disèn, un fià pì ampia de quel che pol aver la gente de qua…”
“… con comodità.”

Qui la gente ormai lo sa, come testimonia questo scambio di parole tra due anziani a passeggio a Vittorio Veneto. A Comodamente si parla di tutto – dall’arte alla politica, dalla filosofia all’attualità – adottando però nuove prospettive, alla ricerca di significati da definire e di definizioni da svuotare e riempire con nuovi significati, più veri, più vivi e vitali.

Solo su un aspetto forse quei signori, intercettati in salita verso la collina di Sant’Augusta, si sono sbagliati. La comodità, al festival, è proprio l’elemento a cui dare un calcio, la zolla da smuovere sollevando dubbi e stimolando il confronto, in un’arena in cui niente è dato per certo e ogni voce ha il diritto ad esporre la sua verità. Ed è proprio attorno a un argomento per certi versi scomodo, che a caldo porta a schierarsi da una parte o dall’altra, si svilupperà la quinta edizione, per trascinare al dunque i tantissimi ospiti coinvolti nell’evento.

Si parlerà di fedeltà. Un concetto che, nel 150esimo anniversario dell’Italia unita, ci porta a riflettere sui processi che hanno costruito la nostra identità e la nostra Storia, ma anche su quelli che concorrono a formare il nostro futuro: essere italiani significa non solo essere consapevoli di come siamo arrivati fin qui, ma credere contemporaneamente nell’idea di Europa, vivendo la fedeltà tra le polarità di passato e futuro. Al di là della storia con la “s” maiuscola, la fedeltà ci chiama in causa ogni giorno, nelle nostre piccole storie, non in quanto italiani ma semplicemente in quanto esseri umani dotati di libero arbitrio. Chi non ha mai dovuto farci i conti con la fedeltà? Solo a sentirla nominare qualcuno fa un salto sulla sedia, come si sentisse colto in fallo o spiato dal buco della serratura. Eppure è un argomento così estivo, quasi leggero, che parrebbe da copertina di settimanale. Ma rilassatevi, non vogliamo certo concentrarci sugli acciacchi dei rapporti sentimentali. Non sarebbe da noi che, come dicono quei signori, cerchiamo di avere una visione un po’ più ampia rispetto all’uomo della strada.
E allora guardiamo un po’ oltre il nostro naso da cortile, alla scoperta di come la fedeltà venga tirata in ballo continuamente, in ogni ambito dell’esistenza, ogni volta che si agisce scegliendo qualcosa al posto di qualcos’altro. Ogni volta che si decide di continuare per una strada o di cambiare rotta, seguire una persona o il proprio istinto. Perché la fedeltà non è un dogma (e qui si entra in un altro territorio, quello della fede, di cui comunque si parlerà), ma è un patto da rinegoziare ogni giorno, con il mutare del contesto e degli obiettivi da raggiungere. Pena la trasformazione della virtù in vizio – per mancanza di flessibilità – e soprattutto la perdita del piacere della scoperta, che è uno dei motori stessi dell’esistenza.

Non vi stiamo invitando ad essere libertini, ma solo liberi: di scegliere, di osare, di provare, di cambiare. Il 2, 3 e 4 settembre nuvole di idee si addensano nel cielo della città: dopo il temporale, forse, ci ritroveremo tutti un po’ più ricchi e sereni.

Claudio Bertorelli



Ecco il motivo del mio silenzio, date un'occhiata al programma e poi ditemi se non ho fatto bene!

mercoledì 24 agosto 2011

i’d rather be a comma than a full stop

Ciao a tutti!
Sono tornata per un saluto.
Il caldo torrido di questi giorni ha messo a dura prova anche il mio amore per l'estate, ma al cuor non si comanda e anche se l'oggetto d'amore ci ferisce lo amiamo lo stesso, giusto?
Dunque non invoco per nulla l'inverno, tanto tra dieci giorni l'autunno già busserà alla mia porta, basta attendere.
Le letture sono decisamente rallentate per un impegno di cui vi parlerò tra qualche giorno.
Dunque solo per dire che ci sono e presto tornerò con alcuni titoli interessanti.

Per oggi una musica rinfrescante dei miei adorati Coldplay, dimenticavo il 24 ottobre esce il loro nuovo album!

venerdì 12 agosto 2011

Tre lettori per un libro – L’isola dei liombruni

Tre lettori per un libro – L’isola dei liombruni




Tre lettori per un libro nasce dall’idea di tre bloggers accumunati dall’amore per la lettura di mettere a confronto le loro opinioni su un medesimo romanzo. Tre mesi fa circa Vocedelsilenzio, Chagall e Daisy Dery, su proposta di quest’ultima, hanno designato con un veloce giro di e-mail il libro L’isola dei liombruni di Giovanni De Feo come primo testo da prendere in considerazione. A lettura conclusa i nostri eroi si sono scambiati opinioni e impressioni e Chagall è stato scelto come primo relatore dell’esperimento. Di seguito il risultato.

Chagall racconta:

Dopo aver messo a confronto i tre commenti sul romanzo mi risulta difficile trarne una somma esaustiva. Ho individuato come unico elemento comune nelle nostre opinioni il giudizio positivo sulla scrittura di De Feo.

A tal proposito Daisy scrive:

Scritto bene, con sapiente uso del gergo dialettale, con descrizioni dai colori sgargianti che illuminano l’isola in modo magistrale. Questo forse è il vero punto di forza del romanzo, l’ambientazione curata che consente al lettore di immaginare in modo molto concreto il luogo dove si svolgono le vicende.

Mi è piaciuta moltissimo anche la struttura del romanzo, tutta la storia si svolge in un giorno o in una notte, con le ore scandite, creando attesa e suspance in chi legge.”

Per il resto i commenti e le conclusioni a cui siamo arrivati sono molto diverse tra loro. Ho trovato particolarmente interessante osservare come il mio giudizio e quello del collega Vocedelsilenzio siano tutto sommato positivi mentre quello di Daisy, la lady del gruppo, colga in modo diverso il ruolo assegnato alla donna all’interno del romanzo. Ancora dal commento di Daisy:

Crede veramente l’autore che l’isola dei sogni di una ragazzina di quattordici anni sia quella dove farà la prostituta tutte le sere?

Per quanto cerchi di salvarsi, verso la fine, dicendo che il sogno è sognato da un maschio se fosse sognato da una femmina sarebbe diverso mi viene da dire: veramente un bambino di cinque anni sogna che le bambine siano delle prostitute? Questi sono sogni molto adulti o adolescenziali come minimo.

[… ]

A fine lettura c’è la solita sensazione di mancanza. Possibile che gli autori italiani non riescano mai a tenere la tensione narrativa e a sconvolgere? Possibile che ci sia sempre una malinconia strisciante nel volgare?

Le conclusioni di Daisy sembrano essere esattamente speculari alle mie, pur riferendosi allo stesso testo. Dal mio commento:

Ho trovato particolarmente interessante il diverso modo in cui i maschi e le femmine che restano nell’isola imebsiatno (crescono). Mentre i bambini diventano Scalzi (immagine che trovo meravigliosa) ovvero sogni puri, le bambine si rivoluzionano in Sibille, creature oscenamente grasse e carnali. Questo a mio avviso è uno dei punti chiave per capire il mondo creato De Feo. Mediante la figura della bambina che per rimanere nell’isola deve rinunciare alla propria maternità diventando una creatura agli antipodi degli Scalzi, De Feo denota tutta la concretezza terrena fatta d’ossa e carne e Amore della donna, che nonostante tutto non può essere soppressa.

Nel suo commento Vocedelsilenzio effettua invece un interessante confronto del romanzo di De Feo con i classici Peter Pan e Il signore delle mosche. A questo proposito osserva:

Il romanzo, non occorre neanche dirlo, si presta a più piani di lettura, seguendo ancora una volta la strada tracciata da Golding e dal forse più complesso Barrie.

In questo senso, però, la differenza tra Barrie e De Feo è abissale, nel senso che Peter Pan può essere letto tranquillamente come una fiaba, mentre L'isola dei liombruni non può essere letta solo come un racconto d'avventura e magia. Per poter apprezzare questo romanzo è per me indispensabile legarsi ad una sorta di messaggio, altrimenti risulterebbe quasi una storia senza senso.

Credo che lui inoltre esprima nel miglior modo il valore che il trascorrere del tempo e la crescita assumono nell’isola di De Feo:

E poi, la cosa che forse più mi è piaciuta, l'impossibilità di rimanere bambini. Questo gruppo di ragazzetti ci tenta, però poi giocano (o forse no?) a fare l'amore e le ragazze rimangono incinte; giocano a fare i baroni e instaurano delle vere e proprie entità 'politiche', quasi dei mini staterelli con i opropri 'uomini' a servizio.

E, per ben concludere, l'importanza della memoria, dei ricordi... solo questo, quello che abbiamo vissuto, ci aiuta a crescere. Ed è molto interessante, a mio avviso, che Zenzero voglia ricordare. E forse è anche più interessante che Cecella voglia ricordare, perché il suo è un ricordo d'amore.



Il commento completo di VocedelSilenzio:


L'isola dei liombruni mi ha ricordato fin da subito altre due isole molto famose e che ho particolarmente amato: l'Isolachenonc'è e l'isola del signore delle mosche. E, in un certo senso, questa isola di De Feo è davvero un'unione tra le due "classiche", che mantiene gli aspetti più interessanti dei due romanzi fondendoli con grande capacità.

Dell'isola di Barrie, questa conserva il sogno dell'eterna giovinezza, la magia (anche se qui è indubbiamente una magia più oscura e potente) e il caos in senso 'panico' che ritroviamo in tutti questi ragazzini e che era forse tipico del famoso Peter.

Dell'isola di Golding si tiene invece l'idea di costruire una sorta di regno perfetto, bello e buono e giusto, che però sfocia nel disastro più totale e nella carneficina.

Ne esce un romanzo che io, personalmente, ho molto amato, forse anche perché segue una sorta di 'filone' iniziato con "Pan" di Dimitri, ossia un percorso di riscrittura di quelle storie, di quei miti che sono un background di svariate generazioni.

Ecco, se devo evidenziare una nota negativa, riguarda l'inizio. Ho fatto effettivamente fatica ad ambientarmi e quindi a entrare nel 'flusso' del romanzo. L'idea è di per sé un po' complessa da capire e all'inizio, dove poco viene rivelato e dove ci sono tutti questo nomi gergali che distinguono ragazze, ragazzi, esseri sovrannaturali, ecc., si riesce un po' a fatica a entrare nel mondo creato da De Feo.

Il tiro viene però poi raddrizzato e credo che tutto proceda per il meglio.

Il romanzo, non occorre neanche dirlo, si presta a più piani di lettura, seguendo ancora una volta la strada tracciada da Golding e dal forse più complesso Barrie.

In questo senso, però, la differenza tra Barrie e De Feo è abissale, nel senso che Peter Pan può essere letto tranquillamente come una fiaba, mentre L'isola dei liombruni non può essere letta solo come un racconto d'avventura e magia. Per poter apprezzare questo romanzo è per me indispensabile legarsi ad una sorta di messaggio, altrimenti risulterebbe quasi una storia senza senso.

In queste pagine io ho trovato un bel romanzo di formazione, che si fissa sull'idea di rimanere bambini, non fuggendo però come fece Peter, ma uccidendo tutti i grandi e uccidendo chiunque stia diventando grande (vedi le pelle incinte). Si tenta sempre, un po', di uccidere quello che sono stati i nostri genitori, specialmente a quall'età... ma poi si finisce col somigliargli.

Questo evidenzia subito anche un altro fattore, la non innocenza dei bambini, spesso visti come angioletti e qui tratteggiati come veri demoni.

E poi, la cosa che forse più mi è piaciuta, l'impossibilità di rimanere bambini. Questo gruppo di ragazzetti ci tenta, però poi giocano (o forse no?) a fare l'amore e le ragazze rimangono incinte; giocano a fare i baroni e instaurano delle vere e proprie entità 'politiche', quasi dei mini staterelli con i opropri 'uomini' a servizio.

E, per ben concludere, l'importanza della memoria, dei ricordi... solo questo, quello che abbiamo vissuto, ci aiuta a crescere. Ed è molto interessante, a mio avviso, che Zenzero voglia ricordare. E forse è anche più interessante che Cecella voglia ricordare, perché il suo è un ricordo d'amore.



Una citazione


da pagina 291


«Non è perché è incinta, non è per quello che lei vede in me, non è per come sono cambiato io. In tutti gli amori degli scalzi, in tutte le loro battaglie, stanotte bruciano le mie fiamme: ma il mio amore per Cecella era più antico della fiamma. Solo imbestiando l’ho capito».

«Cosa»

«Che era l’amore degli Alti. Non le passioni degli strusci e delle capere, non i baci tra i piccoli, mal’amore impuro, che fa di abbracci catene».

Zenzero dà un calcio alla sabbia. «Perché dici impuro?».

«Nel sogno di Primo c’è posto solo per chi non vive di tempo. Solo la fiamma conta, non le braci. E l’amore degli Alti è un amore di braci»

«Ecco, finalmente parli come uno scalzo: non si capisce un cazzo».

Smiccio gli scocca un’occhiata dura. «Invece hai capito benissimo. Tu sei l’unico, a parte le sibille, a ricordarti l’isola prima del sogno. E ti ricordi degli Alti com’erano».

«E quindi?».

«Lo sai di cosa parlo. Il genere d’amore che fa figli, e nei figli pesa come una condanna. E l’amore del sangue, nel sangue, per il sangue. Le ferite di Primo erano fatte di quest’amore».


Il Booktrailer


Quello che avete appena letto era il commento di Vocedelsilenzio, se volete leggere anche il commento completo di Chagall dovrete leggerlo nel blog di Vocedelsilenzio mentre il mio lo trovate proprio nel blog di Chagall.

Dovrete spostarvi da un blog all'altro, si tratta di un percorso movimentato il nostro, ma se così non fosse non sarebbe divertente, vi pare?

Ricordi di pensieri sparsi di diversi artisti


"Perché dare un titolo al mio quadro?
Non è forse meglio che ognuno veda ciò che preferisce in quello che dipingo?"

"Non se ho finito, ogni volta che rileggo aggiungo una parola, tolgo una virgola e quando penso che sia tutto perfetto lascio in attesa. Come un pane a lievitare.
Ci ritornerò, tra qualche tempo..."

"Solo quando mi sporco le mani di terra e faccio veramente fatica per ottenere un'ottima verdura capisco di avere creato qualcosa. La musica? Beh, non mi bastano le parole, però è differente."

"Devo provare e riprovare, la sincronia deve essere perfetta. Non posso non contare i secondi, quando finirà la musica mi dovrò trovare in quel preciso punto del palcoscenico e la luce dovrà illuminare questo lato del viso. Quando possiamo provare di nuovo la sequenza delle diapositive?"

"Scelsi una via e la percorsi per sei mesi con la mia macchina fotografica, compiendo scatti e impossessandomi della vita di quelle persone."

venerdì 5 agosto 2011

Break


Nei prossimi giorni, settimane, dovrò destreggiarmi tra molteplici impegni e questo comporterà minore tempo a disposizione per chiacchierare con i miei blogger preferiti, ma anche l'impossibilità di aggiornare il mio di blog.

Spero capirete che quando la vita reale chiama non si può non rispondere, quindi mi scuso in anticipo ma per un po' non mi leggerete.

Passate un buon agosto e ci rivediamo in settembre!
(Mi ricorda tanto la frase che ci dicevamo tra compagni di classe^^)


mercoledì 3 agosto 2011

L'origine perduta


Matilde Asensi, L'origine perduta, Rizzoli, 2008, 10,90 euro

Un thriller in cui genetica, matematica e teorie linguistiche si sposano a una suspense di altissimo livello. Una misteriosa malattia contro cui la medicina non può nulla, una maledizione antica, codici criptati e lingue perdute. Arnau, spregiudicato imprenditore informatico e geniale hacker, viene avvisato che suo fratello Daniel, etnologo, è stato colpito da una rara sindrome contro cui i medici si dichiarano impotenti. Dopo aver esaminato l'antico testo inca su cui Daniel stava lavorando, Arnau si convince che la sindrome è in realtà una specie di maledizione dal meccanismo simile a un virus informatico. Una maledizione che risale a un lontano passato. La chiave è nel potere delle parole.

Una civiltà perduta, le capacità inesplorate della mente, un luogo lontano, un gruppo di amici in viaggio...

Secondo voi mi è piaciuto?

Ma certo che sì!

In questo romanzo ci sono tutte le caratteristiche che mi piacciono in un libro.
Una buona base storica e scientifica, una grande verosimiglianza, delle descrizioni precise ma non pensanti e il tutto condito con personaggi ben disegnati e un ritmo accattivante.
Tra l'altro l'idea da cui prende avvio tutta la storia è il saggio di Umberto Eco La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, in cui viene citata la lingua aymara per la sua struttura paragonabile a quella di un linguaggio informatico.
Anche solo per le innumerevoli riflessioni che una lingua naturale universale, comprensibile a tutti, può suscitare meriterebbe di essere letto.
Lo consiglio vivamente a tutti e mi rammarico di averlo finito solo da pochissimo tempo.
In generale consiglio proprio Matilde Ansensi per la sua capacità di mescolare più generi letterari e di creare personaggi psicologicamente ben strutturati.

lunedì 1 agosto 2011

A che serve veramente la creatività?

In alcune cittadine tedesche, che si susseguono lungo il fiume Reno, ci sono diversi musei d'arte contemporanea.
Accanto a ogni sezione di arte contemporanea con pezzi veramente importanti con opere di Picasso o di altri artisti famosissimi ci sono anche sezioni di arte locale.
Quando al funzionario incaricato, al ministero alla cultura, a Berlino è stato chiesto perché si è scelto di creare dei musei con artisti mondiali e locali.
La sua risposta è stata scioccante, ma anche l'uovo di colombo.

Diceva più o meno queste parole:
"A noi non interessa l'arte. A noi preme che le scolaresche che visitano i musei scoprano la creatività. Noi abbiamo bisogno della creatività e della fantasia che questi ragazzi, divenuti adulti, metteranno nei lavori che svolgeranno."

Dunque la creatività non è solo cultura ma il più forte formatore di innovazione che esista.
Ancora una volta la cultura e l'economia sono due facce della stessa medaglia.