Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

martedì 31 maggio 2011

Boris Pahor

Ieri sera sono andata a un incontro veramente molto interessante.
Boris Pahor parlava ai diciottenni del mio paese in una cerimonia semi formale di consegna della Costituzione.
Devo dire che ho ammirato quest'uomo di novantotto anni per la sua serena sincerità.
Per due ore ha parlato della tirannide, della fame, degli umiliati e offesi nel corpo e della speranza.
Di tutte le sue parole credo che quelle che mi hanno colpito di più siano state quelle che ha rivolto ai diciottenni.
Un invito a conoscere la storia, a comprendere le ragioni di entrambe le parti, ma non di giustificarle e poi di averne memoria, affinché fatti del genere non si ripetano.
Per molti versi è sconvolgente sapere che solo nel 2008, cioè solo dopo avere ricevuto dalla Francia la Legion d'onore, questo scrittore è stato pubblicato da un grande editore italiano con la sua opera più famosa, Necropoli.

Riporto di seguito alcune informazioni di wikipedia:

Boris Pahor (Trieste, 28 agosto 1913) è uno scrittore italiano, della minoranza slovena di Trieste.

A sette anni vide l'incendio del Narodni dom, sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste. L'esperienza lo segnò per tutta la vita, e torna spesso nei suoi romanzi e racconti.

(Ne ha parlato anche ieri sera)

Finita la scuola media frequentò il seminario di Capodistria che non terminò. Dopo essersi laureato in Lettere all'Università di Padova, torna nella sua città natale dove si dedica all'insegnamento della letteratura italiana. Stabilisce stretti rapporti con alcuni giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič, cofondatore della organizzazione terrorista slovena TIGR (e padre dello scrittore Dušan Jelinčič) e dei pittori Augusto Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incomincia il carteggio con il poeta e pensatore personalista slovenoEdvard Kocbek, nel quale riconoscerà un'importante guida morale ed estetica.

Nel 1940 viene arruolato nell'esercito italiano e mandato sul fronte in Libia. Dopo l'armistizio dell'otto settembre torna a Trieste, ormai sotto occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane slovene che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu ("Città nel golfo"), col quale diventerà celebre nella vicinaSlovenia. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania (Natzweiler-Struthof, Dachau, Bergen-Belsen).

( Ci ha parlato a lungo del campo di Dora : Il Campo di concentramento di Mittelbau-Dora fu un campo di concentramento nazista costruito nel 1944 presso Nordhausen, a sud della catena montuosa Harz. Il campo venne esplicitamente costruito per la produzione delle Wunderwaffe tedesche, in particolare i missili V2. Alle sue dipendenze lavoravano altri 40 sottocampi. Aggiungendo anche le informazioni di come Von Braun abbia invece ricevuto molte onorificenze per i suoi meriti scientifici...)

Finita la guerra, torna nella città natale, aderendo a numerose imprese culturali dell'associazionismo cattolico e non-comunista sloveno. Negli anni cinquanta, diventa il redattore principale della rivista triestina Zaliv (Golfo) che si occupa, oltre che di temi strettamente letterari, anche di questioni di attualità. In questo periodo, Pahor continua a mantenere stretti rapporti con Edvard Kocbek, ormai diventato un dissidente nel regime comunista jugoslavo. I due sono legati da uno stretto rapporto di amicizia.

Nel 1975 Pahor pubblica, assieme all'amico triestino Alojz Rebula, il libro "Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca" (Edvard Kocbek: pričevalec našega časa). Nel libro-intervista, pubblicato a Trieste, il poeta sloveno denuncia il massacro di 12.000 prigionieri di guerra, appartenenti alla milizia anti-comunista slovena (domobranci), e i crimini delle foibe perpetrato dal regime comunista jugoslavo nel maggio del 1945. Il libro provoca durissime reazioni da parte del governo jugoslavo. Le opere di Pahor vengono proibite nella Repubblica Socialista di Slovenia e a Pahor viene vietato l'ingresso in Jugoslavia.

Grazie alla sua postura morale e estetica, Pahor diventa uno dei più importanti punti di riferimento per la giovane generazione di letterati sloveni, a cominciare da Drago Jančar.

L'opera più nota di Pahor è Necropoli, un romanzo autobiografico sulla sua prigionia a Natzweiler-Struthof.

Le sue opere in sloveno sono tradotte in francese, tedesco, serbo-croato, ungherese, inglese, spagnolo, italiano, catalano e finlandese.

A giugno del 2008 ha vinto il Premio Internazionale Viareggio- Versilia, nel maggio del 2007 è stato insignito con la onorificenza francese della Legion d'onore, il Premio Prešeren, maggiore onorificenza slovena nel campo culturale (1992) e il San Giusto d'Oro 2003. Nel 2008 è stato finalista e quindi vincitore del Premio Napoli per la categoria "Letterature straniere" con Necropoli.

Il 17 febbraio 2008 è stato ospite nella trasmissione televisiva "Che tempo che fa" di Fabio Fazio.

Nel novembre 2008 gli è stato conferito il Premio Resistenza per il libro Necropoli. Il 18 dicembre 2008 Necropoli è stato eletto Libro dell'Anno da una giuria di oltre tremila ascoltatori del programma di Radio3, dedicato ai libri, Fahreneit.

È candidato sulla lista della Südtiroler Volkspartei (SVP), collegata con il Slovenska Skupnost per le elezioni europee del 2009.

Nel dicembre del 2009 è stato protagonista insieme al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza della polemica per l'assegnazione della cittadinanza onoraria. Il comune avrebbe infatti voluto insignire Boris Pahor senza citare nella motivazione le colpe del fascismo, fatto al quale lo scrittore si era opposto.

Alla fine di ottobre 2010 è stato coinvolto in un attacco neofascista con scritte inneggianti alla rivoluzione fascista sui muri dell'ex Narodni dom a Trieste.

Pahor è pensionato e vive a Trieste.


Una vita decisamente segnata dai totalitarismi, ma non avvelenata dall'odio e dal rancore.

Almeno questa è l'impressione che ne ho dedotto io, sentendolo parlare.

Se qualcuno volesse leggere una sua opera, lui stesso consigliava Necropoli

Necropoli

Campo di concentramento di Natzweiler-Struhof sui Vosgi. L'uomo che vi arriva, una domenica pomeriggio insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanza di anni è voluto tornare nei luoghi dove era stato internato. Subito, di fronte alle baracche e al filo spinato trasformati in museo, il flusso della memoria comincia a scorrere e i ricordi riaffiorano con il loro carico di dolore e di rabbia. Ritornano la sofferenza per la fame e il freddo, l'umiliazione per le percosse e gli insulti, la pena profondissima per quanti, i più, non ce l'hanno fatta. E come fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo e nell'anima, si snodano le infinite vicende che parlano di un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, ma insieme i tanti episodi di solidarietà tra prigionieri, di una umanità mai del tutto sconfitta, di un desiderio di vivere che neanche in circostanze così drammatiche si è mai perso completamente.


venerdì 27 maggio 2011

Il cactus Matteo



Matteo il cactus mi ha tenuto compagnia per mesi, quando vivevo sola, e a lui avevo dedicato una serie di racconti.
Sono passati diversi anni ma sono molto affezionata a questo piccolo cactus.
Oggi ne Il Blog delle Fiabe de La piccola Giò è stato pubblicato il mio racconto.
Questo blog è bellissimo, ci sono tante fiabe originali e il mio figlio più grande lo adora (cioè adora le fiabe che ci sono^^)
Se avete voglia, dateci un'occhiata!


giovedì 26 maggio 2011

Ringraziamenti

Questa sera ho avuto l'amara scoperta che nel mio libro non ci sono i ringraziamenti che pensavo.
Sono rimasta di sasso.
Non riesco proprio a capire come mai manchi una frase, devo avere sbagliato nell'invio del file e poi non l'ho più riletto.
Come mi spiace!
Ma almeno qui, nella mia isola virtuale, vorrei che ci fossero i ringraziamenti che avevo pensato :

RINGRAZIAMENTI

Ho scoperto che un romanzo non è frutto del lavoro di una sola persona, ma molti, con vari contributi, aiutano l’autore ad arrivare all’ultima pagina.

Le prime persone che devo ringraziare sono senza dubbio i miei tre uomini: Fabio, Pietro e Alberto.

Senza di loro questo libro sarebbe stato scritto in un tempo molto più breve ma, privata della loro rumorosa presenza, la mia vita non avrebbe alcun significato.

Un grazie speciale alla scrittrice M.P. Black, al secolo Paola De Pizzol, brava autrice e amica inaspettata. È stata lei a spingermi a scrivere un romanzo, e per questo non finirò mai di ringraziarla.

Sono in debito anche con il giovane scrittore Mario De Martino, segnatevi il suo nome, di lui sentirete parlare molto e molto presto. Il suo contagioso entusiasmo mi ha dato forza quando più ne avevo bisogno.

Grazie anche all’autrice della copertina del libro, la bravissima Francesca Resta, che con maestria ha saputo cogliere e riassumere l’essenza dei miei personaggi.

Un ringraziamento speciale allo scrittore Andrea Storti, i cui suggerimenti mi hanno permesso di dare voce a pensieri inespressi.

Un grazie enorme a Simona Degli Esposti, con la sua ruvida sincerità mi ha insegnato moltissimo.

Mille grazie a Luisa, Cinzia, Silvia, Samantha, Valeria, Alberto, Mauro, Marcello, Stefano, Elisabetta e loro sanno il perché.

Ringrazio Linee Infinite Edizioni e tutte le persone che questo nome nasconde. Senza di voi Esedion non sarebbe mai diventato un libro. Siete stati meravigliosamente pazienti, grazie.

Come molti autori anche io ho degli artisti da ringraziare.

Primi fra tutti Ligabue, Elisa e i Muse che hanno accompagnato la stesura del romanzo e infine i Coldplay perché il loro album, Viva la Vida, è senza dubbio la colonna sonora di Esedion.

Un grazie particolare Giuseppe Gonella, perdermi nei colori dei suoi quadri mi ha fatto trovare la via giusta per arrivare a Estreira.

Ultimo, ma non certo per importanza, grazie a te, paziente lettore, per essere giunto fino a qui.

Spero che il viaggio sia stato piacevole.

mercoledì 25 maggio 2011

Mi hanno intervistata!

Siccome dopo il meraviglioso blog tour di Esedion ho preso un certo gusto con le interviste, eccomi a segnalare la simpatica intervista che mi ha fatto Teresa nel suo blog Due di Cuori.
La ringrazio di cuore per la sua disponibilità e per avermi introdotta nel forum Creativity Station.
Se avete voglia, provate a darci un'occhiata ^^

martedì 24 maggio 2011

Torneo letterario

Volevo fare una considerazione sul Torneo letterario del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol.
Ebbene sì. Ho partecipato anche io.
Il mio incipit non ha superato la prima fase del torneo, ma in effetti non avevo molte velleità di farcela. Conosco i miei limiti.
Ho letto degli incipit strepitosi e due dei tre che secondo me erano meritevoli, hanno passato la selezione e ora concorrono per la fase finale. In bocca al lupo "Bambini perduti" e "Mistery Detective"!
Il mio è un augurio interessato, muoio dalla voglia di conoscere il finale dei romanzi.
E' frustrante essere catturati da un romanzo e non poter proseguire la lettura...
La mia valutazione, alla fine di questa esperienza, è più che positiva.
Nel blog del torneo, a cui ho partecipato pochissimo, ma che ho letto molto, ho potuto constatare come tanti partecipanti siano rimasti delusi, addirittura arrabbiati.
No, per me, il cui obiettivo principale era avere giudizi di persone abituate alla lettura e dal palato fine, è andato tutto benissimo.
I miei dieci giudizi sono stati tutti ponderati e anche le valutazioni basse erano motivate e criticamente costruttive. I loro consigli mi saranno utilissimi per migliorare un manoscritto in cui credo molto ed evitare madornali errori.
Dunque posso dire che per me il torneo si è concluso ma ne esco arricchita, sia per le bellissime letture che ho dovuto valutare, sia per i giudizi seri e molto professionali che ho ricevuto.
Magari, se riesco, proverò anche l'anno prossimo, non sa mai!

lunedì 23 maggio 2011

Promozione e lettura


Se non avete ancora pensato a quale libro regalare, iniziate a considerare Esedion!

Ahhahah, naturalmente credo che l'importante sia leggere.

La campagna pubblicitaria è visivamente molto accattivante e resto sempre dell'idea che un libro è un regalo bellissimo.

Sia per chi lo regale che per chi lo riceva, indica riflessione e attenzione.

Dunque regalate un libro!

E se volete regalare Esedion potete ordinarlo in libreria, la Colibrì distribuzione può arrivare in tutta Italia. Se preferite gli acquisti on line provate nel sito della Colibrì-GDS.

Se desiderate una copia autografata, sarò lieta di organizzarmi per spedirvela^^

Buone letture!


La mia prima presentazione


Ciao a tutti!
Ieri ho fatto la mia prima presentazione e sono proprio contenta!
La giornata è stata veramente emozionante, ricca di sorprese e di conoscenze inaspettate.
per il mio piccolo paese è stato un successone!
Nonostante la giornata invitasse molto ad andare al mare un centinaio di coraggiosi hanno deciso, incuranti del sole, del Giro D'Italia, di tre gare ciclistiche, del Vino in Villa, di feste varie di sport, asilo et varie di passare il pomeriggio ad ascoltare la sottoscritta.
No, non ho pianto.
In genere piango per niente, mai quando serve. (Frase tipica di mia madre XD)
Ringrazio veramente di cuore la mia "sorella maggiore" Luisa Cigagna che mi ha accompagnata sul palco e mi ha fatto una presentazione strepitosa!
Grazie anche a Marco e Simone di Linee Infinite e l'amministrazione comunale del mio paese che si fatta in quattro per organizzare sei incontri con l'autore.
Un ringraziamento speciale ai miei padrini di battesimo, coccolissimi che mi hanno fatto recapitare a casa un meraviglioso mazzo di rose!
Eppoi la sorpresa di amici arrivati da lontano, Francesco da Udine, Andrea e Davide da Treviso, ma soprattutto Matteo da Milano.
Momenti mi prende un colpo quando l'ho visto nel foier dell'auditorium.
Ma anche chi non c'era mi ha sorpreso. Amici che dalla Grecia hanno chiamato e messaggiato tante volte.
FANTASTICI!
Mi sono divertita moltissimo! Si vede?




Il grazie più speciale al mio dolce consorte e MP Black, il volto amico tra il pubblico che mi rassicurava con splendidi sorrisi.
Insomma, ora posso anche rilassarmi e riprendere le mie letture e le attività per il San Giorgio di Mantova Fantasy.
Buonissima settimana a tutti!

domenica 22 maggio 2011

Presentazione Esedion

oggi è la data fatidica!
Fra poche ore stringerò tra le mani Esedion :)
Qualora non foste moribondi, al capezzale di un moribondo, in prigione, all'estero, al mare...
mi farebbe molto piacere se veniste alla presentazione del mio libro.
Oggi alle ore 17.00 presso l'auditorium Battistella Moccia di Pieve di Soligo Tv.
Domani vi racconterò come è andata!
Buonissima domenica^^

p.s. non prometto foto, io odio le foto^^

venerdì 20 maggio 2011

Blog Tour - Ultima tappa

Ed eccoci alla fine dello strabiliante blog tour di Esedion ideato da Vocedelsilenzio.

Naturalmente il viaggio non poteva che concludersi a casa sua, nel blog, Le mele del silenzio.

Trovate la mia ultima intervista e la bellissima recensione di Voce che ringrazio con tutto il cuore.
Anche questa volta mi ha lasciata senza parole^^

Non posso non unirmi ai ringraziamenti di Vocedelsilenzio a Yuko86 di Living for books, Keira di The book lover, Nasreen di Sognando Leggendo, Camilla di Bibliomania, Miss Meiko di Young Adult Lit e Alessandra di Diario di pensieri persi: siete state eccezionali!
A voi si deve il successo del blog tour^^

Al Deus ex machina del blog tour ho fatto una promessa che spero di mantenere al più presto.

Quanto hanno fatto le molte persone accanto a me per il mio libro mi ha sorpresa.

Nel web e nella vita reale ho potuto constatare quanti siano gli amanti dei libri e del fantasy.
Mi ha dato coraggio e speranza.

A questo punto posso proprio dire che Esedion non è più mio, è vostro.

giovedì 19 maggio 2011

Estreira

Manca pochissimo!
Domenica 22 maggio alle ore 17,00 nella biblioteca del mio paesello a Pieve di Soligo TV presenterò
"Esedion"
Devo confessare che sono più emozionata al pensiero di stringere tra le mani il mio libro, sì anche io lo toccherò solo domenica, che all'idea di parlare in pubblico.
E conoscendomi è tutto dire!
Ma questo post è per segnalarvi la penultima tappa del blog tour di Esedion.
Oggi mi ospita Alessandra nel suo bellissimo Diario dei pensieri persi.
Ragazzi oggi mi sbottono non poco...
date un'occhiata!

Madalonizzazione

Ho visto il video di questo post pubblicato da Booksblog e lo incollo qui sotto


"Inutile dire - il video che introduce questo post vale più di mille parole - quello che le risposte, alcune pazzesche e senza vergogna, hanno rivelato. Utile invece è cominciare a ragionare sulla “Madalonizzazione” della nostra società, per usare un perfetto neologismo coniato da Andrea Bajani durante la (finta) presentazione del libro, un fenomeno che si fonda sulla più completa assenza del pudore che permea profondamente la società italiana e che, oltre a essere grottesco e risibile, ogni tanto fa paura."

Tanto di cappello allo scrittore Andrea Bajani che ha il coraggio di dire che non si ha più il coraggio di chiedere, di ammettere di non sapere. Ci si fa trascinare sputando sentenze in coro.
Questo episodio si colloca benissimo nella scia del mio sfogo Saccenza, di qualche settimana fa, in cui mi arrabbiavo con tanti lettori che si credono onniscienti e si permettono di giudicare libri, che magari non hanno nemmeno letto.
(Io mi riferivo alla letteratura fantastica, ma il discorso nei commenti si è allargato, come giusto che sia in una discussione).
Credo che la morale di quanto accaduto si possa ben riassumere con questo proverbio:

Colui che chiede è uno stupido per cinque minuti.
Colui che non chiede è uno stolto per sempre.

mercoledì 18 maggio 2011

Le isole di Esedion

Mi sono resa conto che sono un po' di giorni che non faccio che ringraziare.
E mi diverto!
Dunque perché fermarsi?

Un grazie al blog La torre di Tanabrus, in generale, per esistere e per la sua splendida rubrica "Perle dal Web": l'adoro!

Oggi ringrazio particolarmente Gabriele perchè ieri ha citato anche il blog tour di Esedion.
"Questa settimana è stata vissuta -almeno nella blogsfera italiana sui libri fantastici- all’insegna di Esedion, il libro di Claudia Tonin, blogger nostrana nota anche come Daisy Dery.
In occasione dell’uscita del suo libro, è partito un blogtour dedicato a Esedion.
Il viaggio è cominciato da Voce del silenzio, con un’intervista generica a Claudia e l’annuncio di un giveaway del libro.
E’ proseguito da Yuko, che ha puntato i riflettori su Venezia, dove saranno ambientate alcune vicende del libro.
Poi è stata la volta di Keira che ci ha mostrato il protagonista maschile, Alex, e di Nasreen che ci parla del vulcano Krakatoa, luogo di origine del cattivo della storia."

Grazie anche a Giulie dell'Albero delle gocciole per avere dedicato un post a Esedion.

Oggi sono ospite della carissima MissMeiko che vi mostrerà una delle mie passioni: le isole.
Sì perché Esedion è approdato nel blog Young Adult lit, dateci un'occhiata ;))



Domani mi ospita Alessandra nel blog Diario dei pensieri persi e vi consiglio di non perdere questa tappa, ci saranno rivelazioni inaspettate, vedrete!



martedì 17 maggio 2011

Aggiornamento blog tour Esedion

Devo fare il punto della situazione.

Esedion sta viaggiando nella blog sfera e non si ferma un attimo!

Partito da "Le mele del Silenzio" con la presentazione dello speciale e il giveaway,

è arrivato a Venezia nel post di Yuko86 nel blog Living for books,

per proseguire nel blog di Keira, The Book-Lover, con un post dedicato ad Alex .

Poi ha preso un aereo ed è arrivato in Indonesia nell'isola di Krakatoa nel blog

Sognando Leggendo di Nasreen

Ed oggi è nel blog Bibliomania della gentilissima Camilla che ospita un post dedicato a Sofia.

Chi è Sofia? Lo scoprirete molto presto, leggendo il post di Camilla...

Da non perdere!

(Un grazie di vero cuore a Yuko, Keira, Nasreen e Camilla siete state di una gentilezza e di una disponibilità senza pari.

A te, Vocedelsilenzio, non so più cosa dire.

Non ci faccio una bella figura, ma mi hai lasciata senza parole ^^)


lunedì 16 maggio 2011

10 domande + 1 a...Simone Draghetti

Riprendo oggi la piccola rubrica 10 domande +1 a ….

ospitando uno scrittore che è anche editore. Simone Draghetti.

Scopriamo qualcosina di lui.

Simone Draghetti nasce nel Dicembre del 1971 a Lodi, città dove attualmente vive. Appassionato di storia e architettura medievale, musica rock, viaggi nel nord e nell’est europeo. Nel 2004 vede la luce il suo primo romanzo “Brezza d’oriente” edito dalla Ti.ple.co. di Piacenza.


Nel 2007 Linee Infinite pubblica “Il buio e la luce”

breve raccolta di racconti, a cui fa seguito, tre anni dopo un altro romanzo d’avventura intitolato “Registan”

sempre edito da Linee Infinite. “Love and darkness” è il suo quarto libro.


Ciao grazie per avere accettato di essere qui e di rispondere alle mie domande, accomodati pure

1. Per cominciare ti va di raccontare qualcosa di te?

Ho trentanove anni, sono nato a Lodi, città dove attualmente vivo. Un luogo a cui sono molto legato e dove, a volte, ambiento alcuni dei miei racconti. Sono una persona socievole, con tanta voglia di divertirmi, di imparare, di conoscere. Sono un inguaribile viaggiatore e mi piace scoprire culture, tradizioni, usi e costumi di altri paesi e di altri popoli. Il mio prossimo viaggio mi porterà in Asia Centrale, in Uzbekistan, sulla via della seta, a Samarcanda ed in altre città , sulle tracce di Marco Polo. Non sono sposato;-) e dedico quasi tutto il mio tempo libero ai libri, sia scritti, che letti.

2. Quando hai iniziato a sentire la necessità di scrivere?

Necessità è una parola grossa, più che altro direi “voglia” di scrivere. Fin da ragazzo ero un gran lettore. Divoravo libri, soprattutto romanzi d'horror. Leggevo, soprattutto d'estate durante le vacanze . Leggevo prettamente di notte, alla luce di una lampada da lettura. Amavo immergermi in altri mondi e vivere storie che nella realtà non avrei mai potuto affrontare. Mi immedesimavo nei personaggi. Lottavo con loro, attraverso di loro, avevo paura, gioivo, soffrivo, amavo, insomma era il mondo alternativo in cui amavo entrare, chiudere la porta alle mie spalle e lasciare la monotonia della vita normale al di fuori di essa. La diretta conseguenza di tutto questo è stato il cimentarmi con la scrittura. All'inizio con la stesura di racconti, poi man mano che crescevo e l'abilità s'affinava, con vere e proprie storie che poi sono sfociate nel mio primo romanzo. Direi che i primi testi ho iniziato a scriverli a quindici o sedici anni.

3. Quali sono i libri e gli autori a cui senti di essere più legato?

Ho sempre amato Stephen King, Clive Barker, Dean Koontz Ken Follett, Robert Ludlum, Frederick Forsyth, Umberto Eco, Franco Cardini, Stefano Benni...poi i grandi Dostoevskij, Tolstoj, Puskin, Anna Achmatova (grande poetessa russa)...Stoker, Poe, Lovecraft, Robert Bloch, Asimov. Non dimentichiamoci di Jean M. Auel e della sua saga di “Ayla”. Per finire citerei Jane Austen (sì, leggo pure lei).

Un libro su tutti mi è piaciuto degli autori sopra elencati: “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco. Ma anche “It” di King, “Orgoglio e pregiudizio” della Auel. Insomma, un po' per tutti i gusti.


4. Ti va di suggerirci un libro?

Assolutamente “L'idiota” di Dostoevskij.


5. Ci sono altre forme di arte, come la musica o la pittura, per fare un esempio, a cui sei legato? Influenzano il tuo scrivere?

Adoro ascoltare musica, sentire le note che fluiscono attorno a me e saturano il luogo dove mi trovo. Come musica contemporanea ascolto Heavy metal, Hard rock, rock progressivo, blues...Ma amo anche lasciarmi cullare dal folk irlandese e del nord Europa ma anche dalla “Tradizionale” che arriva dalla Russia. Ascolto classica e musica antica (medievale/rinascimentale).

La musica non influenza assolutamente la mia scrittura, in nessun modo.

6. Come scrivi? Cioè progetti, documenti e poi scrivi o ti siedi e poi cominci a digitare parole al computer? Hai dei riti particolari?

Dipende da diversi fattori. Se scrivo racconti non progetto nulla. Accendo il pc ed inizio a scrivere seguendo la traccia che mi è venuta in mente. Se invece devo scrivere un romanzo mi documento, soprattutto se devo ambientare lo scritto all'estero od in luoghi in cui non sono ancora stato.

Non ho riti particolari, tranne quello che a volte mi piace scrivere con il pc portatile sulle rive del fiume che bagna la mia città.

7. “Love and Darkness” è il tuo quarto libro. Finora avevi sperimentato il thriller con “Registan”, il romance con “Brezza d’oriente”, i racconti intimistici con“Il buio e la luce. Nove racconti agli antipodi”. Ti piace sperimentare o stai ancora cercando il tuo genere?

Registan e Brezza d'oriente sono delle avventure in luoghi diversi da quelli in cui siamo abituati a vivere. Love and darkness ed il buio e la luce sono libri simili, quasi fratelli. Nel senso che sono racconti suddivisi in scritti d'amore ed in scritti d'horror. Scrivo quello che mi va di mettere su carta. Non per la voglia di sperimentare, ma semplicemente perché in quel periodo, in quel determinato momento della mia vita mi andava di fare così. Oppure perché quelle erano le idee che giravano per la mia testa.

8. Ti va di raccontarci qualcosa di “Love and Darkness”?

Che dire di “Love and darkness”? E' una raccolta d'amore e d'horror. Racconti abbastanza corti, d'impatto per la parte orrorifica, più descrittivi e pregni di sentimenti per la parte d'amore.

L'alternanza di sentimenti è il motivo portante del libro. L'amore, che ognuno di noi agogna nella sua vita e le paure, che affollano la psiche umana e le nostre giornate.

9. Oltre che scrittore sei anche editore. Come è nato il desiderio di entrare nel difficile mondo dell’editoria? Come vivi questo tuo doppio ruolo?

Scrittore è una parola grossa, preferisco definirmi “appassionato di scrittura”. Penso che in questo mondo ci vuole moltissima umiltà, fare una bella gavetta, perché non basta pubblicare un libro per definirsi scrittore ma bisogna impegnarsi a fondo e migliorarsi. Non si è mai arrivati. Ci sono troppe persone che si fregiano del titolo di scrittore, credendo di aver scritto il “capolavoro”. Umiltà è la parola che si deve tenere a mente, soprattutto per il rispetto degli altri colleghi, di se stessi e del lettore. Sono più di dodici anni che navigo in questo mondo, tra alti e bassi, tra enormi soddisfazioni e cocenti delusioni ma, quello che ho imparato, è che bisogna sempre rimanere se stessi, con i propri sogni, con le proprie speranze, coltivando questa bellissima passione che è la scrittura.

Non è stato un vero desiderio, ma semplicemente la diretta conseguenza del dar vita a quello che scrivevo. Da semplici parole scritte su un foglio, a vere storie stampate e raccolte nei libri e fatte leggere ai lettori.

Fare l'editore (non è il mio lavoro principale, lo faccio semplicemente per hobby) da molte soddisfazioni, specialmente quando vieni a contatto con gli autori che pubblicano la prima opera. Vedere queste persone emozionate davanti al frutto del loro duro lavoro è una sensazione impagabile perché, in qualche modo, hai contribuito a realizzare un sogno di una persona che magari teneva nel cassetto da tanto tempo.

Essere autore è una sensazione unica, bellissima, intensa. Sapere che quello che scrivi può piacere a persone che vengono alle tue presentazioni o che vanno in libreria a richiedere il tuo scritto...bè...è un'emozione speciale.

10. Una domanda riguardo al futuro è quasi obbligatoria: stai lavorando a nuovi progetti, ti va di anticiparci qualcosa?

Certamente...Nel cassetto ho pronto un romanzo d'amore di cinquecento pagine. Una storia che si dipana tra la calura della pianura padana ed i canali di Amsterdam.

Un altro romanzo che è pronto per la pubblicazione è il seguito di Brezza d'oriente. Tra le righe di quello scritto riprendo da dove era terminato il primo romanzo e, tramite gli occhi di Tatiana, la mia adorata protagonista, narro vicende di estrema e cruda realtà, storie dei nostri giorni, attraverso le vie di una Milano degradata, dove bande di malavitosi sfruttano le ragazze provenienti dai paesi dell'est, rendendole schiave e sfruttandole a loro piacimento.

Infine sto scrivendo il mio “colosso”. Un monumentale romanzo che è il seguito di Registan. Sto andando un po' a rilento perché lavoro a questo volume solamente nel periodo primaverile/estivo. Un libro che sta vedendo la luce sulle rive dell'Adda (il fiume che citavo poco sopra). Un vezzo che voglio mantenere. La parola fine la metterò in una calda giornata estiva.

La domanda +1 è la domanda di riserva all’autore.

Avresti sempre voluto che ti chiedessero ... ma nessuno l’ha mai fatto?

Ora è il momento giusto!

Suggerisci la domanda che desideri, siamo curiosi di leggere la risposta!


“Ma i tuoi libri sono autobiografici? Quanto di te c'è nei tuoi scritti?”

No, i miei romanzi ed i miei racconti non sono autobiografici. Di me c'è tutto e niente. Ovviamente l'esperienza accumulata in questi anni la utilizzo per completare il carattere dei miei personaggi, dei luoghi che creo, delle situazioni che narro. Però è tutto inventato, come lo deve essere un buon romanzo (a meno che sia uno storico)

Grazie per le domande ed un saluto a tutti i lettori.

Grazie a te Simone!

Sei stato gentilissimo e mi ha lasciato non poche curiosità per i tuoi prossimi romanzi!

Alla prossima!

Il Malinteso



"L'amore, mia cara, è un sentimento di lusso!": questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto (e che dalla vita ha imparato una grande lezione: "Dare pochissimo e pretendere ancora meno") alla figlia innamorata e infelice. Ma lei, Denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le è apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell'aspetto; e poiché alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l'uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po' annoiato. Poi il marito è stato richiamato a Londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre "piene e dorate " sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d'amore. Il ritorno a Parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realtà: no, Yves non è ricco, tornato dal fronte si è reso conto di aver perduto tutto, ed è stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui "c'erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente") a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica. In questa cronaca di un amore sghembo, in cui si fronteggiano due inconsapevoli egoismi, la giovanissima Irène Némirovsky sfodera già il suo sguardo acuminato e una perfetta padronanza della tecnica narrativa.


Cosa farò quando Adelphi avrà pubblicato tutti i romanzi di Irène Némirovsky?
Li rileggerò!
Dopo diverse settimane non ce l'ho fatta e ho dovuto assolutamente iniziare uno dei suoi piccoli capolavori.
Sembro un'invasata non è vero?
La verità è che per me lei è la perfezione letteraria.
Nella struggente malinconia dei suoi libri c'è tutto il mondo delle emozioni umane.
Solo lei in poche righe riesce a svelare l'ansia, l'angoscia delle situazioni umane.
Perchè la penso così? Dovreste leggerla.
Ieri sera sono arrivata a questo punto:

Subito dopo, come tra sè, aggiunse:
"E' finita, questa bella vacanza... Me n'ero dimenticato... Fra due giorni è il primo ottobre... E io sarò già a Parigi...".
"Fra due giorni?" esclamò lei.
Le sembrò che il cuore cessasse di batterle, e intanto si dava della sciocca: possibile che nell'ultimo mese non avesse sfogliato un calendario? Non aveva forse visto arrivare l'autunno? E poi, in fondo, che cosa gliene importava della presenza di quell'estraneo, di quello sconosciuto?
"Denise..." sussurrò Yves.
Lei trattenne il respiro senza osare rispondere.
Yves le prese la mano abbandonata sul tavolo e vi appoggiò la fronte calda.
"Denise..." si limitò a mormorare di nuovo.
Poi, con voce strozzata, aggiunse:
"Io non voglio lasciarvi. Non posso più vivere senza di voi".
Allora, dimenticando che bisognava negarsi, difendersi, farsi desiderare, e senza neppure accorgersi delle lacrime che le rigavano le guance, Denise si affrettò a dire:
"Neanch'io posso più vivere senza di voi".


Non sono neanche a metà del libro e so già che questi due poveri esseri diventeranno terribilmente infelici. Iréne è sempre Irène.
Ma è il viaggio l'esperienza da fare con lei, non l'arrivo.




domenica 15 maggio 2011

The Giver - il mio commento


Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua comunità non ci sono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto ciò che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte individuali. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio ed una femmina. Ogni membro della comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Comitato degli Anziani nella cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando.

The Giver (letteralmente: il donatore) è un romanzo di Lois Lowry, scritto nel 1993, ed è il primo capitolo della trilogia formata, oltre che da The Giver, daGathering Blue (2000) e da Messenger (2004). È considerato uno dei baluardi della letteratura distopica, tra i quali 1984 di George Orwell guida la classifica.

Ho iniziato a leggere questo libro piena di aspettative.

I giudizi su questo romanzo erano molto lusinghieri e l’intervista fatta all’autrice dal blog Le mele del silenzio mi aveva resa ancora più curiosa.

Purtroppo per parlarne ho fatto degli spoiler, non grandi cose, ma mi pare giusto dirvelo prima che leggiate il mio commento.


È un libro che fa stare male.

Non è una di quelle letture da cui si riemerge rigenerati.

L’ambientazione in un mondo perfetto in cui l’Uniformità ha spazzato molte di quelle che sono le nostre indicazioni morali è devastante.

Ora che l’ho letto capisco come mai sia stato tanto criticato. Non può lasciare indifferenti.

La prima cosa che mi ha fatto male è stata la spersonalizzazione dei bambini.

Il compleanno che è per me uno dei momenti più belli della vita di una persona, perché consente di riflettere, di gioire della vita, è stato spazzato via.

In dicembre ci sono nella Comunità le cerimonie del passaggio.

A tutti i Nove vengono donate le biciclette, agli Otto è consentito cambiare tunica, ai Dodici verrà assegnato il lavoro da svolgere nella comunità e da quel giorno non avranno più cerimonie.

Certo nell’Archivio dei Dati Accessibili è possibile cercare la propria data di nascita, ma chi lo fa?

La cerimonia di Jonas è prima angosciante, viene pubblicamente saltato dalla lista dei Dodici, poi diviene un evento. A lui è assegnato il compito di essere il nuovo Accoglitore di Memorie, dovrà recarsi ogni giorno dal Donatore che gli trasmetterà le memorie passate che la Comunità non possiede.

Questa seconda parte la conosciamo, è il nostro mondo, Jonas “ricorderà” come era la Terra, con la neve, le colline, le famiglie, l’amore, la morte, la guerra e il dolore.

Mi è piaciuto moltissimo come l’autrice abbia posto l’accento sul dolore. Come sappiamo tutti il ricordo del dolore è una delle memorie più resistenti.

L’angoscia di questo libro è soprattutto nella parte iniziale in cui vengono dati pochi elementi ma il nostro cervello li rielabora e li colloca nella giusta prospettiva. In effetti è quello che non scrive che ci attanaglia lo stomaco. “Il congedo”, termine utilizzato fin dalle prime pagine, a cui sappiamo esattamente quale significato attribuire, ma che nella storia viene rivelato al protagonista solo verso la fine.

L’ansia per il piccolo Gabriel non mi ha lasciata un istante, almeno sino alla decisione finale del protagonista. Agghiacciante il padre di Jonas, meraviglioso esempio di adattamento culturale, in cui la moralità si piega all’economia della società per preservarla.

La proprietà del linguaggio, la condivisione dei sogni, delle emozioni, di per sé azioni splendide, ma che assumono un ruolo di totale spersonalizzazione dell’individuo e fanno rabbrividire.

Questo mondo perfetto fa venire la pelle d’oca.

Un romanzo che consiglio proprio agli adolescenti che, naturalmente, tendono all’uniformità.

È un buon libro per avvicinarsi al genere distopico, laddove 1984 è troppo complesso per essere pienamente decodificato dai ragazzi.

Essendo una trilogia il finale non conclude pienamente la storia, attendo il seguito per un giudizio complessivo.

Aggiungo solo che si merita senza alcun dubbio tutti i giudizi positivi che gli sono stati dati.

Ci sono tali e tanti spunti di riflessione che se ne potrebbe parlare per giorni...

Ah, dimenticavo l'ultima frase del libro è bellissima!

Io sono fissata con le ultime frasi dei romanzi e questa dovete leggerla:

"Ma forse era soltanto un'eco."