Le cronache di Gaia

Cronache di Gaia.

Un luogo di viaggio e di passaggio, benvenuti!

Italia: terra d'amori, arte e sapori

Italia: terra d'amori, arte e sapori
EWWA

domenica 26 febbraio 2012

Fightclub, commento



Chuck Palahniuk
Fightclub
Mondadori
9,00 euro



“La prima regola del fightclub è che non si parla del fightclub.
La seconda regola del fightclub è che non si parla del fight club.
La terza regola è due uomini per combattimento.
Un combattimento alla volta.
Si combatte senza camicia e senza scarpe.
Il combattimento dura per il tempo che decidono loro e quando uno dice basta, o non reagisce più, il combattimento è finito.
E la settima regola del fightclub è che se questa è la vostra prima sera al fightclub, dovete combattere.”

ATTENZIONE STO PER VIOLARE LE PRIME DUE REGOLE DEL FIGHTCLUB!

Era da molto tempo che desideravo leggere qualcosa di Palahniuk e, da molto di più, che desideravo leggere questo libro. Da quando avevo visto il film di David Fincher.


Andai al cinema per vedere Edward Norton un attore che trovavo e trovo eccezionale, il fatto che nel ruolo di Tyler ci fosse Brad Pitt era valore aggiunto, e che Marla fosse Helena Bonhan Carter una chicca. 


Devo dire che il film è stupendo e, dal punto di vista della trama, forse addirittura superiore al libro. L’attrice protagonista mostra quel lato folle che riprenderà nel personaggio di Bellatrix di Harry Potter, Brad Pitt dimostra di non avere solo un bel faccino e Edward, beh, è superbo e sublime. Il viso di un folle nella mia testa ha il suo viso.


Scusate la divagazione e torniamo al libro.

La storia nel libro è ingarbugliata, ridondante, ripetitiva; scritta in uno stile che mi ha conquistata. Il modo di narrare segue l’andamento dei pensieri della voce narrate ed è ripetitivo. Io adoro le ripetizioni, perché sono il modo giusto di scrivere i pensieri umani. È una sciocchezza parlare di introspezione e cercare sinonimi. No, è sbagliato, non è così che pensiamo. Rimuginiamo mille volte la stessa frase, le stesse parole pronunciate da chi ci vuole ferire, da chi ammiriamo.
Lo sconosciuto protagonista ripete all’infinito le parole di Tyler Durden, il suo amicissimo, rielabora e decostruisce i significati di quelle parole in un’azione introspettiva degna della miglior psicanalisi.
Se nel film lo spot era “Combatti e scopri chi sei” nel libro essere pestato a sangue (prenderle, non darle, badate bene!) è quello che ti permette di essere te stesso. Non il tuo nome e il tuo lavoro ma proprio tu, carne e sangue e pensiero.
Un romanzo con più piani di lettura in cui, sebbene ci sia spargimento di litri di sangue, non c’è compiacimento per il dolore, lo si percepisce appena. Tutto ha un motivo, uno scopo. Le elucubrazioni mentali di questo viaggiatore perfettivo, che giustifica l’imperfezione delle autovetture, sono il frutto della sua educazione. Seguire strettamente le regole. Collezionare e riempire il vuoto di oggetti, finché le cose che possiedi possiedono te.
La libertà può avvenire solo tramite la distruzione. Degli oggetti, del lavoro, ma soprattutto di se stessi e della apparenze.
Il nuovo viso d’angelo che entra nel fightclub è suo, lo deve annientare, dice a un certo punto il protagonista. E questo ragazzo con gli occhi tumefatti e il viso non più d’angelo, dopo averne prese quante mai in una vita, sarà il primo del progetto caos: la prima scimmia spaziale.
Un esercito di discepoli di Tyler Durden che sono andati al fightclub perché avevano paura di qualcosa e ogni combattimento avevano sempre meno paura. Finchè alla fine non hanno più paura di niente. Ripetono come mantra le parole di Tyler. Tyler il Robin Hood della sofisticazione alimentare (e per decenza non dirò i dettagli delle sue sofisticazioni), Tyler il proiezionista creativo che destabilizzava gli spettatori inserendo fotogrammi hard in film Disney, un nano secondo di immagine che il nostro cervello registra e non capisce.
Destrutturare la società, annientarla, per ricavare qualcosa di meglio dal mondo.
Per distruggere intende letteralmente spazzare via, con bombe e fuoco. Nel romanzo ci sono indicazioni a profusione di sistemi con cui realizzare esplosivo.
Il saponificio richiederebbe tutto un discorso a sé, ma un saponificio mandato avanti da uomini vestiti in nero, rasati, mi ha fatto venire in mente i campi di concentramento…
Il protagonista e tutti gli altri uomini che hanno bisogno di un immagine maschile forte di riferimento e che la trovano in Tyler sono una metafora dell’analisi antropologica fatta per i nati degli anni Ottanta nei ghetti americani. Ragazzi cresciuti da madri e nonne, perché i padri erano morti o in galera. Giovani incapaci di avere un proprio esempio di uomo e bisognosi di avere qualcuno a cui guardare.
Nel libro la parabola distruttiva avvolge il protagonista finché anche lui scoprirà che “uccidi sempre ciò che ami” e che è vero anche il contrario.
Non svelo il colpo di scena finale (unico rimpianto per avere prima visto il film) che rivela molto della storia e rende la conclusione del romanzo ancora più angosciosa.
In conclusione, più che la trama, ho apprezzato lo stile narrativo, assolutamente fuori dagli schemi e, secondo alcuni, pure scorretto. Credo che per scrivere un libro del genere l’autore abbia perso qualche anno di vita, tanto è intenso e coinvolgente.
Questo non vuol dire che io condivida le idee che sostiene, anzi, tutt’altro, eppure ne ammiro la capacità di analisi e di descrizione, la mancanza di paura nell’affermare verità scomode, l’assoluto anticonformismo narrativo.
Tanto di cappello a Chuck Palaniuk per il suo romanzo d’esordio, la sua fama è completamente meritata.



giovedì 23 febbraio 2012

Divagazioni

Che periodo ragazzi!
Non riesco a fermare la mia attenzione, mi ritrovo a far la vagare la testa da un'idea all'altra, a concludere poco e iniziare molto.
Oggi, per esempio, mentre stavo leggendo di un argomento che mi sta molto a cuore ho avuto la visione, sì, modello Giovanna d'Arco, del finale di un romanzo che ho abbandonato l'anno scorso.
E secondo voi che ho fatto?
Ma ho mollato tutto per appuntarmi immediatamente l'idea! ^_^
Forse sarà la febbre, regalo dei miei pargoli, a farmi avere queste allucinazioni, fatto sta che ora so esattamente quello che devo scrivere, peccato che questo romanzo sia in fondo, ma proprio in fondo, nella lista delle cose da fare. Uff! Io e il mio tempismo!
Tornando a cose più interessanti, rispetto ai miei piagnistei, riprendo anche io la notizia che ha fatto il giro del web: JK Rowling sta scrivendo un nuovo libro!
Sono proprio contenta e come tutti i fan non vedo l'ora di conoscere i nuovi personaggi che questa grande scrittrice riuscirà a creare.
Buona notte e anche buon week end, nei prossimi giorni mi eclisserò perché la vita reale chiama, sperando di non stare troppo male (non posso ammalarmi!!!)
Vi lascio la canzone che preferisco del nuovo album dei Coldplay^^



mercoledì 22 febbraio 2012

Consigl'ebook

Ciao a tutti!
Oggi vorrei segnalare alcuni ebook!


Comincio dal racconto di 
Daniele Nicastro, Il quaderno ad anelli, euro 0,99
http://www.amazon.it/Il-quaderno-ad-anelli-ebook/dp/B007333R3Y/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1329922069&sr=1-1

Il quaderno ad anelli
Dave ha bisogno di aiuto. Se ne rende conto guardandosi allo specchio. Scoprirà tuttavia che i nodi della mente sono difficili da sciogliere, soprattutto quando si dimenticano facilmente le cose. A lui mancano dei pezzi. Forse quel bambino misterioso che legge sotto le coperte può aiutarlo ben più di uno strizzacervelli. La chiave di tutto è nel suo quaderno ad anelli.
Il sito dell'autore




La chiave amaranto di Anna Tasinato
Gratuito in questi giorni!
http://www.amazon.it/La-chiave-Amaranto-ebook/dp/B004TC9TXO/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1329922055&sr=1-1


La chiave Amaranto
L'immortale Alida è sospettata per l'omicidio della sua coinquilina e amica Licia Amaranto. Incastrata dal colpevole che le ha lasciato un messaggio attraverso la posizione del corpo della vittima, Alida giura vendetta per l'omicidio dell'unica persona cui era legata. Trascorre i giorni a raccogliere indizi, analizzare i documenti, rubati di nascosto dalla scena del crimine, nella speranza di capire chi sia l'assassino e cosa voglia davvero da lei. Le coincidenze iniziano quando Alida è costretta a seguire una serie di sedute psicologiche che attestino il suo grado di responsabilità nell'omicidio; lo studio Boidi, infatti, è circondato da una aura inquietante e lei viene assegnata al dottor Mirko Borgia, giovane psicologo nonché fratello di un immortale. I due presto si ritrovano insieme in fuga verso la verità, inconsapevoli della portata degli eventi e di cosa si nasconde davvero dietro... La chiave Amaranto.
Il sito dell'autrice



Fabrizio Valenza, L'alieno nella mente, euro 2,68
http://www.amazon.it/Lalieno-nella-mente-ebook/dp/B00780WBDO/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1329922018&sr=1-1

L'alieno nella mente


L’alieno nella mente è un titolo ironico ma non troppo (come d’altronde la bellissima immagine di Enrico Valenza utilizzata per la copertina), sotto il quale sono raccolti pezzi horror, di fantascienza e fantastici, tutti comunque accomunati dall’idea che la minaccia sia soprattutto nella mente di chi la vede. Alcuni di questi racconti sono già stati pubblicati in precedenti antologie, altri sono invece inediti.
Ho scelto la copertina stile Settanta appositamente, come a segnalare che sotto le spoglie rinnovate dell’editoria digitale potrebbe essere possibile la riscoperta di una narrativa differente, estranea alle logiche editoriali sempre più imbavagliate da un mercato imbizzarrito.

Il blog dell'autore



Antonia Iolanda Cudil, La sindrome di Rubens, euro 2,68
http://www.amazon.it/La-sindrome-di-Rubens-ebook/dp/B006WC6JAU/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1329921996&sr=8-1

La sindrome di Rubens

Durante la visita al museo Thyssen Bornemisza di Madrid, Lidia si ferma a guardare un’opera di Rubens, vicino c’è un giovane che pare affascinato quanto lei dal quadro. 
Un visitatore come un altro, un uomo bello e sconosciuto da cui viene irresistibilmente attratta. Quello che fanno nel museo non è previsto, né logico ma è reale come la passione che li travolge.
Lui non parla la sua lingua, le lascia solo un nome e un indirizzo mail. Non è il suo, è quello di un famoso professore di storia dell’arte, Matthias Sallmann. Lidia lo vede in televisione e si accorge che l’uomo bellissimo, esperto studioso di arte, non è lo sconosciuto che l’ha amata. Il professore sostiene una teoria chiamata sindrome di Rubens che scatenerebbe i sensi di alcune persone, portandole a essere travolte dalla passione più sfrenata. Lidia pensa di esserne stata colpita e scrive a Sallmann per avere informazioni. Incontrerà così il professore ma anche lo sconosciuto del museo. Da loro imparerà a indagare le misteriose vie che legano l’eros all’arte.

Il blog dell'autrice


Matteo Grimaldi, Supermarket24 euro 3,00
http://www.amazon.it/Supermarket24-ebook/dp/B006AWA6F6/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1329922037&sr=1-1
Supermarket24


"Supermarket24" definisce il tempo e il luogo in cui si sviluppa l'epopea di Luca Sognatore: le tanto attese 24 ore del primo giorno di lavoro come commesso in un qualsiasi supermercato aquilano. Il reparto ortofrutta a cui Luca è assegnato diventa un punto d'osservazione da cui raccontare, ora con pathos ora con perfidia, le vite vere o immaginate di colleghi, clienti e superiori. Vite scandite dal passare di ore sempre uguali, costrette in una quotidianità meccanica e annichilente, di cui sembra accorgersi solo lo sguardo vivace e scanzonato di Luca.
Il sito dell'autore



Cinque generi differenti in formato digitale. 
A parte il libro di Anna Tasinato, che ho scaricato, ma non ancora letto, gli altri quattro hanno brillantemente superato il DaisyTest!
Ve li suggerisco e ...
Buone letture!


martedì 21 febbraio 2012

Priscilla la regina del deserto

Locandina Priscilla.jpg

Con questo post mantengo la promessa fatta a un grande fan di questo spettacolo.
Voglio condividere con voi la scoperta di questo musical!



Tratto dal film del 1994 "Priscilla, la regina del deserto" è uno spettacolo messo in scena, direttamente da Broadwayal, al Teatro Ciak di Milano dal 14 dicembre al 30 aprile.



Priscilla Divas over open bus 72r.jpg



Il coinvolgente musical riprende la trama della celebre pellicola cinematografica, vincitrice di un Premio Oscar e del Grand Prix Du Publique al Festival di Cannes. 

Una travolgente avventura "on the road" di tre amici che, a bordo di un vecchio bus rosa (soprannominato Priscilla), viaggeranno attraverso lo sconfinato deserto australiano alla ricerca di amicizia e amore, finendo per trovare più di quanto avessero mai sognato...molto più di uno spettacolo li aspetta infatti ad Alice Springs!
La geniale sceneggiatura dello spettacolo, con il suo messaggio sulla famiglia, la tolleranza e l'accettazione, è capace di raccontare e alternare momenti di puro divertimento ad altri più emozionanti, mantenendo uno stile originale, brillante e decisamente non convenzionale.

Nel cast, Simone Leonardi (nel ruolo di Bernadette), Antonello Angiolillo (nella parte di Tick) e Mirko Ranù (nelle vesti di Adam). Uno spettacolo sfavillante che vede l'impiego di oltre cinquecento costumi e alterna venticinque memorabili hit, tra cui I will survive e Hot Stuff.



Spero proprio di riuscire ad andare a vederlo!
Vi lascio l'indirizzo del sito dello spettacolo, e un piccolo assaggio

lunedì 20 febbraio 2012

Alex vs Erik

Buona settimana a tutti!
Domani è martedì grasso e per tutta Italia (Esclusi i e fortunati del carnevale ambrosiano) termina il Carnevale!
Dunque concediamoci qualche scherzo e ridiamo!
Io oggi ho riso moltissimo leggendo un commento a Esedion, anzi il commento del commento.
Parrebbe che Alex non riscuota grande successo tra le lettrici, anzi, in molte mi scrivono che preferiscono di gran lunga la coppia Erik-Sofia che Alex-Sofia. 
Oggi è avvenuto un fatto unico.
Una lettrice mi dice che eliminerebbe proprio Sofia, Alex ed Erik vanno benissimo, è lei che non va bene, servono delle donne più degne per loro due.
Io rido, perché avendo già scritto la seconda e anche la terza parte della saga so esattamente che ne sarà di loro tre (muahahahah cattivissima)






(Lo so l'immagine non è molto attinente ma mi faceva troppo ridere!)


Con l'occasione metto alcune foto dei personaggi


Alex



Sofia






Erik 
(non me lo immagino proprio così, 
ma sul fatto che sia un principe nessuno può dubitarne!)







venerdì 17 febbraio 2012

FitzChevalier Lungavista


Ciao a tutti!
Spero abbiate passato bene la settimana e che il week end "grasso" che ci attende sia pieno di allegria ^_^

Ho letto Robin Hobb, le due trilogie che parlano di FizChevalier e le ho trovate di altissimo livello, tra i migliori libri mai letti!
Andiamo per ordine.

La trilogia dei Lungavista è composta da:
L'apprendista assassino;
L'assassino di corte;
Il viaggio dell'assassino.
L'inizio della storia di Fitz Chevalier,  in cui diventa l'assassino del re, aiuta suo zio Veritas a sconfiggere le Navi Rosse e le trame ordite dall'altro suo zio Regal.

Poi c'è la saga dell'uomo ambrato composta da:
Il risveglio dell'assassino;
La furia dell'assassino;
Il destino dell'assassino;
Dopo quindici anni, dagli eventi della saga precedente, ritroviamo FitzChevalier di nuovo pronto a proteggere il trono dei Lungavista da nuovi e vecchi nemici.




Ognuno dei sei libri meriterebbe un commento a sé ma, per motivi di tempo e di nostalgia (mi manca già da morire la lettura di questi libri!), faccio un unico commento-riflessione.

Mappa Realm of the Elderlings

La terra dei Sei Ducati è sorta dalla fusione del mondo aggressivo dei pirati delle isole con quello dei contadini dell’entroterra.
Sul trono dei Lungavista siede re Sagace e suo figlio Chevalier è re-in-attesa. Lui ha la magia dell’Arte, l’istruzione politica, la fermezza morale e l’arguzia che gli permetterà di essere un grande sovrano.
Una notte d’inverno, dentro la cittadella fortificata, ultimo baluardo prima del regno delle montagne, luogo in cui Chevalier si è trattenuto a lungo per portare a termine una trattativa di pace e futura alleanza, viene lasciato un “ragazzo”.
È il bastardo di Chevalier. Viene affidato a Burrich “l’uomo di Chevalier”.
Questo bambino con la sua esistenza stravolgerà il mondo dei Sei Ducati, mettendo in moto una serie di eventi correlati tra loro e scaturiti alla scoperta della sua nascita.
Primo passo: Chevalier abdica a favore del fratello Veritas. “Ragazzo” sarà allevato da Burrich senza conoscere suo padre.
Conoscerà invece suo nonno, re Sagace, il consigliere del re e assassino che diverrà il suo maestro, Umbra, il giullare di corte, il Matto, dama Pazienza, suo zio Regal e il maestro dell’arte Gallen.
Fitz è speciale, sia per il dono della magia dell’arte sia perché cerca le bestie: possiede lo Spirito. Impara a uccidere da Umbra e diventa un esperto dello spiare e servire il sovrano.
Una delle saghe più belle che abbia mai letto.
Ho seguito Fitz attraverso la prima trilogia, quella che lo porta dai cinque ai venti anni, affascinata dal mondo irreale, ma così concreto, che Robin Hobb ha creato.
Ritrovare tutti i meravigliosi compagni di Fitz nella seconda trilogia, quella che vede la sua storia dopo quindici anni, cioè quando è un uomo di trentacinque, è stato stupendo.
Ognuno dei personaggi meriterebbe un trattato, dalla personalità complessa e affascinante di Umbra alla multicolore figura del Matto, il mio personaggio preferito, dopo Fitz. per non parlare di Occhi-di-notte...
Le descrizioni delle usanze, i meravigliosi interludi che introducono i capitoli, i paesaggi variegati, i grovigli dell’animo umano rendono questa saga una perla di rara bellezza.
I due finali delle trilogie sono veramente molto lontani uno dall'altro, come possono esserlo solo le idee di un uomo di venti e quelle di uno di quaranta.
Anche di questa abissale differenza devo rendere merito all'autrice.
Non finirò mai di ringraziare il traz per il suo consiglio!
Grazie a lui ho un'altra donna da ammirare.


Precisazione e integrazione ordine volumi



Grazie ad Antebar(Barbara), che è intervenuta nei commenti, spiegando l'ordine corretto di lettura della saga.
Dunque devo rettificare quanto scritto sopra e riporto per maggior chiarezza proprio l'intervento di Barbara


"Per deformazione professionale, però, devo cogliere ogni occasione per ribadire che è importantissimo leggere le quattro serie degli Elderlings (Lungavista, Borgomago, Uomo Ambrato e Cronache delle Giungle della Pioggia) nel giusto ordine. Saltare Borgomago è un errore madornale indotto dalle scriteriate scelte editoriali della Fanucci... passando subito all'Uomo Ambrato non solo ci si spoilera buona parte della serie di Borgomago, ma non si riescono a comprendere passaggi fondamentali della trilogia del Matto (per dirne una, personaggi come Tintaglia sembrano saltar fuori dal cilindro e invece...!)
È un'unica grande storia e, come tale, va letta nell'ordine pensato dall'autrice. Solo così si possono apprezzare a pieno questi straordinari romanzi."

Dunque prima di leggere Il risveglio dell'assassino sarebbe cosa buona e giusta avere letto i volumi della serie de I mercanti di Borgomago e visto che ci sono è meglio ricordarli:
La nave della magia;
La nave in fuga;
La nave dei pirati;
La nave della pazzia;
La nave del destino.

Avendo già letto la saga dell'uomo ambrato per me è tardi per leggerli nell'ordine corretto, ma è bene farlo sapere a chi non ha ancora iniziato la lettura. Di questo ringrazio Barbara per il suo intervento.
Io avevo già in mente di leggere altri libri di Robin Hobb e a questo punto non ho più scelta^^






domenica 12 febbraio 2012

Il segreto di Luca

Il segreto di Luca è un romanzo di Ignazio Silone.

Il segreto di Luca


"Un «bellissimo nodo d’amore»: così Geno Pampaloni ha definito questo romanzo ambientato, come già Fontamara, nel mondo contadino. Luca Sabatini è un innocente condannato all’ergastolo per omicidio; quando il vero colpevole viene scoperto, fa ritorno al suo paese, dopo aver scontato ingiustamente vari anni di carcere. Nonostante la sua provata innocenza, la comunità isola il protagonista per le presunte sciagure che sono scaturite per tutti dall’infausta vicenda. Luca subisce così una seconda condanna, dopo quella del tribunale, che sopporta anche grazie al segreto sentimento d’amore, irrealizzabile quanto insopprimibile, che porta dentro di sé. Presentato in forma di inchiesta retrospettiva su un errore giudiziario, Il segreto di Luca è un altissimo racconto morale che Silone ha scritto intingendo la penna nel suo intransigente senso di ricerca della giustizia.

Secondino Tranquilli (questo era il vero nome di Ignazio Silone) nasce a Pescina (Aq) il 1° Maggio 1900 e muore a in Svizzera a Ginevra il 22 agosto del 1978. Ha scritto, oltre a Fontamara (1930), anche i romanzi Un viaggio a Parigi (1934), Pane e vino (1936), Una manciata di more (1952), Il segreto di Luca (1956), L’avventura di un povero cristiano (1968); nella sua produzione non mancano inoltre i saggi, come Il Fascismo. Origini e sviluppo (1934), La scuola dei dittatori (1938), Uscita di sicurezza (1965)."


Questo libro e le margherite sono un pezzetto della mia piccola storia.


Oggi qualcuno compie gli anni, auguri!


Per tutti buonissima domenica!




mercoledì 8 febbraio 2012

Tempo da lupi e lupi che mi sottraggono tempo

Ciao a tutti!
In questi ultimi giorni come avrete visto i miei post sono stati molto sintetici.
Giornate di corsa.
Sono conscia della fortuna di abitare nell'unico luogo del nord Italia privo di neve. Il che è veramente una grande fortuna (salvo poi subire le continue lamentazioni di mio figlio, povero innocente che non conosce i contro delle nevicate massicce di questi giorni)



Ieri il satellite mostrava il mio angolo di marrone nel deserto bianco. Amici sotto la neve, coraggio!
Arriverà anche luglio!

In questi giorni mi sono immersa in varie attività e nella lettura della saga dei Lungavista di Robin Hobb.

L'assassino bastardo FitzChevalier è uno dei personaggi più incredibili di cui abbia mai letto!

Fitz Chevalier Lungavista

Lui e il suo lupo Occhidinotte vivono una simbiosi particolarissima e spero proprio di scoprire presto come finisce la loro storia. Ormai sono a metà del terzo romanzo, quando avrò finito parlerò di questa saga che mi ha sorpreso.

Passate una buona settimana, scusatemi se non vengo nei vostri bellissimi blog, ma proprio non ce la faccio ad arrivare dappertutto.





martedì 7 febbraio 2012

Libreria

Visto che ormai non so più dove mettere i libri una cara amica mi ha consigliato questo modello:



Mio marito improvvisamente ha deciso di comprarmi il Kindle!

venerdì 3 febbraio 2012

LA FINE DEL MONDO ovvero come nella primavera del 1998 siamo andate a Berlino

Scusate l'assenza, ho avuto un po' di confusione mentale e fisica.
Mi riprendo.


Domani festeggia il compleanno una cara vecchia amica, ci conosciamo dalla terza elementare ed è sempre stata lei la prima del gruppo a compiere gli anni. 
Per lei, anni che furono, avevo scritto la cronaca di una divertente avventura che ci aveva viste coinvolte.
Dopo tanti anni constato che:
1. non siamo mai andate in Scozia e in Irlanda;
2. non abbiamo perso la voglia di andarci;
3. non vorrei aver avuto nessun altro accanto a me in quel viaggio, se non lei!



Buon week end!
Siate sotto la neve alta mezzo metro, gelati dai venti gelidi o fortunati e beati con temperature medio accettabili, passate dei bei giorni!


Vi lascio un  racconto di viaggio, siate buoni, lo scrissi molto tempo fa e più per gioco che per altro.





LA FINE DEL MONDO ovvero come nella primavera del 1998 siamo andate a Berlino


“Siamo arrivate alla fine del mondo”
Pensai, scendendo dal treno e incrociando lo sguardo di Carla.
Indovinai il suo pensiero ancora prima che parlasse.
«Dove siamo finite?» chiese sconsolata.
Eravamo partite la mattina presto, da Venezia, per arrivare nel pomeriggio in mezzo al niente.
In fondo eravamo in Germania.
Finalmente la Grande Germania unita!
Ma sempre nella parte est della Germania. Dove nessuno conosceva l'inglese, dove nessuno aveva mai sentito parlare in italiano.
Ricordai perfettamente la voce di mio padre: «Ma non sai anche il tedesco?»
Macchè!
Come si può imparare il tedesco in due mesi, per di più vivendo con italiani in una gelateria!
Al massimo si imparano i gusti del gelato!
Eppure io e Carla eravamo assolutamente convinte di farcela, dovevamo solo arrivare a Non-mi-ricordo-più-come-si-chiama, dove ci aspettava Sabrina: lei sì lo sapeva il tedesco!
Era stata chiamata da una società in uno di quei progetti universitari che una volta si chiamavano Erasmus, adesso di chiamano Virgilius e che lei aveva ribattezzato Odisseus…
Arrivare a Non-mi-ricordo-più-come-si-chiama non fu semplice.
Ci sembrava che il treno, ma forse definirlo treno avrebbe offeso i vecchi locomotori delle antiche FS, ci riportasse all'indietro nel tempo più che incontro alla nostra amica.
Quando la donna controllore, che non avrebbe affatto sfigurato come controfigura dell'incredibile Hulk, scese per azionare, manualmente, lo scambio dell'unico binario ne fummo assolutamente certe: eravamo ai confini della realtà!
Un po' di ordine.
Si parte da Venezia, serene. Io non tanto, era la prima volta che prendevo l’aereo.
Il volo è tranquillo, cielo limpido, Alpi innevate, atterraggio a Francoforte.
Che bella città! Che bell'aeroporto, italiani ovunque.
Seguiamo la massa brulicante dei viaggiatori verso il Gate dell’aereo che ci avrebbe portate ad Hannover.
Aereo piccolino, hostess gentili e parlanti inglese.
Il vicino di sedile è cortese, ma parla solo tedesco. Dopo tre tentativi falliti rinuncia ad abbordare Carla e si dedica all'hostess che, per inciso, a fine volo gli da il numero di telefono…
Atterraggio strano: i tedeschi applaudono il pilota e quasi cantano inni teutonici per festeggiare la buona riuscita del volo.
Forse io e Carla non sapendo il tedesco non avevamo capito che c'erano dei problemi?
No, ci spiegherà Sabrina più tardi: "Loro fanno così!".
Usciamo dal tunnel ed entriamo nel silenzio di Hannover.
Atmosfera irreale di centinaia di persone che camminano senza proferire parola.
Molti anni dopo scendendo da un Boeing nella bellissima città di Pechino mi ricordai di Hannover perché l'accoglienza fu la stessa, salvo poi uscire ed entrare nella confusione cinese.
Dall'aeroporto si va alla stazione con un autobus, ma alla stazione nessuno sa l'inglese!
Non sappiamo quale treno prendere, finché un giovane controllore sente un tipica espressione italiana di disapprovazione e capisce: "Italia!"
"Yes!" e ci porta dall'esperto funzionario poliglotta, parlante inglese, e possiamo salire sul treno più silenzioso che abbia mai preso.
Pensandoci bene quella fu l'esperienza più terrificante che i passeggeri presenti nel nostro stesso vagone potessero mai vivere.
Io e Carla che chiacchieriamo in italiano, ovviamente, con un tono di voce italiano.
Dopo mezz'ora le dieci persone presenti se n'erano andate, rimaneva solo un ragazzino che, ne sono sicura, se avesse avuto un macchina fotografica…
L'altoparlante scandisce il nome di una città.
Bella cosa l'altoparlante in un treno! Non devi chiedere continuamente “dove siamo?”, forse è per questo che stanno tutti zitti: per ascoltare l'altoparlante …
Scendiamo ed eccoci qui: sedute sulle nostre valigie in mezzo al niente.
Manca un'ora alla coincidenza, il vento è freddissimo, e mi chiedo: da qui in poi si entra nella ex Germania Est, dobbiamo cambiare treno un'altra volta, qualcuno saprà parlare inglese?
Dopo due ore siamo ancora lì, solo il vento è cambiato, è molto più freddo, ecco arriva… ma che cos'è?
Una corriera sulle rotaie, va a gasolio, presumibilmente, dal fumo nero che la segue.
Va ai 40 all'ora!
Scende la Hulk-controllore-donna che in perfetto tedesco ci intima di salire.
Dobbiamo andare, non sappiamo bene dove, ma il suo ordine è talmente perentorio, e lì è così freddo, che saliamo senza dire nulla.
Per arrivare da Sabrina chi impieghiamo 3 ore, in cui andando a 30 all'ora impariamo molte cose sul paesaggio, sui villaggi e sulle rotaie.
Salgono e scendono ragazzini che non avevano mai sentito la nostra lingua, ci guardano semplicemente con disprezzo, i più simpatici ridono, secondo Carla ci credono immigrati turchi…
Chi noi? Impossibile. Ma… forse…
La natura è bella ci sono alti alberi, mucche che pascolano, una pianura sconfinata.
Mi mancano già le colline”.
Ogni tanto c'è un villaggio da cui scendono e salgono ragazzini o signore anziane.
"L'ho detto”, ribadisce Carla, “è un treno-corriera".
La Hulk-controllore-donna dopo due ore ormai ci sopporta, ci sorride e, dopo essere scesa ed aver manualmente girato gli scambi del binario, quando risale ride proprio: chissà che faccia dovevamo avere!
Alle otto di sera, dopo dodici ore di viaggio, arriviamo.
Sabrina si è fatta accompagnare da un amico tedesco, ci aiuta a portare le nostre valige nei lunghi due chilometri che separano la stazione dall'appartamento della nostra ospite.
Neanche l'amico di Sabrina sa l'inglese, ma lo sta studiando.
Quasi nessuno, ci spiega, conosce l'inglese perché finché era sotto l'egida dell'U.R.S.S. la Germania Est studiava il russo, che scopriamo essere facile da imparare per i tedeschi.
Arriviamo a destinazione, George impara una cosa importante sugli italiani: amano le comodità.
Nell'appartamentino in cui vive Sabrina c'è solo un letto, ma io e Carla, che dovremmo dormire sulla moquette, siamo attrezzate. Non solo il sacco a pelo, che ogni tedesco conosce, ma anche un materassino gonfiabile che lui , ridendo, si offre di gonfiare.
Il giorno dopo siamo andate a Berlino.
La capitale, la grande città per cui avevamo iniziato l’avventura.
Il viaggio questa volta fu verso il futuro.
Partiamo con la littorina-corriera in compagnia di vecchiette incuriosite, per arrivare nella Bannhof di Berlin con due punk dalla cresta verde.
Berlino è una città, e per alcuni versi anche un marziano che vi atterrasse capirebbe subito di trovarsi in un luogo che è il centro, un punto di riferimento.
Non saprei descrivere la bellezza imperiosa di questa metropoli che per tanti anni è stata punto di riferimento per una nazione così conscia della sua unità. Credo di poter capire come fosse odiato il muro.
Da brave italiane non avevamo prenotato alcun albergo. Non avendo un tour da seguire eravamo delle viaggiatrici in cerca della vera essenza di Berlino e non so se l'abbiamo colta.
Nei due giorni che seguirono Berlino fu invasa da migliaia di ospiti stranieri perché, anche se né noi né George lo sapevamo, il giorno dopo, domenica, si sarebbe svolta la Berlin Marathon. Un evento sportivo mondiale, che aveva saturato gli alberghi di tutta la città e l'avevano resa impermeabile agli stranieri.
Forse per la presenza di così tante nazionalità, forse perché non eravamo particolarmente ostili, ci siamo sentite accolte dalla Berlino mondana, dalla Berlino di inizio secolo.
“Facciamo mente locale"- tipica espressione di Sabrina- "È impossibile che non ci sia un posto per dormire in una città così grande".
Il posto c'era e costa il doppio del previsto.
L'importo preciso non lo ricordo, so che avendo previsto due notti a Berlino decidemmo di passarne una sola perché non avevamo soldi. La cifra pagata per quell’unica notte doveva essere veramente consistente, visto che l'autista polacco dell'albergo era addirittura venuto a prenderci alla stazione.
Buffo a dirsi ma la persona che mi è rimasta più impressa di tutto il viaggio è stato proprio l'autista polacco e il suo amico portiere, che soggetti!
So per certo, senza conoscere bene il tedesco e non conoscendo affatto il polacco che, se solo avessimo voluto, ci avrebbero offerto volentieri ospitalità gratuita a casa loro!
Purtroppo per loro non erano affatto i nostri tipi e non eravamo in cerca di avventure ma di Avventura… (…continua forse…)