Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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giovedì 24 giugno 2010

Rabbia


Ira.
Anni fa uscì un film intitolato Seven con Brad Pitt e Gwineth Patrol in cui un serial killer uccideve delle persone, colpevoli a suo dire di un peccato capitale(sette appunto). Alla fine l'Invidia risultava essere il peccato peggiore di tutti, ma quello che annientava l'esistenza era l'ira.
"Vedo rosso", "Il sangue che va alla testa" espressioni tipiche per descrivere una rabbia cieca che prende all'improvviso e azzera la possibilità di pensare.
Grande nemica della felicità umana, secondo filosofie orientali, è però innata nell'uomo e nella donna.
La rabbia che monta come una marea e non si può fermare e si infrange spazzando tutto ciò che incontra è una delle sensazioni più forti ed eccitanti che ci siano.
Peccato che poi bisogna raccogliere i cocci.
Perdere il controllo può essere liberatorio, a tratti indispensabile. Liberare il lato animale fa senz'altro sentire meglio. Ma bisogna esserci preparati, per gestire il limite oltre il quale non si deve andare.
Non a caso la saggezza popolare dice:"guardati dalla furia dei miti".
Chi è buono per indole e tende a non arrabbiarsi, quando lo fa, è come uno tsunami. Tragedie grandi e piccole si sono consumate proprio a causa delle furia di persone assolutamente tranquille.
Mentre i saturnini si arrabbiano con cadenza lunare i miti sono tornadi inarrestabili.
Questo ho pensato mentre descrivevo il mio cattivo: Ryan.
Invidioso per eccellenza ma anche terribilmente mite e calcolatore. Il giorno in cui si arrabbia perde il senno e diviene un nemico implacabile. La cui invidia lo preserva dai sensi di colpa.

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