Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

lunedì 16 aprile 2012

Hunger Games

Buon inizio di settimana!
Come accennavo nel precedente post ho letto questo romanzo e ve ne vorrei parlare.


Libro stra-consigliato da lettori fidati, che l’avevano letto in lingua originale, e che è stato assolutamente all’altezza delle aspettative.

Di seguito un milione di spoiler, mi spiace, ma altrimenti non avrei potuto proprio commentarlo.

Un reality show che è un’arena in cui gli sconfitti si sacrificano come tributi di fronte alla città vincitrice.
Impossibile non pensare a Roma e ai suoi "giochi", anche il più distratto lettore noterà come i nomi degli abitanti di Capitol City siano tutti romaneggianti.
Il conduttore è Caesar e il presentatore è Claudius…
Dicano tutti quello che vogliono, ma di Roma e del suo Impero, la nostra cultura occidentale pare non poter fare mai a meno.
Lasciando perdere reminescenze storiche, direi che l’attualità del libro e il modo in cui i temi sono affrontati sono perfetti per gli young adults ma anche per gli adults.
La fame, la guerra, l’obbedienza al sistema, la rappresaglia del sistema.
L’apparire, l’opulenza di pochi e la fame di molti.
Questo per il sociale, poi si passa al personale.
Katniss e la sua salda presa nella famiglia, il suo astio nei confronti della madre caduta in una comprensibile depressione dopo la morte dell’amatissimo marito. L’attaccamento ossessivo nei confronti della sorella. La sua crescita insieme a Gale.
Il sentirsi in debito. Su questo punto vorrei tornare dopo.
Altra psicologia quella di Peeta. Questo personaggio mi suscita un malessere quasi fisico, per tutti i maltrattamenti psicologici che deve avere subito. Figlio non amato, nullità apparente dimostra un’intelligenza fuori dal comune. Il suo discorso prima dell’inizio dei giochi coglie in pieno l’essenza dei giochi. Non vuole farsi spersonalizzare, né strumentalizzare. Ci riuscirà?
La storia non finisce, è sospesa in bilico sul pericolo che incombe sul capo di Katniss e sui suoi confusi sentimenti, verso chi le è sempre stato vicino e che conosce, e chi, invece, ha conosciuto e che, a suo modo, è il motivo per cui lei è viva.
Povera ragazza in debito con entrambi. Per lei spezzo una lancia, dopo tanti triangoli sdolcinati questo è veramente crudele da far star male chiunque.

La figura di Rue spicca nel buio dei giochi. Inutile che vi dica che ho pianto mentre Katniss la cospargeva di fiori. 
Gli abitanti del distretto 11 sono trattati peggio degli altri e, come spesso accadeva proprio negli imperi passati in cui gli agricoltori erano quelli che per primi morivano di fame, anche nel distretto di Rue la fame uccide.
Interessante il confronto tra i distretti di Panem.
Mi incuriosisce moltissimo il distretto 13, come pure la ragazza senza voce. Suppongo che nei prossimi due libri capirò di che si tratta.
Dovessi sintetizzare questo libro direi che mostra il meglio e il peggio degli animi umani e che nonostante la crudeltà della storia non cede mai al compiacimento verso la disperazione.
C’è una compostezza e una fierezza nei partecipanti ai giochi che naturalmente lascia trasparire quella che sarà la ribellione verso Capitol City.
Per contro c’è l’assuefazione, che ben conosciamo, al reality. Che piace a tutti, tranne ai partecipanti, ovvio.
L’unica perplessità che mi è rimasta è su come potessero riprendere i giocatori durante i giochi.
Avevano sì inseriti i localizzatori e dunque, quando morivano, potevano saperlo immediatamente ma come riprendevano i giocatori? Il territorio su cui si muovevano era così vasto che posizionare telecamere in ogni albero mi pare decisamente poco verosimile. Magari l'autrice lo spiegherà nei prossimi libri. Non che sia fondamentale, ma è l’unica perplessità che mi resta.

Il pensiero finale è al fatto che è l’arte a salvare i due protagonisti.
Peeta non si salva per la sua forza ma per la sua dote di saper dipingere e decorare se stesso. Katniss fa un uso intelligente del suo dono del canto e da Rue apprende la melodia che l’aiuterà molto.
Anche questo mi ha fatto riflettere, alla fine rimanere persone ha coinciso con non perdere capacità artistiche per darsi solo alla forza bruta. Magari l’hanno già scritto tutti, ma io l’ho trovata un’idea eccezionale.

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