Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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mercoledì 24 novembre 2010

Metti una mattina a parlare de "I promessi sposi"

Primo: non sono impazzita!
Oggi al lavoro si parlava de "I promessi sposi"...
Non sono un'insegnante, ho solo dei folli(nel senso di pazzi da legare) di colleghi di lavoro con i quali si inizia un discorso e non si sa mai dove si va a parare.
Siamo partiti parlando di un compito dato ad un figlio di una mia collega e siamo arrivati alla parodia divertentissima del Trio Marchesini-Solenghi-Lopez de "I promessi sposi". Ma non volevo parlare di loro tre, anche perchè meriterebbero un post tutto loro!
Mi sono chiesta quale personaggio de "I promessi sposi" mi piaceva di più.
Ovviamente Gertrude!
Così, attraerso il perverso funzionamento delle mie sinapsi, sono arrivata a Lella Costa, che adoro smodatamente, ed eccomi qui a consigliare la lettura di questo libro:


La Sindrome di Gertrude

riporto dal sito della Rizzoli alcune spiegazioni

GERTRUDISMO s.m. Neologismo liberamente ispirato al noto
personaggio manzoniano, indica la tendenza compulsiva
e a tratti patologica a rispondere affermativamente a proposte,
richieste e provocazioni, quasi mai valutandone con
attenzione le conseguenze. La risposta non comporta
necessariamente sventura, talvolta qualche ripensamento.

Dice Andrea Càsoli che forse non è del tutto chiaro il titolo di questo libro. Per me invece è chiarissimo. Ovvio: la sindrome di Gertrude è quella che ha portato la Signora in questione, meglio nota come monaca di Monza, a rispondere di sì a uno che invece avrebbe fatto meglio a ignorare. Per passione, per noia, per ribellione, per curiosità, per sfinimento, perché sapeva resistere a tutto tranne che alle tentazioni.
Ecco, io più o meno funziono così: quando mi chiedono qualcosa, tendo a rispondere di sì. L’idea che a qualcuno possa interessare un libro su di me, detto tra noi, continua un po’ a turbarmi. Però in fondo mi piace, e anche tanto, e mi lusinga un po’, anzi parecchio. A patto, naturalmente, che sia chiaro in partenza ciò che questo libro non è e non vuole essere: niente agiografia, niente pettegolezzo, niente eccesso di autoreferenzialità; piuttosto il gusto di provare a raccontare quella sorta di molteplicità che ha finito per caratterizzare la mia vita.
Dunque, in sintesi (quella di Càsoli: io ne sono priva), in questo libro racconterò di carcere e cinema, scarpe e solidarietà, teatro e teiere, musica e memoria, doppiaggio e diritti civili; ma anche di musicisti, attrici, cantanti, scrittori, poetesse, stilisti (wow!), soubrette, registi, chirurghi, e soprattutto di quegli esseri di sovrumana generosità che vanno sotto l’etichetta riduttiva di “pubblico”.
In questo libro ci siete anche voi, con me.
Parola di Gertrude.


Andrea Càsoli è nato a Reggio Emilia, ha studiato a Bologna, (soprav)vive a Milano di collaborazioni editoriali e giornalistiche.
Scroll upScroll downLella Costa

Lella Costa non è figlia d’arte, anche se d’arte visse e vive; non ha un nome d’arte, ma solo un diminutivo, con cui è chiamata da sempre, visto che per l’anagrafe è Gabriella; e se di arte un pochino forse, ormai, ne ha, di parte continua a interpretarne ostinatamente una: se stessa. I testi dei suoi spettacoli teatrali sono tutti pubblicati da Feltrinelli, raggruppati nei seguenti volumi: La daga nel loden (1992), Che faccia fare (1998), In tournée (2002), Amleto, Alice e la Traviata (2008).

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