Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

martedì 14 dicembre 2010

Il ragazzo con gli occhi blu


Blu non è più un bambino cattivo. Ora è un uomo di quarant’anni. Lavora come portiere in un ospedale e vive ancora insieme alla madre in un paese dello Yorkshire. Un’esistenza ordinaria, all’apparenza un po’ monotona. Una vita molto diversa da quella che l’uomo conduce nel mondo virtuale. Blu ha un blog su un sito chiamato “badguysrock”, una community che ha fondato lui stesso, dedicata a tutte le persone cattive. Su internet dà sfogo ai suoi desideri più nascosti, confessa ossessioni di morte, racconta la sua infanzia, quella di un bambino pericolosamente affascinato dal male. Pensieri oscuri che girano attorno a una terribile fantasia, quella di uccidere sua madre. Una donna dura, con cui ha sempre avuto un rapporto carico di misteri. Ma cosa è vero e cosa non lo è? Qual è il confine tra realtà e mondo virtuale? Blu era realmente un bambino malvagio o semplicemente si inventava tutto? Forse l’inquietante Albertine, che condivide con Blu un agghiacciante segreto, lo sa. O forse no. Una cosa è certa: Blu non è quello che sembra. E mentre post dopo post le parole si fanno sempre più sinistre, la violenza cresce pericolosamente. C’è un solo modo per fermarla: scavare nel vero passato di Blu, un passato oscuro, un passato di rivalità e menzogne, il passato di un bambino incompreso, dotato di una sensibilità straordinaria. Fino a svelare il cuore malato di una famiglia profondamente disturbata. Solo così emergeranno le ragioni di un omicidio vecchio di vent’anni…

Non avevo mai letto nulla di Joanne Harris.
Non so bene cosa mi aspettassi visti i consigli e i giudizi lusinghieri, addirittura entusiastici di amici e conoscenti. Ma soprattutto dopo la splendida presentazione di vocedelsilenzio che trovate qui ero curiosissima.
Ma non ero preparata a un romanzo del genere.
Diverso sa tutti quelli che ho letto, nella forma, prima di tutto, una struttura epistolare moderna, con post tratti dal badguysrock@webjournal. Nella scelta della storia, una sequenza di scatole cinesi nelle quali è richiesto al lettore tutta la sua attenzione.
Nei personaggi, così ben delineati, almeno finché lo vuole l’autrice, e chi l’ha letto sa che intendo dire…
Personalmente ritengo che la sfida di trattare uno strumento modernissimo come internet e la vita virtuale con un mezzo secolare, come il libro, sia pienamente riuscita.
Cambiano solo gli strumenti, le persone, beh, quelle nei secoli non cambiano.
Andiamo per ordine.
Ci si aspetterebbe un giallo, un noir, leggendo la quarta di copertina e le alette, ma invece non è solo questo. È un tripudio di colori, di odori, di sensazioni tattili. C’è musica, arte visiva, scrittura, un compendio di arti tutte racchiuse figurativamente dentro lo schermo del lettore dei post di blueyedboy.
Credo che in assoluto questo sia il pregio più grande del romanzo, dare colore e odore alle parole: giocarci. I lettori veri non potranno non apprezzare queste assonanze, questi passaggi mentali che guidano lì dove vuole l’autrice.
E i personaggi?
“C’era una volta una vedova con tre figli che si chiamavano Nero, Marrone e Blu. Nero era il maggiore, lunatico e aggressivo, Marrone era il figlio di mezzo, timido e ottuso. Ma Blu era il beniamino di sua madre. Ed era un assassino.”
Questa frase posta all’inizio del libro è stata per me una rivelazione, a fine lettura. Altro non dico altrimenti potrei tradirmi.
Lo shock che ho provato leggendo, non la fine, quella no, ma un po’ prima. Beh entra nella mia personale storia della letteratura.
E fin qui tutto bene. Poi ci sono i classici. La madre che te la raccomando vivamente!
Il dottore apparentemente cortese ma che ho disprezzato con tutto il cuore. Il padre debole, colpevole come tutti i deboli che non dicono “no”, quando serve. E tutte queste donne in blu esecrabili e umane.
Emily, non a caso cieca, Albertine, non a caso con le spine, Bethan, non a caso dipinta.
E loro tre. Fratelli. L’invidia fraterna non è la causa del primo omicidio della storia?
Sembrerebbero clichè se non trovassero così corrispondenza con la vita reale.
E la madre, sempre lei. Nel bene e nel male della madre non ci si libera mai.
Rileggendo questa mia riflessione capisco che è appunto una riflessione, non una recensione, e anche abbastanza contorta. Ma è così difficile riassumere questo romanzo e le inquietudini che solleva senza rivelare nulla.
Ho amato Nero per la sua umanità. È così, è il figlio maggiore.
Ho guardato Marrone perplessa. Il figlio di mezzo trova sempre il suo posto, ma qui?
Ho letto Benjamin coinvolta. L’oggetto d’amore non è sempre felice di essere privilegiato.
E come molti di quelli che mi hanno preceduta sono arrivata alla fine piena di ammirazione per l’autrice e per il traduttore.
Leggetelo!

4 commenti:

  1. Sìsìsìsìsì. Bellissimo 'commento', hai centrato molte cose e sono felice di averti fatto conosce la Harris con questo libro. :)

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  2. Detto da te è un complimentone! Faccio la riverenza (l'inchino lo fanno gli uomini^^)
    Scherzi a parte, ora che l'ho scoperta, e te ne sarò sempre riconoscente, non la mollo più!

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  3. Va bene, mi hai convinta! Tienilo lì, appena smaltisco un po' di libri, me lo presti!!!! Bellissima la grafica natalizia!!!!!Black.

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  4. Contenta che ti piaccia!
    Te lo presto più che volentieri^^

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