Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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martedì 18 gennaio 2011

Perplessità


Rompo la consuetudine del blog letterario per farlo diventare un diario di pensieri.
Se volete potete non leggere, è solo una mia riflessione.

Prima il divieto di lettura nelle biblioteche, seguito dalla mancata indignazione per atti indegni, poi il silenzio assordante sulla mancanza di risorse economiche indispensabili, infine l'ennesima morte in guerra senza essere in guerra.
I fatti di questi giorni mi inducono a usare questo spazio per esprimere tutte le mie perplessità.
La prima è semplice, possibile che ogni stolto che si sveglia la mattina abbia la possibilità di dire quello che pensa, e fin qui tutto bene, ci mancherebbe, ma che ogni mezzo di comunicazione riprenda le fandonie dello stolto e lo pubblicizzi come fosse la cura del cancro, divenendo la grancassa della stupidità?
Perchè?
La seconda perplessità è sulla rassegnazione, la costante, umida, rassegnazione.
Mi viene in mente Ligabue che canta, "a chi alla nebbia si è già rassegnato".
Tutti buttano negli occhi fumo e sperano che ci perdiamo in questo fumo.
La tragedia è che hanno ragione. Ci rassegnamo a restare nel fumo e non vedere mai chiaro nelle cose.
Perchè? Abbiamo paura? E di che cosa?
La terza, ma non ultima perplessità, è sull'arroganza di chi dovrebbe servire.
Possibile che si pensi veramente che siamo tutti stupidi?
Per questo, al di là di qualsiasi presa di posizione politica, vorrei dire che chi affermò che il problema non era il cavaliere ma il cavallo, aveva ragione.

I veterinari abbattono i cavalli malati, feriti e in fin di vita.
Il nostro cavallo è arrivato a questo punto?

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