Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

sabato 5 febbraio 2011

Molto forte incredibilmente vicino


A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". È l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.


Jonathan Safran Foer è senza dubbio uno dei più grandi scrittori dei nostri giorni, e il fatto che sia così giovane mi riempie di gioia e di speranza.
Lo ritengo uno sperimentatore della narrazione che riesce con lucidità e antica ironia a rappresentare le grandi tragedie. Dopo “Ogni cosa è illuminata” che ho trovato un libro talmente ricco di idee e di sentimenti da ritenerlo un capolavoro assoluto, ho iniziato la lettera di questo suo secondo romanzo con grandi aspettative.
Non sono state deluse.
Lo stile inconfondibile dell’autore, che riesce creare personaggi dalle personalità poliedriche è rimasto.
Naturalmente la storia cambia. Si tratta sempre di una ricerca, la perpetua ricerca degli antenati, delle origini di sé e dei fatti quotidiani.
Non so dire quanto della formazione ebraica dell’autore pesi su questo continuo migrare dei protagonisti.
Un percorso senza meta perché la vita stessa è viaggio non arrivo.
Il filone principale del romanzo è la storia del piccolo Oskar che ha perduto il padre l’11 settembre e che cerca di ritrovare una parte di lui attraverso una chiave.
Ma è anche la storia dei suoi nonni, di come siano fuggiti dal bombardamento di Dresda per non riuscire più a ritrovarsi. Lei con gli occhi guasti e lui incapace di parlare.
Vi sono degli interludi molto poetici come i ricordi familiari del bambino, ma ci sono anche immagini che accompagnano la lettura rendendo quasi tridimensionale la storia. Le ultime pagine sono veramente geniali.
Il messaggio del romanzo è chiaro, può capitare a tutti di essere annientati da qualcosa di più grande di noi, ma si deve trovare la forza di andare avanti, nonostante lo strazio. Ma, soprattutto, io ho colto la necessità di non lasciare passare il tempo inutilmente e di dire sempre alle persone che ci sono accanto quanto sono importanti per noi. Per non avere rimpianti.
Un romanzo sull’11 settembre scritto senza retorica, senza polemiche, una grande riflessione sulla caducità delle certezze umane.

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