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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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giovedì 15 luglio 2010

Finchè c'è prosecco c'è speranza



Finchè c’è prosecco c’è speranza

In un assolato agosto, tra le colline del prosecco, viene ritrovato defunto il conte Desiderio Ancillotto.
Eccentrico nobiluomo votato alla purezza del vino con le bollicine, amante della vita, delle donne e dei piaceri.
L’ispettore Stucky, che si trova proprio in quei giorni a Cison di Valmarino, rimane colpito dalla personalità dello scomparso e stenta a credere al suicidio. Quando poi, un altro eminente personaggio della vita cisonese viene assassinato, le due circostanze diventano sospette.
Rieccoci nel mondo dell’ispettore Stucky, con l’oste Secondo, zio Cyrus, le sorelle di vicolo Dotti, la poliziotta veneziana, i due famigerati figuri che rispondono al nome di Spreafico e Landrulli, e prosecco, colline intere di prosecco.
Anche in questa indagine vi è l’irruzione di un personaggio sopra le righe che segue la narrazione esponendoci la sua vita. È il pazzo Isacco Pitusso. Un uomo che pulisce le tombe del cimitero e grattando via la ruggine, ci racconta la vita dei defunti a cui corrisponde la lapide.
Mentre il giallo segue il suo corso, noi conosciamo molti personaggi della vita di paese, iniziamo a comprendere che oltre al vino vi sono altri valori per il conte Ancillotto, ci lasciamo trasportare con leggerezza verso il finale.
L’autore insinua accuse sociali ben precise e ci descrive la situazione ambiente e territorio con il suo personale stile di scrittura. Pare proprio che il giallo sia solo una scusa per l’indagine sull’animo umano e sulle sue complicate articolazioni.
Per tutto il libro vi è una certa costante ironia nei confronti dell’arte del vino, un leggera e frizzante presa in giro per la sproporzionata serietà con cui viene trattato questo alimento, o almeno, a me così è parso.
Quasi volesse alleggerire, senza solforosa, un prodotto a cui viene dato spesso un peso eccessivo.
Luoghi a me noti sono descritti in modo impeccabile, ma sono le persone e le loro miserie la mie descrizioni preferite. Gradevole e leggero come il vino bianco di cui si parla.
Mi rimangono solo tre dubbi:
Cosa fecero veramente le signorine e l’ispettore quella notte di Ferragosto?
Le palme di banane crescerebbero a Cison di Valmarino?
Ma soprattutto, il più grande, quello che mi ha colto fin dall’inizio e che non avrà mai risposta: perché, se si parla di prosecco, in copertina il serpente stringe tra i denti un grappolo di uva nera?

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