Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

mercoledì 22 giugno 2011

Giorno d'estate

Non ho certo dimenticato che ieri era il solstizio d'estate, né che è iniziata la mia stagione.

Volevo solo qualcosa di speciale, qualcosa di non esoterico, di non ierofanico, qualcosa di emotivamente coinvolgente e sopra le righe.

Esattamente come sento questa stagione.

Una stagione speciale in cui tutto può accadere in cui la vita è un soffio più intensa e dove la natura produce il meglio di sè.

Nessuno autore poteva aiutarmi, solo Irène Némirovsky ci poteva riuscire, solo lei è in grado di racchiudere in una ventina di pagine l'essenza della vita e il senso dell'estate.

Per questa autrice proporrei subito il Nobel alla memoria, chissà che qualcuno più influente di me, un giorno, riesca a darle tutti i riconoscimenti che merita.

Giorno d'estate di Irène Némirovsky

Via del vento edizioni, euro 4, pagine 35

Un breve racconto in cui Irène Némirovsky scatta tre fotografie sull’animo umano.

Una bambina alla vigilia del suo quinto compleanno si sveglia in una mattina di giugno splendente. Ne gusta i piaceri come sa fare, tutta protesa verso la festa e incredula che il mondo potesse esistere prima di lei. Perché il fulcro di tutto è se stessa.

Due coniugi, entrambi desiderosi di pace e di felicità un dialogo che è un dirsi continuo:”io, io, io”

Uno spaccato doloroso e sincero dell’egoismo umano.

Il nonno che torna a casa la sera di quella giornata d’estate e ne gusta i profumi e gli odori. Si sente immortale non teme più la morte. Gli altri, i giovani non capisco, non sanno, lui possiede la capacità di vivere. Ma già la nera signora lo accarezza, senza che lui voglia rendersene conto.

In questo trittico il giorno è paragonato alla vita, mattina-infanzia, pomeriggio-maturità, sera-vecchiaia. Si tratta di tre momenti il cui unico filo conduttore è l’egoismo, il credere che la natura e la bellezza splendente d’estate esista solo in funzione nostra esistenza.

Niente come una giornata estiva può consentire l’osservazione della vita e l’autrice lo fa in modo poetico e meticoloso. Il finale è sincero e crudele, come solo la Némirovsky riesce a essere, pare un quadro, per la vivezza delle immagini e l’intensità delle sensazioni.

“Il giardino era oscuro, saturo di quei profumi deliziosi che, per sgorgare dalla terra, aspettano che l’uomo si sia addormentato. Ogni piccola foglia si agitava al debole vento della notte. Un migliaio di piccole bocche ansimanti si protendevano assetate verso l’alito che saliva dal fiume: ognuna, senza dubbio, sospirava, chiamava, mormorava:”Io, io, io”.

Ma il vento carezzava appena la cima degli alberi e si perdeva nei campi. E la notte calma, dolce e indifferente, ricominciava a cullare mollemente tra le braccia tutti gli esseri viventi che s’addormentavano.”


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