Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

sabato 11 giugno 2011

Unwind di Neal Shusterman


Neal Shusterman
Unwind - La divisione
Piemme, Milano, 2010
ISBN 9788856602203

(titolo originale Unwind)

La seconda guerra Civile, che passò alla storia come la Guerra Morale, fu un conflitto lungo e sanguinoso, combattuto negli Stati Uniti su un'unica questione: l'accettazione o meno dell'aborto. Per mettervi fine, venne approvata una serie di emendamenti nota come Legge sulla Vita, che accontentò sia lo schieramento abortista, sia quello antiabortista. La Legge stabilisce che la vita umana è intoccabile dal momento del concepimento fino a quando un bambino compie tredici anni. Fra i tredici e i diciotto, però, i genitori possono decidere di abortire in modo retroattivo a condizione che, tecnicamente, la vita dell'adolescente non finisca. A questo scopo, tutti gli organi del ragazzo verranno impiantati in persone in attesa di trapianto, le quali manterranno una memoria del donatore. Il processo tramite cui il ragazzo viene allo stesso tempo eliminato e tenuto vivo si chiama Divisione. È una pratica largamente accettata dalla società. Connor ha sedici anni, Lev tredici e Risa quindici. Tutti e tre hanno uno stesso destino: essere Divisi. Tutti e tre vogliono sfuggire a questo destino, e sono pronti a combattere.


Avevo preso questo libro perché mi aveva molto incuriosito.

Connor è un adolescente che ha qualche problema a gestire la sua aggressività e i genitori decidono di dividerlo. Di Connor, come degli altri adolescenti tra i tredici e i diciotto anni, i genitori possono decidere l’aborto retroattivo. Verrà diviso in tanti pezzi, venduti, a persone che ne hanno bisogno. Occhi, braccia, cuore, polmoni, ogni sua piccola parte continuerà a vivere negli altri. Così se l’intero non era d’aiuto alla società le singole parti lo saranno di certo.

Connor non pensa che questo debba essere il suo destino e fugge. Durante la fuga provoca un incidente stradale, un mega ingorgo, in cui in autobus pieno di dividendi si capovolge. Ne esce Risa, orfana brillante ma non a sufficienza per poter vivere e che lo Stato a deciso di dividere per motivi economici. Nella fuga Connor rapisce Lev che è una Decima. Un figlio predestinato a essere diviso come dono a Dio.

I tre iniziano la loro fuga e noi iniziamo a conoscere questo mondo distopico in cui la Legge della Vita impedisce gli aborti, in cui la cicogna lascia i bambini sulla soglia delle case di proprietari obbligati ad accoglierli e in cui non ci sono più calvi perché tutti possono comprasi i capelli di adolescenti divisi.

DI SEGUITO SPOILER

Devo dire che la scrittura è avvincente e il lettore si lascia guidare bene attraverso la storia.

Purtroppo però non basta. Ci sono troppi dubbi. Il primo è proprio sui personaggi.

Lev, in particolare, il cui ruolo è fondamentale per la storia, si evolve e cambia la sua personalità senza sufficienti spiegazioni. Sarà vero che un fanatico resta un fanatico e cambia solo oggetto dell’ossessione, ma l’autore non ci dice nemmeno questo. Un giorno è un bambino ligio alla Legge e convinto che la divisione sia la salvezza della società, dopo un mese è pronto a distruggere la società stessa. Va bene i cambi d’umore adolescenziali ma mi pare un po’ eccessivo.

Risa è un mezzo genio, equilibrata, osservatrice, senza motivi apparenti, sapendo dove è cresciuta il suo senso della famiglia è veramente misterioso.

Connor, con tutto il testosterone che ha in corpo, sarà pure il maschio alfa che il branco vuole, ma a tratti è veramente poco credibile.

Roland è forse il personaggio meglio riuscito, coerente a se stesso.

Ho poi una serie di dubbi sulla verosimiglianza della storia.

Se il nocciolo della questione sono i soldi, la divisione è solo un grande business, perché le autorità consentono a 400 ragazzi di stare comodamente nascosti, rimettendoci un sacco di soldi?

Ma la domanda delle domande è: perché mai dopo avere sopportato per sedici, diciassette anni un ragazzo problematico, ad un anno dalla meta, quando a diciotto anni potrò liberarmi di lui, non lo faccio e bensì lo mando alla divisione? Non mi danno nemmeno soldi.

Per tutelare la società? Mah, mi pare una motivazione deboluccia, tanto è vero che se l’adolescente scappa e resta vivo fino a diciotto anni, sarà comunque un problema.

Le tematiche dei trapianti, dell’aborto, delle morali su questi argomenti sono buttati lì nei dialoghi tra gli adolescenti con poca grazia e tanta saccenza.

Se almeno l’autore avesse preso una posizione forse sarebbe stato più convincente. C’è quasi un compiacersi di voler insinuare il dubbio nel lettore. Ma quale dubbio esattamente?

Che l’aborto non è la causa di tutti i mali? Che il trapianto di organi limita la ricerca scientifica?

Che forse è meglio abortire? Che se le persone da morte donassero gli organi sarebbe meglio?

Sinceramente non ho capito dove volesse arrivare.

Sono solo inorridita durante il capitolo della divisione che urla vendetta alla dignità umana.

Per finire il mio giudizio è critico. Apprezzo il tentativo creativo, l’originalità, ma è appena una bozza di quello che poteva essere il risultato finale. Bello lo spunto, pessimo lo sviluppo.

2 commenti:

  1. per me già l'idea di base fa acqua da tutte la parti... una cosa del genere dovrebbe mettere d'accordo sia abortisti che anti-abortisti? certo, li farà inorridire tutti assieme!! O.o

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  2. Ahahahah Francesca mi fai morire!
    La narrazione è coinvolgente per questo mi spiace che non abbia sviluppato meglio l'idea, oppure sono io che di indole non amo chi non prende posizione.

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