Le cronache di Gaia

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Italia: terra d'amori, arte e sapori

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EWWA

mercoledì 29 giugno 2011

Si chiude una porta, si spalanca un portone

Ero indecisa, molti stanno già dicendo la loro e io non sono di certo la persona più qualificata per commentare una situazione variegata e complessa come l'industria editoriale italiana.
Mi mancano le competenze e la conoscenza.
Ma sono prima di tutto una lettrice e quindi lasciatemi rimanere in silenzio di fronte alla scelta dell'Armando Curcio ma rattristarmi di fronte alla chiusura di Asengard.
Era un editore di genere, dalla qualità indiscutibile, una certezza.
Spesso i lettori hanno bisogno di questo: di certezze.
L'oggetto libro è un acquisto a scatola chiusa, senza possibilità di recesso entro i 10 giorni, a differenza degli altri beni. Dunque se spendo 20 euro per un tomo di 500 pagine la cui utilità per la crescita personale o per il mio divertimento è pari a zero, avrò non solo bruciato inutilmente una banconota ma anche accumulato un oggetto inutile, da spolverare!
Con i libri di Asengard non si correvano rischi. Erano dei piccoli gioielli.
Ma allora perchè la fantomatica qualità, che per qualsiasi bene di consumo funziona, per il libro no?
Ci sono pochi lettori? La distribuzione è troppo costosa? La carta e la stampa sono troppo care?
Chi lo sa!
Tantissime botteghe artigiane di qualità hanno chiuso, ed erano molto bravi.
Poi però hanno riaperto per altri, non perdendo la loro professionalità.
Ecco la mia speranza è che lo staff che era Asengard continui a lavorare nel mondo dell'editoria e contribuisca con la sua esperienza a renderlo migliore.
Vi segnalo alcuni link il post di Asengard, quello di Francesco Falconi, ma anche quello di Fabrizio Valenza.
Motivi di riflessione ce ne sono molti, ma forse, più che riflettere dovremmo leggere, e tanto!

1 commento:

  1. Confermo, questa notizia mi ha rattristata, è arrivata come un fulmine a ciel sereno... quali motivi hanno condotto una casa editrice così seria e professionale come Asengard a chiudere? Sì Daisy, hai ragione, dovremmo leggere di più... Black.

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